Interviste

Ur, Intervista

Giovanni Panebianco

“Malika Ayane ci ha proposto di suonare nei club in un’inconsueta formazione a tre. All’inizio pensavo scherzasse. Invece era serissima”

Sono le ombre celate da un telo all’interno dei cubi posti sul palco del “Domino Tour” di Malika Ayane: due figure tenebrose, energiche e di forte impatto che hanno saputo valorizzare e dare una veste inedita ai brani dell’artista. Ma scopriamo chi sono gli URdirettamente dalla voce di Jacopo Bertacco, cantante e chitarrista della band.

Come nasce il progetto UR?
Io e Nico (Lippolis, batteria, ndr) abbiamo iniziato a lavorare a questo progetto circa quattro anni fa. Entrambi suonavamo in un’altra band che ci ha portati a suonare in giro per l’Europa. Proprio durante uno di questi tour, parlando in macchina, abbiamo deciso di mettere su qualcosa di più potente, che rispecchiasse maggiormente le nostre influenze. Così abbiamo optato per mantenere la formazione atipica a due: voce, chitarra baritona e batteria ci assicuravano una certa autosufficienza. Dal punto di vista musicale tutto è nato così. Per quanto riguarda il nome, cercavamo un appellativo che rappresentasse un po’anche quello che avevamo in mente a livello concettuale. Lo volevamo anche breve ed immediato. Ci ha convinti UR, in quanto la prima cosa che ricorda è la civiltà mesopotamica scomparsa ed era interessante richiamarla all’interno di tematiche contemporanee . Parlare, quindi, di UR come una civiltà in decadenza, accostandola ai tempi attuali. Questa cosa ci affascinava. Inoltre in tedesco la parola “ur” è un prefisso che indica qualcosa di ancestrale e, volendo esprimere qualcosa di primordiale con la nostra musicale, il nome si sposava ancora meglio. 

Un sound potente e viscerale che ho riscontrato anche nelle esibizioni live con Malika.
Sicuramente a livello di sound, il repertorio che suoniamo con Malika nei club, ha una forte componente nostra. In riferimento ai nostri brani, cerchiamo di creare delle strutture musicali, mantenendo la forma canzone, dilatandola, andando ad esplorare territori psichedelici, che ci permettono di viaggiare e di risvegliare quelle energie profonde, direi proprio primordiali, nascoste in ognuno di noi. Alla fine si tratta di entrare in contatto con la musica, sia noi che suoniamo, sia chi ci ascolta, calandoci in un attimo di comunione. Vorremmo rendere così anche i nostri concerti.

Una scrittura, pertanto, complessa. Mi hai citato la Psichedelia come forma di ispirazione. Ma quali sono gli artisti che sentite più vicini a voi?
E’ difficile fare dei nomi precisi. Diciamo che le influenze sono molto varie e sono frutto di tutto il lavoro che abbiamo fatto negli anni. Vanno dalla musica classica al Rock più estremo, dall’elettronica alla musica sperimentale. Veramente ad ampio raggio, a 360 gradi. Anche per non vincolare quello che facciamo a nessuna etichetta. Il nostro suono deve essere UR, non deve avvicinarsi ad altre robe.

Puoi darci qualche anticipazione riguardo a “City Of UR”, il vostro disco di prossima uscita?
Il disco doveva già uscire, in teoria, ma avendo fatto tre tour in uno, nel senso che stiamo portando avanti quello teatrale con Malika in quintetto, quello nei club in trio, più il nostro come UR, si sono accavallate, ovviamente, tante cose, e, com’era prevedibile, l’uscita è slittata alla primavera del 2019. Posso dirti che Malika si occuperà di pubblicare l’album e di collaborare con noi a livello promozionale.

E’ prevista anche una collaborazione con lei a livello artistico?
E’ possibile, ne stavamo parlando giusto ieri. Ora come ora non so darti una risposta precisa, ma qualcosa c’è nell’aria. Questo tour insieme ha dato a tutti quanti la possibilità di prendere le misure per eventuali sviluppi futuri. 

Una domanda è d’obbligo, discostandoci un momento dal discorso UR: come è venuto fuori il sodalizio tra voi e Malika Ayane?
Io avevo collaborato con lei già nel 2014, quando lei ha fatto un’ospitata in un brano di un batterista con cui avevo collaborato e, oltre che nel disco, aveva cantato questa canzone dal vivo al Blue Note di Milano. Il giorno dopo mi ha chiamato, essendo rimasta colpita dal mio stile, chiedendomi se ero disponibile ad una sostituzione per delle date. Andai molto volentieri. Da lì è partita un’amicizia che si è consolidata quando lei è venuta a stare a Berlino e ci siamo ritrovati anche vicini di casa. Circa un anno fa sono andato a farle ascoltare i pezzi di UR, perché sapevo che stava iniziando un discorso di etichetta discografica ed è stata lei, l’estate scorsa, ad avere l’idea di portarci in tour e piazzare, nei dayoff, i nostri concerti. Per sondare il terreno, abbiamo organizzato uno showcase nel nostro studio a Berlino invitando il suo entourage, l’agenzia e i distributori per far sentire il progetto. A fine esibizione ci ha proposto di suonare nei club in un’inconsueta formazione a tre. All’inizio pensavo scherzasse. Invece era serissima.

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