Recensioni

Tomat/Petrella – “Kepler”

Scritto da Nicola Barin

Due realtà, due concezioni di musica si incontrano senza fondersi, ognuna al contrario è capace di moltiplicare le differenze. Il risultato è fantastico

Come ricordava il filosofo greco Aristotele la base per la conoscenza è la meraviglia: “…Ora, chi prova un senso di dubbio e di meraviglia riconosce di non sapere”. La capacità di mettersi in gioco, la naturale propensione alla curiosità è la molla scatenante per la creatività: ciò ha portato a collaborare due artisti che, ad un primo impatto, dovrebbero correre su binari differenti. Davide Tomat e Gianluca Petrella si incontrano per l’album “Kepler” (!K7 Records )
Il primo proviene dalla musica elettronica, ambient in particolare, ex leader della band Niagara. Petrella è uno di trombonisti più quotati della sua generazione. La sua formazione jazzistica gli ha permesso di sviluppare un’apertura musicale scevra da qualsiasi definizione di genere, collaborando con estrema malleabilità con artisti del calibro di John Abercrombie, Pat Metheny , Roswell Rudd fino ad incrociare il suo percorso con rinomati nomi della musica elettronica: Ricardo Villalobos e Max Loderbauer, nel progetto “Re: ECM”, il dj Nicola Conte e Ralf e Moritz von Oswald.
Due realtà, due concezioni di musica si incontrano senza fondersi, ognuna al contrario è capace di moltiplicare le differenze, di azzerare i generi di permettere una proliferazione inconsapevole di istinti musicali. Tessiture musicale ripetitive con timbri di tastiere anni 80 (bellissime quelle in Trappist 1E con ascendenze techno e ritmi dispari ben poco ballabili). Il trombone di Petrella si maschera di effetti passando da sonorità diafane e opalescenti (HD 40307 G) fino a giungere a timbri sintetici (Proxima Centauri B).
In Tau Ceti la drum machine produce tempi dispari esasperati e continui a cui si sovrappongono tappetti di tastiere accompagnati da stridii e distorsioni dei timbri che rendono l’atmosfera estremamente concitata.
Un progetto che si pone trasversalmente alle categorie musicali e che per questo potrà incuriosire anche ascoltatori che di solito non sono avvezzi a queste sonorità
Kepler si presenta con un incontro felice tra due artisti aperti alle suggestioni musicali di ogni tipo e ci ricorda come, a volte, superare le categorizzazioni di genere, nel mondo musicale, possa creare lavori ed intuizioni di ottima fattura.

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Nicola Barin

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