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Recensioni

Swunk – Soundscapes

Fortunato Mannino

Il loro sound è di respiro internazionale, anche se mantiene quella solarità nell’approccio tipica del mediterraneo.

Il bello di scrivere per un giornale libero, indipendente, che ha come obiettivo quello di proporre solo Musica, che effettivamente ascoltiamo e che entra nelle nostre personali discografie, è quello di imbatterci sempre in progetti nuovi e affascinanti. Il che testimonia quanto viva, varia, e soprattutto di livello, sia la nostra Musica.
Gli
Swunk, quartetto napoletano formatosi nel 2012, non fanno eccezione. Il loro sound è di respiro internazionale, anche se mantiene quella solarità nell’approccio tipica del mediterraneo. Il nome è di per sé programma e obiettivo della band: swunk nell’inglese arcaico indica, infatti, il duro lavoro, ma anche la fusione di swing e funk.
Un duro lavoro e una convergenza di energie che si sono concretizzati, sul finire del 2017, in Soundscapes.
L’album, uscito per
Italy Sound Lab, è da considerarsi senza dubbio l’album della maturità. L’impatto visivo è subito d’effetto e ci porta in un mondo che possiamo accostare alla letteratura steampunk. Una città distopica domina il curatissimo artwork, nel quale è impossibile non notare la citazione di Dalì, gli orologi senza lancette e un paesaggio caotico e inquietante nel quale l’Uomo, suo malgrado, è rimasto intrappolato. E il sound, come detto all’inizio, si presta a cogliere e raccontare le mille sfumature di quel paesaggio. Gli otto brani, tutti strumentali, attingono a tutte quelle che sono le suggestioni della Musica, in particolare dal jazz e dal funk, senza dimenticare il rock e l’elettronica.
Album mai noioso che cresce ascolto dopo ascolto e che, ascolto dopo ascolto, rivela la bravura dei singoli membri del gruppo. All’inizio, a colpire sono la chitarra di Antonio Cece e il sax di Saverio Giugliano, ad un ascolto più attento si capisce quanto importante e bella sia la sezione ritmica composta dal basso di Daniele De Santo e dalla batteria di Marco Fazzari.
Decisamente un gran bell’album!

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Fortunato Mannino

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