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WILLIE PEYOTE + AMARI @ Monk

Scritto da Red

Venerdi 9 Marzo
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
WILLIE PEYOTE + AMARI in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 12€ – 10 + D.P.

Sindrome di Tôret” è il titolo del nuovo concept album di Willie Peyote, uscito il 6 ottobre per l’etichetta 451 con distribuzione Artist First.  L’intero disco affronta il tema della libertà d’espressione e dei limiti della stessa, in un’epoca in cui la comunicazione è cambiata profondamente a causa della tecnologia.  Con riferimenti e citazioni più o meno velate alla musica italiana degli ultimi quarant’anni, oltre al già menzionato Signor G., Willie Peyote delinea un sound e una forma lirica che vanno da Battisti a Bruno Martino, passando dal nuovo cantautorato pop e prendendo spunto dalla narrazione tipica della stand-up comedy e della satira: capovolge il punto di vista collettivo e sviluppa un pensiero critico attraverso la provocazione e l’ironia.  Irriverente, ironico e mai convenzionale, Willie Peyote si discosta dal diffuso stereotipo del rapper riuscendo a conquistare anche le platee più difficili.

BIO
Al secolo Guglielmo Bruno, torinese classe 1985, si è affermato nel corso degli ultimi anni come astro crescente del panorama musicale nazionale e non solo.
La sua penna, sottile e acuta, insieme alle scelte musicale versatili e raffinate, ne fanno un artista capace di raggiungere un pubblico vasto quanto variegato, trascendendo i limiti del genere a cui appartiene. Se il valore dei suoi testi, che potrebbe definirlo più cantautore che rapper, si evince fin dall’ascolto dei primi due dischi “Manuale del giovane nichilista” e “Non è il mio genere, il genere umano”, è con “Educazione Sabauda”, uscito il 27 novembre 2015, che la sua opera raggiunge l’apice. Irriverente, ironico e mai convenzionale, Willie Peyote si discosta dal diffuso stereotipo del rapper riuscendo a conquistare anche le platee più difficili. 
Lo ha dimostrato vincendo il 1°premio della ll edizione del concorso per cantautori “Genova per Voi” e venendo selezionato per reinterpretare il brano “Buttare li qualcosa” dal “Festival Gaber”. Willie Peyote registra un crescente successo di pubblico e critica: dedicano a lui spazi i canali d’informazione più tradizionali (Tg3, Quelli che il Calcio di Rai 3, Radio 2, La Stampa, Repubblica, Rumore, Rolling Stone), e quelli di nuova generazione (a poche ore dalla sua uscita Educazione Sabauda era uno dei dischi più ascoltati su Spotify). Ma non è solo la cifra stilistica, a metà tra il rap e il cantautorato, a fare di Willie Peyote una felice eccezione nel panorama contemporaneo italiano, ma anche e soprattutto il contenuto dei suoi testi. Le sue liriche, infatti, danno un ritratto acuto e molto personale del presente in cui viviamo, offrono istantanee efficaci della società di oggi, ne immortalano le tendenze (”La dittatura dei non fumatori ) ironizzando sui suoi vizi (C’era una Vodka) e ne offrono una critica mai scontata, come nel brano “Io non sono razzista ma…”.  Willie Peyote ha presentato dal vivo “Io non sono razzista ma…” nella trasmissione “Che Tempo Che Fa” di Rai 3 ad aprile 2017. La promozione del disco “Educazione Sabauda” si è conclusa con il tour estivo 2017, che ha toccato 30 città italiane.

AMARI
Gli Amari arrivano dal vivo per presentare il nuovo album, POLVERONE, uscito per Bomba Dischi/Universal il 20 ottobre e anticipato dai singoli Dinosauro, Prima Di Partire e Gatti Di Polvere. 

POLVERONE
La polvere copre tutto, copre le cose che ci circondano, i libri letti e mai più riaperti, i dischi, le chitarre che non suoniamo più. La polvere ci da l’illusione di mantenere tutto inalterato, a volte, persino le consuetudini ed i rapporti umani. La polvere congela il tempo e per fare ciò bisogna che tutto rimanga immobile. Ma basta poco, basta una semplice folata d’aria improvvisa e si alza il POLVERONE.  E nel suo manifestarsi cambiano tutte le regole del gioco; è un momento di rottura, il risultato di un grande movimento. Con POLVERONE gli Amari si focalizzano su questo brusco cambiamento di stato usandolo come un filtro per metabolizzare le piccole rivoluzioni esistenziali che hanno condizionato le loro vite negli ultimi 4 anni di silenzio dall’ultimo album Kilometri. Nascono così accurati quadretti esistenziali: il trambusto di un trasloco, la perdita di un amico che va a vivere in un’altra città oppure il ritorno in luoghi vissuti nel passato ora completamente diversi. E’ musica che nasce per sedimentazione di suoni non intenzionali, una specie di scenografia misteriosa pronta ad essere popolata di storie e personaggi.
BIO
Gli Amari, formatisi ad Udine alla fine degli anni novanta, hanno attraversato gli ultimi venti anni di musica indipendente italiana, riuscendo ad affinare la propria personale visione della musica pop, spaziando con naturalezza fra influenze musicali distanti e assimilando nel tempo suoni nuovi e vecchie scoperte.
Dopo il secondo lavoro Apotheke (2002) conoscono quello che diverrà il produttore storico della band, Leonardo “Fresco” Beccafichi che ricoprirà un ruolo fondamentale nell’evoluzione del sound Amari. E’ con lui infatti che la band dà vita nel 2005 a Grand Master Mogol. Con questo lavoro la loro estetica diviene peculiare, grazie ad un immaginario colorato e pop sostenuto dai video del regista DanXzen. L’album viene notato dalla Warner Music ed è così che viene siglato un accordo che porta la band a una produzione e distribuzione major, pur restando indipendente nelle scelte artistiche. Nel 2007 esce Scimmie d’Amore. Due anni dopo arriva Poweri. Nel 2010 Dariella, Pasta e Cero (nucleo storico della band) tornano a collaborare con Leo Fresco: dopo due anni di gestazione nasce Kilometri. L’album segna la riscoperta della più tradizionale musica pop e cantautorale italiana e la ricerca di un sound più essenziale. Al trio si aggiunge inoltre Simone Sant per le parti elettroniche, di tastiere e batteria. Nel 2015, tutti insieme, si chiudono nuovamente in studio con il solo intento di divertirsi, scrivendo di getto e improvvisando con sample presi da vecchi dischi, sintetizzatori e drum machine: così nasce Polverone, il disco più elettronico della band e il primo ad uscire per la label romana Bomba Dischi.

Foto di Copertina Sebastiano Bongi Tomà

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