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A Tu Per Tu con David Riondino @ Monk

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Scritto da Paola Varricchio

difficile racchiudere Riondino in un cerchio, riuscirà sempre, in qualche modo, ad uscirne con un ghigno in viso.

“A tu per tu”, il format ideato da Rapsodica e da Radio Città Futura, è tornato al Monk di Roma per farci trascorrere una serata in compagnia di David Riondino.
“A tu per tu”, un’etichetta quanto mai adatta ad una serata in un salotto con un palco piccolo e un pubblico raccolto, durante la quale, con Jonathan Giustini, abbiamo ripercorso alcune delle tappe più belle della storia di un grande artista. Scrittore, attore, cantautore, risulta difficile racchiudere Riondino in un cerchio, riuscirà sempre, in qualche modo, ad uscirne con un ghigno in viso.
L’incontro ha avuto inizio con la proiezione del Tg Suite, il racconto della cronaca in versi, idea figlia del suo approccio alla cultura secondo cui tutto è cantabile e ogni racconto, sentimento, verità, messo in musica si fa ricordare. Questo concetto mi ha fatto sorridere, ho ripensato a quando alcuni mesi fa Erri De Luca apriva uno spettacolo all’Auditorium Parco della Musica raccontando della sua accusa di istigazione al sabotaggio del TAV in Val di Susa, ed ha affermato che avrebbe dovuto mettere quelle sue opinioni in musica e nessuno lo avrebbe mai accusato, perché la musica è inattaccabile, che cose più “gravi” sono state messe in musica e non hanno subito conseguenze. Lui era in parte ironico ma ha ragione, la musica è senza confini, capillare, rimane in testa e attraverso il ricordo si diffonde, è una vera forza.
Giustini ha introdotto poi un altro progetto con cui, qualche anno fa Riondino ha raccontato in musica le novelle del Decamerone di Boccaccio. Impugnando la chitarra e senza farsi troppo desiderare, Riondino ha cantato di alcune novelle, tra cui “Tancredi e Ghismunda” e “Federigo degli Alberighi”, quest’ultima dall’ironico punto di vista del malcapitato falcone.
Come due amici che ricordano i tempi andati tra aneddoti e risate, si è parlato del filo che ha legato per alcuni anni cantautori e illustratori italiani, di “Tango dei Miracoli”, album di Riondino uscito in edicola nel 1987 con illustrazioni di Milo Manara.
Poi Riondino ci ha letto alcuni brani tratti dal libro “Lo Sgurz”, Triglia, Il pesce cha cha cha, poi L’acrostico di Renzi. La sensazione è che si potrebbe parlare di lui e con lui per ore, per giorni, in un libro o un’intera enciclopedia, una specie di “Big Fish”, dalla collaborazione con Venturiero all’incontro con Stefano Benni, con Maurizio Costanzo. Dal disco “Non vi mettete a spingere” del 1978 con il Collettivo Victor Jara a “Boulevard” del 1980, all’apertura della tournée di De André con i PFM, durante la quale, Riondino si fingeva presentatore prima di esibirsi in apertura ai concerti.
Un finale di serata quanto mai ilare ha visto Riondino esibirsi in due canzoni sugli alpini, in cui sono magicamente “comparsi” dodici alpini invisibili a fargli da coro e, a grande richiesta da parte di Jonathan Giustini, chiudere la serata nelle vesti di Joao Mesquinho.

Articolo di Paola Varricchio
Foto di Bruno Pek Pecchioli


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Paola Varricchio

Napoletana di nascita e di appartenenza.
Nel 2010, da una coabitazione con tre amici in un appartamento-bed&breakfast nel cuore del centro storico napoletano, comincio, quasi per gioco, un' avventura chiamata Frammenti: l'apertura di uno spazio di condivisione e di ascolto.
Una cantina, un piccolo palco, l'amplificazione presa in prestito, cuscinoni a terra e tavolini ikea, poi l'acquisto di un pianoforte, il susseguirsi di rassegne musicali dedicate al cantautorato ed alla musica indipendente. D'estate l'organizzazione di alcune date fuori da casa nostra, in luoghi all'aperto ma sempre privati, intimi e quotidiani, che esprimessero vissuto e condivisione. Poi, ancora, alcune date che ci hanno aperto non porte ma portoni, come quello bello grosso del Maschio Angioino. Sei anni indimenticabili, dove affondano le radici del mio amore per la musica indipendente, non quella dei grandi palchi, ma quella appassionata delle grandi sensibilità che, spesso, nascono nelle cantine come la nostra, e tante volte ci rimangono.

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