Recensioni

The Piano Room – 2084

Fortunato Mannino

Quello di The Piano Room è un album bello e pregno di cultura, di quelli che amiamo ospitare sulle nostre pagine.

La prima volta che lessi 1984 di G. Orwell era, paradossalmente, il 1984. Ricordo che si era ben lontani dall’odierna tecnologia: i cellulari erano lo status symbol di tutti quegli sbruffoni che per far colpo sulle ragazze spendevano 15 mila lire per tranquillizzare mamma, internet una parola relegata a un gergo settoriale e la TV aveva da poco iniziato a sfornare i suoi programmi spazzatura. Lessi il libro, mi piacque, ma lo considerai per quello che appariva: un romanzo distopico e, per qualche anno, continuai a preferirgli il più sicuro La Fattoria degli Animali. Mi era impossibile non tanto coglierne allora la visione profetica, quanto solo immaginare che la mia generazione impegnata socialmente e politicamente si potesse far intrappolare in un simile mondo. Da allora ne è passato di tempo, ma la lettura di 1984, stimolata anche da una lunga sequela di film e album ad esso ispirato, si è reiterata nel tempo e, ancora oggi, mi stupisco di come Orwell sia riuscito nel 1948, data della prima edizione del romanzo, ad intuire quello che sarebbe stato il mondo attuale e, soprattutto, non mi capacito sul come si sia giunti a questa situazione. Come sarà il mondo tra cinquant’anni? I segnali sono tutt’altro che ottimistici ma, visto che per me sarà difficile vederlo, è meglio concentrarci sull’oggi e proporre un altro album ispirato dal celeberrimo romanzo.
Il titolo è 2084 e porta la firma di Francesco Gazzara che, svestite in parte sia le vesti di compositore di colonne sonore per il cinema e la tv, sia quelle di leader di una band acid-jazz, lounge e soul ci regala il quarto album del suo progetto solista The Piano Room.
Un concept composto da un’unica lunga suite, divisa in quattro momenti, interamente pensata per il pianoforte. La versione originale, quella acustica e che costituirà il punto di partenza dell’album, la ritroviamo bonus track. Scelta che apprezzo molto, perché permette all’ascoltatore di godere di due ascolti differenti e, nel contempo, al musicista e all’appassionato di seguire l’evoluzione dell’opera. Un’opera che, come detto, parte acustica per poi essere manipolata e riproposta con tastiere dalle sonorità vintage, synth analogici, mellotron, Hammond B3… Un album Prog a tutti gli effetti. Interessanti risultano essere anche le fonti che hanno ispirato Francesco Gazzara, alcune delle quali evidenti come 1984 di Orwell e 2084: The End Of The World di Boulaem Sansal, altre un po’ meno. È lo stesso compositore, infatti, che ci suggerisce alcuni film e alcuni album: La Fuga di Logan di Michael Anderson; Brazil di Terry Gilliam; L’Uomo Che Fuggì Dal Futuro (THX 1138) di George Lucas; Blade Runner di Ridley Scott; 2112 dei Rush, i due 1984 di Phillips e Rick Wakeman, Diamond Dogs di David Bowie. Tanti titoli da scoprire e riscoprire.
Il 2019 si presenta con un album bello e pregno di cultura, di quelli che amiamo ospitare sulle nostre pagine.

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