Recensioni

Trio Rava, Herbert, Guidi @ Teatro Ristori, Verona

Nicola Barin
Scritto da Nicola Barin

“il lavoro con l’elettronica è una delle possibili vie di scampo per il jazz. Con l’elettronica si recupera l’emozione e l’improvvisazione…”. Enrico Rava

Parte in maniera molto sommessa il concerto, il 18 gennaio 2019, che vede protagonista il particolare Trio capeggiato da uno dei capostipiti del jazz italiano, Enrico Rava, che in compagnia del guru dell’elettronica Matthew Herbert, coadiuvato dal collega Hugh Jones, e dall’ormai affermato pianista Giovanni Guidi, presenta la sua formula d’incontro tra jazz ed elettronica.
A proposito del progetto il trombettista triestino, in una recente intervista, afferma:” […] il lavoro con l’elettronica è una delle possibili vie di scampo per il jazz. Con l’elettronica si recupera l’emozione e l’improvvisazione…”.
Parole interessanti per il decano dei jazzisti italiani che ha ancora voglia di mettersi in gioco tentando nuove strade. Se l’intento era sincero e lodevole la resa, almeno per il concerto veronese, non ha convinto del tutto. Il duo Herbert/Hughes manipola gli interventi della tromba mescolandoli, distorcendoli, duplicandoli fino al parossismo. Rava si inserisce spesso colmando l’ambiente già carico degli interventi di Guidi. Come in una reazione chimica tromba e piano, strumenti dotati di un forte presenza, saturano la situazione creando un resto, una rimanenza, che aleggia alterando l’equilibrio. Non si discute della capacità tecnica e delle doti di tutti gli artisti ma la forte dose di improvvisazione appare non dotata di concretezza. Sicuramente i momenti più convincenti si concentrano all’inizio della performance con un tensione minore e la voglia di agire per sottrazione anziché per accumulazione. Il timbro di Rava, pulito e preciso, si scontra con l’irruenza di Guidi che predilige un approccio percussivo sulla tastiera: ogni tanto accenna un blues che si confonde con stralci di melodie provenienti da qualche standard. I timbri algidi e sintetici dei campionatori palesano concretezza ed emozione solo a tratti.
Applaudiamo il coraggio e la tenacia del trio nel voler provare nuove vie, purtroppo però si è percepito poco l’interplay (sopratutto tra Herbert e gli altri strumenti) e ciò ha rallentato la capacità di crescita dell’esibizione: non ci sono stati attimi particolarmente salienti.
Dopo un’ora circa di concerto l’esecuzione termina con Rava e Guidi in duo che interpretano il classico standard My Funny Valentine.ll progetto si concretizzerà in un album per la casa discografica Ecm Records al termine del tour.

Articolo di Nicola Barin
Fotografia di copertina di Daniele Filippini.

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