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Interviste

Vittorio Nocenzi, Intervista

Giovanni Panebianco

“Il Prog era ed è allergico ai cliché, è alla continua ricerca della diversità, non per ostentarla, ma per viverla come opportunità”

In occasione dell’inaugurazione del Museo del Synth Marchigiano e Italiano il 19 Ottobre a Macerata, abbiamo incontrato Vittorio Nocenzi, storico tastierista e compositore del Banco Del Mutuo Soccorso, band fondamentale nel panorama Progressive, attiva dal 1969.

Com’è nata l’idea del mitico salvadanaio come cover del disco d’esordio?
E’ un’idea uscita fuori dal team di produzione, nella persona di Sandro Colombini, per dare un corpo grafico al nome del gruppo. Ci propose questa immagine del salvadanaio e a noi piacque subito tanto, perché simbolicamente era forte in quanto nel salvadanaio si mettono i soldi da parte, ci si conservano le cose preziose. Nel nostro conservavamo la musica, che è la cosa più preziosa che avevamo.

Lo scorso anno è uscita la Legacy Edition del disco Io Sono Nato Libero. Che ricordi ti suscita questo album essenziale?
Nel 1973 era stato appena assassinato il presidente del Cile Salvador Allende dai servizi segreti statunitensi, uccisione ordita dalle multinazionali per avere le miniere di rame di quel Paese. Questo crimine non era solo una faccenda politica, ma era molto di più. Era una cosa esistenziale, non solo ideologica. Colpì molto i giovani dell’Occidente, Italia compresa. Rimanemmo tutti scandalizzati da questa barbarie: era inconcepibile uccidere un presidente socialista eletto democraticamente da un popolo libero. Una mattina con Francesco Di Giacomo ci guardammo negli occhi e, dopo aver letto la notizia riportata su un quotidiano, decidemmo di fare un disco sul valore della libertà.

Che ne pensi del ritorno in auge del Prog in questo periodo, con ristampe varie ed edizioni da edicola?
Se sono operazioni fatte con coerenza, ben vengano. Se sono operazioni industriali è meglio che si astengano. Il Prog ha altri presupposti: era ed è allergico ai cliché, è alla continua ricerca della diversità, non per ostentarla, ma per viverla come opportunità. Il nuovo album che sto ultimando è esattamente questo: sulla base delle esperienze che ho fatto con il rifacimento di Io Sono Nato Libero, mi sono messo un sacco di paletti, unendo alla mia scrittura l’innocenza compositiva di mio figlio Michelangelo. Deve restare comunque un disco fuori dal manierismo e dalle banalità. Sarà un lavoro dove si riconoscerà subito il Banco e contemporaneamente si sentirà anche la diversità.

Cosa ascolti in questo periodo?
Ascolto un po’ di tutto, molta musica classica. Mi piacciono moltissimo gli Snarky Puppy, una band Jazz Fusion di Brooklyn. Cory Henry, il loro tastierista, ha fatto il più bell’assolo degli ultimi trent’anni in assoluto nel brano “Lingus”. Mi entusiasmano come un ragazzino. Lui in particolare ha un talento stratosferico. Ha un fraseggio eccezionale. Forse è un dettaglio troppo tecnico per un’intervista, ma invito i lettori di Sound36 ad ascoltarli.

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Giovanni Panebianco

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