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Recensioni

U’PAPUN: il grande esordio

Annalisa Nicastro

Mettete insieme un cantautore, 5 musicisti e un teatrante.Pensate ad uno spettacolo di musica e teatro, che vi delizierà le orecchie spaziando dal folk al funk, passando per il jazz, fino alla tradizione popolare. Poi miscelate il tutto ad un sound rock e moderno. Quello che ne verrà fuori sono gli U’Papun, band folle che Red Ronnie ha definito come “il lato deviato della Puglia”. Capitanata dal carismatico e teatralissimo frontman Alfredo Colella, il gruppo può vantare tra le sue fila musicisti dalle molteplici esperienze, come Gigi Lorusso (chitarra elettrica e strumenti etnici), Enrico Elia (piano e tastiere), Mario Orlandi (basso e contrabasso), Cristiano Valente (batteria e percussioni), Davide Caselli (chitarra acustica). La band prende il nome da un termine dialettale barese, che indica un’entità oscura che mette paura e che solitamente si nomina per spaventare i bambini. “Ci siamo dati questo nome perchè rappresentasse al meglio il nostro modo di fare spettacolo e sopratutto perchè la nostra musica è molto legata alla tradizione, anche se spesso la stravolge.”, hanno dichiarato durante un’intervista. La caratteristica particolare di questo insolito progetto musicale è evidente nei momenti live, che sono soprattutto da vedere: alla musica, infatti, si accompagnano gli innesti teatrali di Francesco Tatone, che ricopre i ruoli più svariati, dal comico alla maschera, dall’ironico al drammatico. Ma passiamo alla parte da ascoltare e prendiamo in analisi questo “Fiori Innocenti”, prima fatica dei nostri musicanti pugliesi.Le sonorità e i testi sono quasi d’altri tempi e questo è evidente fin dalla trascinante traccia d’apertura “Inutile Alchimia”. Nelle successive “La Sposa In Nero” e “L’odore delle rose selvatiche”, come anche nella title-track “Fiori Innocenti”, le fortissime influenze folk-popolari richiamano alla mente il sound de I Ratti Della Sabina, il famoso gruppo folk-rock della provincia di Rieti scioltosi lo scorso anno e i cui componenti sono ora impegnati in altri progetti. Da segnalare la bellissima “Uomo qualunque”, capace di rendere magica l’atmosfera con le sue venature acustiche. E ancora, la sarcastica “Maledettissimi Soldi”, che denuncia l’avarizia e la dipendenza dalle ipnotiche banconote. Uno dei momenti più intensi di questo album prende vita nella splendida “La Nèbbie”, scritta completamente in dialetto barese. Brani come “Vivere come un’attrazione”, poi,  possono vantare, oltre ad un sound ricco e personalissimo, anche un ottimo testo: “Rimbambitevi prima del tempo, figli di papà travestiti d’accattoni” è una delle tante frasi che meritano di essere appuntate. Da non tralasciare, inoltre, il primo singolo che anticipa l’album, “L’Appapparenza”, una critica alla società moderna nata con la collaborazione di un certo Michele Salvemini da Molfetta, meglio conosciuto come Caparezza. Insomma, questo “Fiori Innocenti” è un debutto col botto, un mix esplosivo di suoni, parole ed immagini, carismatico e provocatorio (basti pensare alle tracce dai testi “trash” Biancaneve (donna emancipata) e Giulietta), ed aspettiamo con ansia il suo successore, con la certezza che sarà ancora più folle.

di Cristina Talanca

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Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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