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Teho Teardo, Intervista

Claudia Leone
Scritto da Claudia Leone

“La voce di Elio prima di essere testo è suono, è nel suono che lui ed io ci incontriamo”.

Elio Germano e Teho Teardo portano in scena martedì 19 dicembre all’Auditorium Parco della Musica “Viaggio al termine della notte” di Louis-Ferdinand Céline in una versione completamente rinnovata nelle musiche e nei testi, in cui le immagini evocate dal testo interpretato da Germano, si inseriscono nelle atmosfere cinematiche di Teardo.
I due sono legati, oltre che dall’amicizia, anche da una solida affinità artistica, Elio Germano e Teho Teardo portano avanti questo spettacolo dal 2012, anno in cui è iniziata la prima tournée che ebbe come prima tappa Genova, città dove è stato ambientato il film Diaz, che vanta la presenza dei due artisti, l’uno come attore, l’altro come autore della colonna sonora.
Si sono conosciuti sul set del film Il passato è una terra straniera di Vicari, Germano e Teardo hanno deciso di mettere in piedi Il Viaggio di Céline, in occasione di un Festival al Palaexpo. Quello che doveva essere un singolo episodio, è diventato invece una tournée che a distanza di anni non si è mai conclusa.
Abbiamo incontrato Teho per approfondire il discorso sullo spettacolo che porterà in scena a breve.

Teho, il 19 dicembre sarai in scena all’Auditorium di Roma, insieme a Elio Germano, con una versione, rivisitata nei testi e nella musica, di “Viaggio al termine della notte” tratto dal capolavoro di Louis Ferdinand Céline. Cosa c’è di diverso e inedito in questo nuovo spettacolo?
Ogni anno cambiamo lo spettacolo, ci muoviamo in altre parti del testo e cambio completamente le musiche. Lo portiamo dentro di noi da otto anni e se rimanesse sempre lo stesso sarebbe solo intrattenimento, senza l’esperienza del viaggio. Per noi è diventato un concerto, siamo in cinque sul palco e suoniamo, Elio è come un musicista che suona con me in questo spettacolo.
Per noi continua ad essere un processo di apprendimento. Forse questi otto anni sono il tempo che ci serviva.

“Viaggio al termine della notte” è un testo difficile che racconta la follia della guerra, ma non solo. Affronta altri temi importanti come il dissolvimento dei valori, il degrado sociale, la tragicità della condizione umana. Come si traduce tutto ciò in musica? Come si intrecciano le tue note con i testi letti da Germano?
Non credo serva tradurre nulla in musica, non c’è un traduttore di Google per la musica. Fortunatamente.
Sarebbe una rappresentazione, ma la musica evoca, non rappresenta, non è pittura anche se di questo argomento tra le due disiplice bisognerebbe parlarne per ore.
La voce di Elio prima di essere testo è suono, è nel suono che lui ed io ci incontriamo. Costruiamo un nostro mondo dentro il quale cerchiamo Cèlin

L’opera di Cèline è, per lo più, autobiografica. Quanto c’è di tuo nella musica composta per questo spettacolo e quanto è invece al servizio del testo?
Nella musica si può provare a fingere di esser altro da sé, ma poi finisce sempre che si risulta per ciò che si è, anche nella finzione.
Ci si ritrova anche nelle parole di qualcun altro che diventano tue. La musica non è al servizio del testo come quando lavoro al cinema non è al servizio del film, non si tratta di un commento ma di un allungamento fino a quando il suono raggiunge il testo. Non so se a parole lo si possa descrivere in modo razionale senza annoiare tutti, ma è sicuro che ci si accorge di quando funziona.

In un’intervista di qualche tempo fa hai dichiarato: “mi piace Cèline perché è nemico di tutti”, sottolineando la capacità critica e lo spirito di contestazione dello scrittore francese. Pensi che al giorno d’oggi l’arte abbia ancora un’utilità sociale? Ritieni che sia compito degli artisti denunciare ciò che non va? Quanto conta l’impegno civile nel tuo lavoro?
Non mi pare di poter aver detto una frase così, ma chissà come vengono riportate le cose che diciamo, spesso volatilizzano e diventano altro. In ogni caso Cèline non era noto per attirarsi le simpatie del mondo, il suo libro Viaggio al termine della notte, è il perimetro in cui si muove la nostra perlustrazione del lavoro di Cèline, non di colui che l’ha scritto. Noi entriamo in quel libro dove nonostante la vastità del periodo rappresentato pare che tutti gli orologi segnino la stessa ora.
Per me l’arte, la musica, sono una questione talmente personale da esser anche politica.
Non credo un artista debba necessariamente denunciare qualcosa, ma a nessuno dovrebbe venire in mente di impedirglielo.
Circa l’impegno civile nel mio lavoro potrei citare alcune canzoni come Defenestrazioni o Bianchissimo, non hanno la retorica di una protest song, ma sono anche canzoni politiche. Poi potrei pensare alla musica che ho scritto per Diaz.
Per me uno dei compositori più importanti del Novecento rimane Peter Seeger.

Se dovessi mettere in scena un’altra opera per il teatro, quale autore sceglieresti?                                                                                        Ci sto pensando da due anni. Forse ho capito su cosa posso lavorare. Elio ed io abbiamo intenzione di continuare la nostra collaborazione e dopo esser spariti per un po’ ricompariremo con un nuovo progetto.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Sto finendo la musica per il nuovo film di Daniele Vicari. Oltre a questo ho diversi brani nuovi che vorrei registrare, ma mi serve molto tempo per poterlo fare.
Ho bisogno di pensare. Ho bisogno di non fare nulla e non pensare, solo così poi riesco a pensare.

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