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UZEDA @ LIDO MOON BEACH (CZ)

Giovanni Arinelli

Il pubblico sembra intontito da tutta questa violenta grazia fatta di suono, sorrisi e di uno strano energico dialogo tra palco e dancefloor che passa sottopelle fino alla fine

Avete presente i camioncini dei venditori ambulanti di CD che popolano le feste di paese nel Sud Italia? Vi confesso che non è certo mia abitudine andare a reperire materiale sonoro lì, tra i vari scaffali ripieni di CD a 5€ di musica folk e tarantelle, così come vuole il mainstream da “calabro ulteriore” tanto popolare nella mia zona… Ebbene fu così che una bella sera dei primi anni zero, nel temporeggiare per aspettare il solito amico che si ferma a salutare il paesano di turno, trovai almeno 2/3 copie di “Out Of Colours”: Il primo disco (praticamente introvabile) degli Uzeda era lì; ne presi immediatamente una copia low cost per darla in pasto alle mie orecchie dopo la folgorazione avuta dall’ascolto di “4”!
La scoperta del loro live a Catanzaro Lido su internet è stata piuttosto vicina a queste rocambolesche avventure: …a “soli” 120 km di distanza mi ritrovo sempre loro: gli Uzeda in concerto al LIDO MOON BEACH sito in località Giovino a Marina di Catanzaro!
Mi organizzo all’istante e dalla mattina alla sera mi ritrovo catapultato nella ignota (per me) località in questione dove, in collaborazione con le OFFICINE SONORE di Lamezia, osano ancora promuovere concerti gratuiti (non vi dico quante emoticons sprecherei…), e posso dunque ancora una volta affogare in quell’atmosfera rumorosa che mi accompagna dai miei anni dell’università.
Da allora gli Uzeda li avrò visti almeno altre tre volte, ma questa, devo ammetterlo, è quella in cui me li sono goduti di più. Appena arrivato, li ritrovo seduti fra la gente del Lido, sorridenti e disponibili a scambiare 2 parole al volo (il concerto è imminente), ma la vera goduria inizia quando i nostri quattro salgono sul palco, imbracciano gli strumenti e iniziano a deliziare gli adepti.
È qui che si mette in moto la loro macchina sonora che scalda subito l’atmosfera con THIS HEAT e poi proseguirà senza sosta: le linee di basso, che partono ripetitive e incessanti, fanno da tappeto sonoro agli ingressi geniali dei tamburi, a quelli armonici, urlati e atonali della voce di Giovanna, per sposarsi in un agrodolce raffinato al palato uditivo quando vi si miscelano le stoccate improvvise e laceranti della chitarra di Agostino che da vero animale da palco lascia attoniti gli astanti con i suoi veri e propri amplessi con lo strumento.
Dissonanze e sferragliate inossidabili si perdono nell’immancabile vento onnipresente sulla spiaggia della costa jonica, diventando una ricetta che porta via i pensieri e ti culla nell’ondeggiare dei loop sghembi e indecifrabili delle chitarre di TIME BELOW ZERO, STOMP, SLEEP DEEPER… …matematicamente sostenuti dall’impertinenza sonora ripetitiva e irruenta di basso, batteria e voce così che gli strumenti sembrano essersi trasformati in altri 4 componenti della band.
La ricerca sonora dei timbri e la loro maniera di suonare rappresenta ormai da trent’anni un’icona integralista e riconoscibile del Noise internazionale poco avvezza a morire: come un fiore nato sul duro cemento, che ostinatamente rimane in vita e si manifesta nuovamente anche stasera sulla spiaggia del MOON BEACH dentro una cornice fatta di vento, onde del mare, stelle nel cielo e una luna ovalizzata che ne benedicono la sua bellezza.
Il pubblico sembra intontito da tutta questa violenta grazia fatta di suono, sorrisi e di uno strano energico dialogo tra palco e dancefloor che passa sottopelle fino alla fine senza che tu te ne accorga: è passata soltanto un’ora e mezza e pare di aver vissuto una giornata intera.
Vorresti solo già risentire la voce di Giovanna che si protende come le sue mani nell’aria annaspando fra i volumi di una matassa ingarbugliata di musica e rumore che se ne tiri il capo del filo sfila via semplicemente senza nessun nodo, ma sarebbe anche ora di tornare: 120 km ci aspettano.
Grazie Uzeda: ci vediamo alla prossima.

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