Interviste

Viboras, Intervista

Giovanni Panebianco

“Si dice che le cose siano circolari, che le mode tornino, che le musiche tornino. Io spero che questo capiti”

C’era un tempo in cui anche in Italia si parlava confidenzialmente la lingua del Punk. A quei tempi c’era una band capitanata da una vera e credibile riot girl, una band che, per nostra fortuna, è tornata nonostante la scena appare oggi molto diversa rispetto ad una quindicina di anni fa. Loro sono i Viboras e abbiamo intervistato Irene, carismatica voce del gruppo, poco prima del loro concerto del 12 Gennaio allo Scumm di Pescara, per parlare di questo piacevole comeback.

Lo scorso anno avete fatto uscire Eleven, il vostro nuovo e attesissimo disco. Vuoi raccontarci la sua genesi e tracciarci le differenze con i lavori precedenti?
Nel 2010 abbiamo temporaneamente sospeso le attività come Viboras. Nel frattempo, però, io ho continuato a comporre canzoni. Nel 2015, per caso, ci siamo rincontrati con il bassista e il batterista ad un concerto a Milano e loro mi hanno proposto di ricominciare a fare qualcosa insieme. Io, come ti ho detto, avevo le canzoni già pronte e nell’arco di una settimana abbiamo organizzato la prima prova. Appena abbiamo avuto 13-14 pezzi abbiamo preso la decisione di fare un album. Abbiamo scartato i brani più deboli, lasciandone undici. Eleven, per l’appunto. Di diverso c’è probabilmente il fatto che anziché fare solo musica diretta e grezza come in passato, adesso non pensiamo solo a veicolare il messaggio, ma anche a come veicolarlo, dando un senso anche composto e curato.

Come è cambiata la scena Punk italiana rispetto ai vostri esordi?
In maniera tragica. All’epoca giravano molti più soldi, le persone andavano più in giro, consumavano e i locali potevano permettersi, così, di pagare il gruppo di turno. Era una sorta di cerchio. Purtroppo oggi la questione è cambiata perché la gente adesso, avendo la possibilità di recuperare online tutta la musica che vuole, non ha più gli stessi stimoli per andare a vedere un concerto live. Non c’è stato quello scambio generazionale che c’era stato nel nostro periodo.

Anni fa hai collaborato con J-Ax nella canzone “Tre Paperelle”. Attualmente c’è qualche artista contemporaneo con cui vi piacerebbe collaborare?
In tanti mi parlano di Salmocome di un grande artista, indipendentemente dallo stile. Vorrei informarmi un po’ di più su di lui, ma anche su esponenti meno conosciuti. L’importante è che abbiano qualcosa da dire, niente cagate. 

Ti faccio una domanda un tantino scomoda: all’epoca delle vostre prima apparizioni il confronto con i The Distillers era inevitabile. Come avete vissuto, ai tempi, quel paragone?
Mai vissuto male perché alla fine i The Distillers erano dei gran fighi e Brody Dalle  era una delle poche cantanti con la voce rabbiosa, cosa che suscitava un interesse maggiore nell’opinione pubblica. Quindi, per me, in realtà, è sempre stato un onore, non un’offesa.

Progetti per il futuro?
Tra poco faremo un EP. Settimana prossima andiamo ad inciderlo, sarà di sei pezzi, con delle belle collaborazioni. Non voglio spoilerare nulla, quindi, al massimo, te le dirò in privato (ride, ndr). Abbiamo un bel po’ di date che si stanno materializzando. Sembra che la scena stia tornando e noi stiamo facendo il possibile per supportarla. Ci sono un sacco di gruppi, vecchi e nuovi, molto validi, come ad esempio i Gogoponies, che suoneranno stasera in apertura. Si dice che le cose siano circolari, che le mode tornino, che le musiche tornino. Io spero che questo capiti. Se così fosse, ci sarà da divertirsi.

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