La soffitta Recensioni

Sybille Baier – Colour Green

Fortunato Mannino

lascio a Voi il compito di scoprire le emozioni che Colour Green riesce a regalare. Un album adatto a chi vuol passare un po’ di tempo con se stesso, sicuramente malinconico ma mai triste.

Filosofare sull’assioma autunno-malinconia è un esercizio retorico! Se ne può discutere per ore senza arrivare ad alcuna conclusione. La verità è che esistono giornate, a prescindere dalla stagione, che ti inchiodano a casa e, quasi con la forza, ti costringono a riflettere. Riflettere sulle miserie umane, su quanto fatto e non fatto o, più semplicemente, ci si ritrova a inseguire col pensiero fotogrammi che riemergono disordinati nella nostra mente da un passato più o meno lontano.
La malinconia, diventa così, un esercizio per non recidere dalla memoria un volto, un fatto o un’emozione (Montale docet). E, quando capitano di queste giornate, la cosa migliore è assecondarle e lasciarsi trasportare dolcemente dai ricordi, con un buon disco a far da colonna sonora. Consigliarne uno, in questi casi, non è facile: album di stampo intimistico-crepuscolare ve ne sono tantissimi e…ognuno di noi ha una sua musica.
Mi limiterò a segnalare un LP che, a prescindere dal fatto se diventerà o no il Vostro, non solo ha nel suo DNA il tema del ricordo malinconico ma è anche e, soprattutto, un gran bel disco. Un Lp dalla storia strana e che, solo per un caso fortunato e dopo più di trent’anni, è entrato a far parte delle discografie più raffinate: Colour Green di Sibylle Baier.
Una foto, opportunamente ingiallita, di Sibylle pensierosa in un campo fa da copertina al disco e, già solo a vederla, ci si fa un’idea dell’atmosfera che permea le canzoni.
Dal punto di vista musicale poco da dire, Sibylle accompagna le sue poesie con la chitarra acustica, unica eccezione per l’ultimo brano a cui è stata aggiunta una sezione di archi.
Ben più interessante è la genesi e la storia di questo disco. Le canzoni/poesie sono state scritte tra il 1970 e il 1973. L’artista è reduce da un viaggio che l’ha portata, sembra suo malgrado, a vagabondare per l’Europa con l’amica Claudine. Al rientro a casa la Baier tradurrà in poesia le immagini e le emozioni di quel viaggio e…di quel periodo. Le poesie/canzoni vengono registrate su nastro e…dimenticate.
In seguito Sibylle Baier collaborerà attivamente con Wim Wenders per la realizzazione del film Alice va in città e, proprio quando tutto sembrava consacrarla al successo, lascia tutto. Lascia la Germania, si trasferisce in America e si dedica alla famiglia.
Nel 2004 il figlio recupera il nastro. L’idea è quella di realizzare un Cd per amici e parenti ma, vista la qualità delle registrazioni, invia una copia anche J. Mascis (voce e chitarra dei Dinosaur Jr.) il quale entusiasta e, non poteva essere altrimenti, lo restaura e contribuisce alla realizzazione della prima edizione in CD per la Orange Twin di Athens nel 2006. Del 2006 è anche la prima edizione in vinile curata dalla Isota Records e, nel 2010 e con lievi differenze, la seconda curata dall’American Dust (entrambe le edizioni in vinile sono fuori catalogo).
Colour Green si compone di tredici splendidi brani. Parlare di tutti sarebbe impossibile e, comunque, un po’ tedioso, sia per chi legge che per chi scrive. Mi limiterò a segnalare i brani che, in un album pressoché perfetto, mi hanno affascinato di più. Tonight è il brano che apre l’album ed è anche, a mio avviso, il più bello. In poche strofe l’artista riesce a sublimare un incontro inaspettato e la disperazione di cui è intriso incastonandolo in un ambiente familiare. L’interpretazione è perfetta! In assoluto uno dei miei brani preferiti. I Lost Something In The Hills, secondo brano, è il brano del ricordo nostalgico. L’autrice ricorda la sua infanzia sulle colline e quando dice ho perso qualcosa sulle colline quel qualcosa non è altro che la spensieratezza di un’età, la nostalgia di un luogo che il tempo ha svuotato e riempito di nuove storie. The End affronta un atro tema universale: la fine di una storia. D’amicizia o d’amore che sia, è sempre un passaggio doloroso che tutti nella vita devono affrontare. Anche in questo caso nelle parole e nella musica della Baier non vi è disperazione ma semplice malinconia.
Io mi fermo qui, lascio a Voi il compito di scoprire le emozioni che Colour Green riesce a regalare. Un album adatto a chi vuol passare un po’ di tempo con se stesso, sicuramente malinconico ma mai triste.

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