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Recensioni Soundcheck

Tazebao – Opium Populi

Fortunato Mannino

Siamo Dei siamo Dei siamo Dei siamo Dei, dei coglioni

Pian piano il puzzle che costituirà la mia classifica dei migliori dischi dell’anno va componendosi e oggi si arricchisce di un altro titolo: Opium Populi dei Tazebao.
Il collettivo bolognese è alla sua opera prima, ma la line up, il titolo e il nome stesso del gruppo sono indicativi delle atmosfere e in parte delle tematiche dell’album. Partiamo proprio da quest’ultimo elemento per ricordare che i tazebao erano lo strumento attraverso il quale il popolo cinese manifestava la sua voce e il suo dissenso. Manifesti murari scritti a mano la cui importanza era tale che nessuna autorità poteva rimuoverli senza il consenso dell’autore. La particolare trascrizione del termine ci riporta però al periodo della rivoluzione maoista quando assumono un rilevante carattere politico e, per traslazione, a questo strano e pericoloso periodo storico. Il mondo infatti, nel giro di pochi decenni, sembra precipitato in una sorta di Nuovo Medioevo in cui dominano ignoranza, pregiudizio, intolleranza e tanta tanta povertà. Un processo che, purtroppo, considerato il livello tecnologico, potrebbe risultare autodistruttivo. E uno degli aspetti, forse per certi versi il più inquietante, è che le religioni tornano ad essere protagoniste di questo insensato, quanto ipocrita, scontro tra civiltà. Da qui la celeberrima, quanto caustica, definizione che Marx diede alle religioni, che dà il titolo all’album e che ci proietta in quelle che sono le tematiche dell’album.
Opium Populi è, infatti, un concept ispirato alla tristemente famosa crociata contro i Catari, rei di aver desiderato e contrapposto alla Chiesa una visione più pura del Cristianesimo. La crociata, risoltasi in un vero e proprio massacro, ci riporta, sempre per traslazione, all’ignoranza e all’intolleranza religiosa dei nostri tempi. Una fede ipocrita che si macchia, a volte in modo eclatante a volte in modo subdolo e silenzioso, di sangue innocente. Una fede tradita nella sua originaria o presunta purezza, che diventa vessillo vuoto con il quale colpire il prossimo. La triste ed emblematica sorte dei Catari, dunque, fa da ponte con la strettissima attualità. Opium Populi si propone, quindi, sia come manifesto contro ogni tipo d’intolleranza sia come invito a soffermarsi e riflettere sulla follia del nostro tempo. Un concept politicamente impegnato, che musicalmente si colloca in quel filone prog-rock che ha negli Area gli esponenti di punta.
Detto questo, è arrivato il momento di svelare chi sono i Tazebao! I testi, anche se io preferisco parlare di liriche, e la voce sono di Giovanni Venturi, artista eclettico che abbiamo presentato in occasione dell’uscita Moloch, altro progetto in cui è impegnato con Lucien Moreau, che per l’occasione veste i panni del regista del video di Ecce Homo primo singolo dei Tazebao. Le ritmiche acustiche ed elettriche sono opera di Gigi Cavalli Cocchi, batterista di livello internazionale che ha suonato con grandissimi della Musica come Ian Anderson e  Nic Potter, giusto per citare nomi universalmente conosciuti, ed ha firmato album dei C.S.I., di Massimo Zamboni e di Ligabue, aggiungere altro è inutile. Completano la band Valerio Venturi al basso, Luigi Cassarini alle tastiere e Nik Soric alle chitarre. Un collettivo di grande qualità e di grande prospettiva!
Chiudo riportando alcuni emblematici versi di Ecce Homo

L’uomo unico essere
del mondo animale
che gode a torturare
infliggere dolore ai membri della sua stessa specie
questo ci rende speciali
Siamo Dei siamo Dei siamo Dei siamo Dei, dei coglioni

 

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