Sound&Vision

Toni e Peppe Servillo in La Parola Canta

Teatro e Musica e grandi emozioni per “La Parola Canta“di Toni e Peppe Servillo

Dopo il grande successo de “Le voci di dentro” di E. De Filippo, Toni e Peppe Servillo tornano insieme a calcare le scene italiane con un grande recital, una festa della musica e delle canzoni di Napoli. Questo è “La parola canta”, in scena all’Auditorium di Roma dal 6 al 14 febbraio e che vede ancora una volta insieme i due “fratelli di scena” accompagnati dagli archi dei bravissimi Soling String Quartet che ha costruito il proprio successo proprio sulla commistione di culture musicali, dalla contemporanea al jazz fino al pop.
Il titolo è eloquente e come anticipato dallo stesso Toni Servillo “lì dove la parola teatrale, poetica non riesce ad essere incisiva, si fa aiutare dal mistero sonoro della musica” E lì dove la musica non è sufficientemente efficace chiede aiuto alla parola”.
Al di là della classica immagine/cartolina, del sole-mare-pizza e vicoli, ma anche oltre le cronache di camorra o di ordinaria delinquenza, i Servillo tessono il loro omaggio alla tradizione di Napoli, attingendo alle vette più alte della letteratura, della musica e del teatro partenopeo. Lo spettatore viene portato per mano in uno straordinario e fantastico viaggio tra musica, poesie cantate e canzoni recitate tra le parole di autori quali Eduardo De Filippo, Raffaele Viviani e Libero Bovio, si presentano assieme alle voci attuali di Enzo Moscato, Mimmo Borrelli e Michele Sovente.
Un magnifico “incontro” per i fratelli Servillo, tra duetti e spazi personali dove l’uno lascia all’altro il giusto spazio sul palco, bella la magia che da subito si crea con uno splendido monologo di Toni Servillo su Napoli.
Infatti in scena con loro, di fianco a loro, legata indissolubilmente a loro, c’è un’altra interprete che non vediamo ma di cui percepiamo la forte presenza.  È Napoli, quella della canzone d’amore e dei guappi, Napoli regale e poverissima, Napoli dalle tante lingue e delle tante voci, Napoli madre e matrigna, Napoli corrotta e superba, Napoli calpestata e orgogliosa, che si materializza attraverso il fiume di parole che le dedica Mimmo Borrelli in Napule, invettiva amorosa e crudele che Toni dice tutto d’un fiato, con il ritmo di una tammuriata, dove le parole sincopate a perdifiato acquistano una dimensione musicale fortissima. Un vero e proprio pezzo di bravura, che l’attore accompagna e trasforma con il corpo, saldandolo fisicamente al ritmo che ci trasmette, ci sommerge e ci cattura.
L’incontro tra i due fratelli si sviluppa con un repertorio straordinario di parole e di canzoni , con un Toni espressione di uno proprio stile musicale e nello stesso tempo di accarezzare le parole ad una ad una con la sua voce profonda e con la sua bravura di attore di grande esperienza, è capace di commuovere, divertire, far riflettere l’intera platea della Sala Sinopoli stracolma,  in una sola parola l’incarnazione  della Vera Arte del Teatro, e con un Peppe Servillo che con il suo modo di cantare a volte  rabbioso e provocatorio, con la  sua particolare mimica facciale e dei movimenti del corpo oltre che di grande gestualità con le quali accompagna ogni brano che  interpreta , scegliendoli dai più grandi capolavori della tradizione napoletana come “Canzone Appassionata”, “Guapparia” , “Esta” o “Zazà “ solo per citarne alcuni del repertorio presentato.
La vera protagonista diventa proprio Napoli, quella delle parole di “De Pretore Vincenzo” di Eduardo De Filippo, quella poco madre e molto matrigna di Borrelli, quella della magnifica Litoranea di Moscato, quella che canta l’amore dei guappi di Viviani e una certa Margherita, quella della Maruzzella di Carosone, quella scontrosa di “Te voglio bene assaje
Il tutto accompagnato dalla musica dei Solis String Quartet che si esibiscono anche nell’esecuzione di brani particolarissimi come il “Movimento di Tarantella “di Fabio Vacchi, “L’allegretto pizzicato” del quartetto n. 4 di Bartok, e  “Minuano” dando prova del loro straordinario talento.
Il concerto si conclude con una poesia molto amata dallo stesso Toni Servillo di Sovente “Còse sta lengua sperduta” che, come dice lo stesso attore dal palco, racchiude il senso stesso della serata sul significato e sulla forza della parola e una splendida interpretazione di “Te voglio bene assaje” in un duetto indimenticabile dei fratelli Servillo.

Foto e Testo di Annamaria De Crescenzo
Ringraziamo l’Auditorium PdM di Roma

 

About the author

Annamaria De Crescenzo

Annamaria De Crescenzo

Amante del ballo praticamente da sempre, la sua vita ludica è cambiata con l'incontro fortuito con una Nikon, ora riempie i vuoti lasciati dal ballo facendo foto e scrivendo recensioni sugli eventi musicali.

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