La soffitta

Under Milkwood

Fortunato Mannino

San Francisco è stata la città che ha visto nascere e decadere la cultura hippy. Nascere e morire illusioni, splendere e disintegrarsi le stelle del rock psichedelico, formarsi e sciogliersi innumerevoli gruppi

San Francisco è stata la città che ha visto nascere e decadere la cultura hippy. Nascere e morire illusioni, splendere e disintegrarsi le stelle del rock psichedelico, formarsi e sciogliersi innumerevoli gruppi. Un ambiente culturale magmatico e contraddittorio, ingenuo e utopico che fagociterà, nello spazio di poche stagioni, tutti i suoi protagonisti con un’unica grande eccezione: i Grateful Dead. Di quel movimento ci rimangono le utopie, le suggestioni acustiche mai spente che influenzano e intridono molti album e, forse, una grande nostalgia. Non è raro che dalle nebbie del tempo e da scaffali impolverati riemergano nastri dimenticati che ci raccontano una parte, un aspetto di quella controversa e meravigliosa pagina del rock.
La storia che raccontiamo oggi è quella degli Under Milkwood. Premettiamo subito che le notizie intorno ai componenti del gruppo sono praticamente nulle, non avendo nessuno di loro militato in altri gruppi né nessuno di loro è stato in qualche modo coinvolto nelle stampe /ristampe del disco. Solo una manciata di nomi sulla copertina, per intenderci.
Proviamo dunque a sintetizzare le notizie certe che la rete mette a disposizione. Sappiamo con certezza che le registrazioni risalgono ad un periodo compreso tra il 1969 e il 1970 e che, con molta probabilità, sono state effettuate per A&M Records. Il disco però venne rilasciato, ma la notizia non è confermata, in poche e rarissime copie probabilmente promozionali. I motivi che bloccarono il progetto sono essenzialmente due: una controversia giuridica riguardante il nome della band e il mutato clima culturale.
Under Milk Wood, infatti, è il poema onirico del poeta gallese Dylan Thomas. Ambientato in un paesino di pescatori nel Galles, i protagonisti del poema non sono gli uomini ma i loro sogni, le loro paure, le loro aspirazioni più intime. Tema ideale per una rock band psichedelica ma, il fatto che tutto ruotasse intorno a qualcosa scritto e ideato da un altro, ha creato, inevitabilmente, delle beghe di carattere giuridico. Il rock angloamericano e, questo si sa, asseconda le mode facendole diventare business e produrre un disco psichedelico di una rock band di perfetti sconosciuti rischiando anche cause giuridiche non dev’essere sembrata una buona idea. Il destino degli Under Milkwood e del loro omonimo album era, dunque, un destino segnato in partenza.
Il progetto venne abbandonato, la band si divise e di loro non si seppe più nulla almeno fino al 1993 quando la Fanny-Riverside Recordings e, successivamente nel 2004 l’Akarma Records, non ne ristampano il disco.
Ascoltando i nove brani capiamo subito il perché all’epoca non dev’essere sembrato appetibile produrre un Lp come questo: un folk rock psichedelico che risente tantissimo delle sonorità dei Jefferson Airplaine. Riascoltato oggi, pur non convincendo in toto, non è possibile non coglierne un certo fascino e segnalare brani che avrebbero meritato una miglior fortuna. Tra queste segnaliamo il folk etereo di Changing Seasons, la splendida e acidissima Empty Room e Ballad Of The Spirit World bellissimo brano strumentale.
Le edizioni disponibili sono, come detto, quelle della Fanny-Riverside Recordings e dell’Akarma Records. Entrambe hanno una grafica molto curata, entrambe sono edizioni limitate da tempo fuori catalogo, entrambe sono reperibili con una certa facilità su siti specializzati e a prezzi pressoché simili. Ciò che potrebbe far la differenza, oltre al gusto estetico personale, è che l’edizione della Fanny è numerata a mano e la tiratura è con certezza di 500 copie.

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