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A propos de Arti e Spettacolo

Torino Fringe Festival 2018

Giulio Paravani
Scritto da Giulio Paravani

Torino accoglie il Festival diventando scena nella scena, aprendo spazi non convenzionali, che già sono scenografia

Il Torino Fringe Festival, giunto alla sua sesta edizione, ha proposto una R(evolution), uno sguardo diverso sui modi, i luoghi, i contenuti, i programmi culturali, in grado di mettere in evidenza tutte le arti performative che abbracciano, esplorano e valorizzano, in questa edizione 2018, nuove discipline.
Torino accoglie il Festival diventando scena nella scena, aprendo spazi non convenzionali, che già sono scenografia, offrendo un pubblico sensibile ed attento, che diventa complice nell’applauso ma anche nel silenzio. Al Fringe si annulla la distanza tra spettatore e attore, spesso si annullano quei due metri tra prima fila e palco, spesso si annulla il palco. Al Fringe è il modo nuovo e diverso di approcciarsi all’arte, che diventa performante.
SOund36 Magazine ha seguito per voi tre spettacoli diversi tra loro, capaci di rendere evidente l’ampiezza del raggio di offerta artistica del Fringe Festival.
“Prendo Amore”, a cura del Teatro Babel, porta in scena l’amore inteso come scelta di starsi accanto a prescindere dalle vicissitudini della vita, dalla malattia che sopraggiunge, dalla fine; ci parla di un amore non detto ma fatto, in cui la comunicazione trova la propria strada attraverso i gesti, gli sguardi, i ricordi. Sul palco camminano, si accarezzano, si abbracciano, si trascinano attori in formazione e attori afasici, portatori di disturbi del linguaggio, in uno scambio continuo in cui si annullano le differenze di condizione.
“Note sul Silenzio”, a cura di Paolo Stratta, fondatore e direttore del Cirko Vertigo, ci offre la possibilità di guardare, di concentrare la nostra attenzione sui corpi degli acrobati, in assenza di suoni, parole, passi pesanti su travi di palchetto, applausi; chiede al pubblico di entrare in questa dimensione, di rinunciare per un attimo al quotidiano, in favore di un linguaggio fatto solo di corpi, di fiati spezzati dalla fatica, di piedi nudi che stridono sul pavimento.  Ci sospende “Note sul silenzio”, per farci provare quell’ebrezza lì, di stare al mondo ma qualche metro più sù.
“La guerra dei Murazzi”, tratto dall’omonimo libro di E. Remmert, interpretato da Valentina Tullio, con la regia di Pierpaolo Congiu, è Torino. La Torino dei Murazzi, quella dei primi anni ’90, in mano alla generazione dei genitori di oggi, che s’incrociano davanti alle scuole ricordando quei tempi lì ma a bassa voce, perché mancano e fa male. Un monologo intenso, che lascia scivolare via tutto il bello e tutto il brutto di un luogo che è stato vita, carne, anima, sudore, ballo, rissa, amore ed oggi è solo scheletro nell’armadio. Tenuto lì, nascosto.

Articolo di Laura Onorato
Foto di Giulio Paravani

I nostri ringraziamenti a Francesca di Martino PressOffice & Communication

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