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Recensioni

Twinscapes – A Modern Approach To The Dancefloor

Fortunato Mannino

Dieci brani che trovano il loro naturale epilogo in quel prog-rock che è il marchio di fabbrica del progetto Twinscapes

Posso dire, senza ombra di dubbio, che gli anni ’80 li ho vissuti pienamente. Sono gli anni in cui ho iniziato ad interessarmi di musica e, ricordo bene, anche l’atteggiamento severo che si aveva verso quella contemporanea. Non c’era nulla o quasi che potesse reggere un minimo di confronto con gli anni d’oro. È anche vero che si era ben lontani dall’immaginare l’odierna tecnologia e vivere in una città periferica… non aiuta. E alla fine anche la mia discografia personale evidenzia un po’ quel vuoto che, di tanto in tanto, viene riempito con qualche tassello mancante. Ma si sa col tempo si diventa più saggi, meno impulsivi e si cerca di inquadrare tutto in uno spazio-tempo e si cerca di non omologare e scartare tutto con facilità. È anche vero che se stimoli, ricerche possono farmi ritornare, ricredere e riapprezzare alcuni aspetti musicali degli ’80, dubito fortemente che, un domani lontanissimo, questa ipotetica saggezza mi permetterà di rivalutare l’hip hop e i suoi sottogeneri ma… questa è un’altra storia, nonché un mezzo argomento a piacere. Il perché di queste riflessioni viene da questa affermazione di Lorenzo Feliciati: Non sono d’accordo con chi ritiene gli anni ’80 un decennio musicalmente povero, fu ad esempio un momento importante di incontro tra la musica prog, jazz, rock, africana. Dichiarazione a cui fa eco quella di Colin Edwin: Si tende a ricordare quello degli anni ’80 come il decennio della musica elettronica per eccellenza, ed è corretto. Ma c’era anche una intera generazione di grandi bassisti, spesso erano gli stessi frontman, […] Partendo da questi presupposti i due bassisti, che in quegli anni erano già famosi e la cui bravura e fama non necessitano di presentazioni, realizzano per la RareNoiseRecords il secondo album del progetto Twinscapes. Twinscapes Vol.2: A Modern Approach To The Dancefloor, ovvero, dieci brani che ammiccano alle suggestioni musicali di quel periodo storico, e che trovano il loro naturale epilogo in quel prog-rock, che rappresenta il marchio di fabbrica del progetto. Raccontare i dieci pezzi che costituiscono l’album non è facile e, come spesso capita, cercherò di farlo prendendo spunto dall’immagine di copertina: luci artificiali illuminano con colori cangianti, che sfumano uno nell’altro, quella che sembra essere la testa di un’entità robotica che, a sua volta, emerge dall’oscurità. I colori rappresentano sia la varietà di suggestioni e atmosfere sonore, a volte algide, che si fondono e confondono con l’elemento elettronico; sia la genialità dei due musicisti che completandosi rendono vivace e inaspettato il percorso sonoro. Album decisamente bello che trova in Severing Suns il suo apice, bello il brano ma l’idea d’inserire un canto corale è geniale.
Diverso dal primo album che trovò facilmente spazio nella mia classifica dei migliori album del 2014. Diverso da tutta la musica in circolazione, è l’ennesima conferma che il progetto musicale della RareNoiseRecords non solo è vincente, ma non ha eguali.

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