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Sulla musica

Totò Tarzan -Canzoni di Armando Fragna

Annalisa Nicastro

Capitolo 2.1 (parte 22) I musicisti cinematografici del dopoguerra: i “maggiori”, fra tradizione ed innovazione. Totò Tarzan (’51) di Mario Mattoli; commento musicale di Felice Montagnini e canzoni di Armando Fragna

Capitolo 2.1 (parte 22) I musicisti cinematografici del dopoguerra: i “maggiori”, fra tradizione ed innovazione. Totò Tarzan (’51) di Mario Mattoli; commento musicale di Felice Montagnini e canzoni di Armando Fragna

Ad introdurci nell’atmosfera selvaggia del film, in maniera del tutto prevedibile, mentre vediamo scorrere le immagini di elefanti e abitanti della giungla, non può che esserci il battito ritmico dei timpani che tende a restituire quello dei tamburi delle classiche società tribali. Il ritmo tambureggiante dei timpani si alterna con una semplice e brillante melodia degli ottoni che, nella sua ultima entrata, viene, però, eseguita ad una quinta superiore; l’atmosfera creata dalla ritmicità dei timpani, che potrebbe andare bene anche per un film serio, è contrappuntata e riportata al suo giusto tono da commedia proprio dalla divertente melodia degli ottoni. Subito dopo, sentiamo entrare il primo vero tema indipendente del film che si costituirà in vero e proprio leit-motiv; tutta l’orchestra qui interviene e la melodia, particolarmente tra­scinante e sentimentale, viene eseguita dai dolci violini. Si tratta di un motivo musi­cale che tenta di restituirci un certo tipo di esoticità, tra l’arabeggiante e la napole­tanità (si ricordi l’affinità tra scala “araba” e scala napoletana, con la sua quarta alte­rata). Bisogna tener ben presente che, nei tempi in cui il film viene fatto, è facile tro­vare, ad espressione di esotismo e diversità in campo musicale, la scala “araba” che diviene, così, atta a descrivere paesi anche molto differenti tra loro, come la Spagna può esserlo dall’Africa nera. Questo leit-motiv sentimentale si legherà all’attrazione che il selvaggio Totò-Tarzan prova per una donna in particolare, di cui s’innamorerà pazzamente, pur essendo attratto da tutto quello che può definirsi femminile in gene­rale. Un nuovo tema, allora, si stacca netto da quello sentimentale e arabizzato pre­cedente: una sorta di tarantella per banda viene eseguita dall’orchestra che si esprime in una melodia estremamente ilare ed allegra e che, svagatamente, ci suggerisce la sfrenata vitalità prorompente del nostro selvaggio Totò (c’è da dire che proprio que­sta musica prenderà più in là nel film caratteri da vera e proprio canzone, con l’ac­quisizione di un testo e come tale sarà l’unico intervento musicale riconducibile al musicista Fragna). Questo sarà il secondo leit-motiv che, insieme al primo, interverrà a caratterizzare i due elementi contrastanti di Totò-Tarzan: l’illimitata bramosia delle femmine tutte (e quindi la sua tendenza dissacratoria dell’intera società civile) e il semplice e altrettanto naturale sentimento d’amore per una sola di esse (e quindi un qualcosa che trasforma il selvaggio e anarchico in un uomo qualunque, civile come tutti gli altri, proprio perché l’amore nasce prima della cosiddetta civiltà).
Questa pellicola, vagamente ispirata alla storia di Tarzan, l’uomo-scimmia, dà grandi opportunità alla irrefrenabile comicità di Totò. Egli fa la parte di un bianco vissuto nella giungla che eredita un’eccezionale patrimonio dal padre, barone Della Buffas; ma alcuni uomini si recano nella giungla per prenderlo e portarlo nella civiltà. Essi vogliono fare del selvaggio Totò-Tarzan un uomo pienamente civile, capace di esaudire una clausola del testamento che dice appunto che l’ereditario dovrà dimostrarsi uomo “civile”. Ecco però che ci sono altri congiunti che vengono a contendere il patrimonio, i Rosen. Alla fine insomma Totò dovrà combattere contro tutti per evitare di essere letteralmente eliminato dall’avidità degli uomini civili. L’impresa truffaldina, comunque, non ha buon esito e Totò-Tarzan si gode i suoi soldi ritirandosi, con la donna che ama, nella selvaggia giungla.

Segue nel prossimo numero! Tratto dalla Tesi di Gianluca Nicastro La musica nel cinema del dopoguerra italiano

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Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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