Cookie Policy

Recensioni

Using Bridge – Floatin’ Pieces

Claudio Prandin
Scritto da Claudio Prandin

Il quarto testosteronico disco della band romagnola sa farsi apprezzare già dal primo ascolto

A volte mi capita di vedere qualcosa di così emozionante che so di non dovermi attardare. Guardalo e vai. Se rimani troppo a lungo, esaurisci l’impatto indescrivibile. Amalo, credici e vattene.”
Ascoltare il disco degli Using Bridge mi ha riportato alla mente queste parole tratte dallo splendido Underworld con cui lo scrittore americano Don DeLillo ha cercato di spiegarci come gestire quei rari momenti di illuminazione che capitano quando si rimane fulminati al primo sguardo da qualcuno o da qualcosa. E mi sono dato esattamente lo stesso consiglio: ascoltalo, amalo e vattene.
La forza prorompente di Floatin’ Pieces sta proprio nell’impatto emotivo che sa regalare grazie ad una chitarra ritmica che martella all’unisono con il basso, quasi a fondersi con esso, e alla chitarra solista che divaga con schizzi psichedelici veramente interessanti. Il tutto ad accompagnare una voce profonda e oscura come quella dei Creed. Il risultato è un suono solido e compatto che si muove al confine tra post rock e Grunge, preferendo questo secondo genere in brani lenti e malinconici come Anymore o nella titletrack in cui si ode il tipico suono di chitarra McReadyano.
Alcune canzoni parlano di disorientamento (Velvet Sky e Leave your skin), altre di ossessione (Run to you) mentre il singolo Werewolves racconta di un amore concreto, fisico e carnale che ben si sposa con la concretezza della musica. Questo quarto disco della band romagnola è stato registrato completamente live in studio; ciò gli conferisce un alto tasso di testosterone e nonostante la provenienza del quartetto, si rivela molto “americano” sia nel suono sia nell’approccio malinconico e disilluso che però nel finale punta al riscatto e alla redenzione: testimoni di questa evoluzione sono i versi opachi di Run to you:

I’m feeling in this way
Like the sun in the night

A cui fa da contraltare la chiosa illuminata di God knows:

Still you got your legs,
Still you got your bones,
So what else do you think you need to get out the storm?

E come al solito, l’unica cosa che ci salverà dall’uragano è la buona musica.

TITOLO CD Floatin’ Pieces
BAND Using Bridge
ETICHETTA Autoprodotto
ANNO PRODUZIONE 2018
GENERE MUSICALE Rock Indie Italiano

About the author

Claudio Prandin

Claudio Prandin

error: Sorry!! This Content is Protected !!