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Recensioni

Virtual Time – Animal Regression

Cristina Martinelli

Godere della magia del vecchio rock n roll nella sua nuova veste moderna

Arrivano dalla ridente provincia vicentina e portano sul palco del buon rock n roll in vecchio stile. Loro sono i Virtual Time, e lo scorso 30 ottobre hanno visto l’uscita della loro ultima fatica – “Animal Regression” – per GoDown Records.
Dopo un passato di successi di pubblico e tour per la penisola e all’estero, il quartetto bassanese torna più in forma che mai con un disco dalle classiche e coinvolgenti sonorità rock che ne rivelano tutte le influenze musicali anni ‘70, riportando alla mente i classici dell’hard e del progressive rock e le melodie evocative del folk rock.
“Animal Regression” è un disco energetico in cui spadroneggiano suoni graffianti e incisivi, in cui la batteria di Alessandro Meneghini, la chitarra di Luca Gazzola e il basso di Marco Pivato sostengono ed esaltano al meglio la voce pungente di Filippo Mocellin.
Il brano che dà il titolo all’album – “Animal Regression”, appunto – è un sano “schiaffone” rock in stile Muse, di quelli che impongono di scatenarsi e lasciarsi trascinare e che ti ritrovi a canticchiare la mattina dopo sotto la doccia.
In mezzo alla foga del rock n roll c’è poi spazio anche per dei ritmi più tranquilli con la bella “Heaven is asking…”, che pur rallentando l’andatura generale del disco si amalgama perfettamente al suo interno, regalando un’atmosfera unica nel suo genere.
Chiude alla grande l’album la ritmatissima “Fly Away”, un connubio esplosivo di chitarre funk e batterie trascinanti, un perfetto trampolino di lancio per le ottime doti canore di Filippo Mocellin.
Con un ottimo lavoro di questo tipo a fare da apripista non resta quindi che attendere con trepidazione il quartetto bassanese sui palchi di tutta Italia e non solo, per godere della magia del vecchio rock n roll nella sua nuova veste moderna.

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