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Willie Peyote @ Magazzini Generali

Luna Selimovic
Scritto da Luna Selimovic

Tra un pogo e un altro, le voci si uniscono a quella del rapper per urlare le frasi più significative e per cercare di stare al passo con il flusso delle altre

Il 17 Novembre a Milano ci siamo proprio divertiti. Ai Magazzini Generali, in una data sold out, si esibisce Willie Peyote, un rapper italiano che con il suo nuovo album colleziona date da tutto esaurito ed enormi soddisfazioni.
L’album si chiama “Sindrome di Tôret”ed è un mix di generi che partono dal rap fino ad arrivare al rock e al jazz. Un album che fa divertire e ballare ma che è anche una denuncia accanita e severa verso la società di oggi. Il concerto inizia con il botto, il rapper fa il suo ingresso intonando la prima traccia del disco: “Avanvera”, forse non è un caso, considerando l’impegno del testo, definito da lui stesso come uno dei pezzi più cattivi del suo ultimo album.
Le canzoni che canta dopo non sono da meno, cattive ed ironiche al punto giusto, adatte all’atmosfera di festa creatasi ma coerenti al loro scopo iniziale, ovvero far riflettere. Arrivano pezzi come 1312, dal suo secondo album “Non è il mio genere, il genere umano”, un testo di condanna contro lo Stato (definito uno Stato di Polizia), che introduce ricordando Federico Aldrovandi e Giuseppe Pinelli.
Partono poi brani più tranquilli come “Le chiavi in borsa” o “Giusto la metà di me” e anche alcuni pilastri della sua disografia, come “La dittatura dei non fumatori”, un pezzo divertente e brillante che ironizza sugli estremismi e che narra una storia ambientata in un futuro prossimo.
Seguono poi, uno dopo l’altro, i tre pezzi che hanno fatto più impazzire il pubblico: “Io non sono razzista ma”, “I cani”, blasfemo al punto giusto, e “C’era una vodka”. La sua voce è accompagnata dalla band che lo segue in tour e dalla Sabauda Orchestra Precaria che dona alla scena un’atmosfera jazz e la serata va avanti così, con un pubblico emozionato e vivace.
Tra un pogo e un altro, le voci si uniscono a quella del rapper per urlare le frasi più significative e per cercare di stare al passo con il flusso delle altre. Ma il concerto si avvia verso il termine e Willie Peyote introduce sorridendo la canzone che dichiara di preferire in “Sindrome di Tôret”, parte così “Vendesi”. Infine il tempo ci concede l’ultimo brano, per poi farci ritovare nel giardino del locale tutti sorridenti e deliranti.

Articolo di Luna Selimovic

Foto di copertina di Sebastiano Bongi Tomà

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