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Recensioni

Steven Wilson – Grace For Drowning

Annalisa Nicastro

Grace For Drowining è uno degli album più belli fatti da Steven finora, forse troppo lungo e forse alcuni momenti messi lì tanto per riempire potevano benissimo esser tolti. Ma nella sua complessità può essere considerato semplicemente un capolavoro.

Secondo album solista per Steven Wilson frontman dei Porcupine Tree e forse uno degli artisti nel campo del rock più attivo con varie collaborazioni: Blackfield, No Man, Anathema, il mastodontico progetto della rimasterizzazione del catalogo dei King Crimson per il quarantennale della loro discografia e non ultimo il remastering di the Land of Grey and Pink dei Caravan e Aqualung dei Jethro Tull.
Tutto questo suo sperimentare nel provare sonorità diverse, aveva già portato a cambiare un po’ il sound nei Porcupine Tree da grandi amanti dei Pink Floyd ed un suono psichedelico verso un timbro più vicino al metal progressive creando una sonorità quasi unica che ha portato la band tra i grandi della musica progressive rock.
Non contento di tutte le cose che faceva e creava ha voluto iniziare anche una carriera solista producendo un primo album Insurgentes ,potete leggere la nostra recensione qui su SOund36,  per poi arrivare a questo doppio album, o mega cofanetto da collezione, dal titolo Grace For Drowning.

Il pianoforte di Jordan Rudess apre il la-la-la di Steven che ci introduce nel viaggio che stiamo per fare nella sua musica, nelle sue emozioni. La chitarra di Steven apre nel brano in Sectarian e subito, immediatamente capiamo che tutte le collaborazioni avute e in particolare l’esser stato a stretto contatto con Robert Fripp per tre anni a remixare e rimasterizzare, sono dentro a questo brano.
Nick Beggs con il suo stick bass colpisce duro e tutta la costruzione ci porta a capire che questo album sarà diverso dalle sonorità di Insurgentes, il suo primo album solista, in cui si sentivano echi dei Joy Division e gruppi degli anni 80, in questo album è sparsa ovunque la genialità e la sperimentazione degli anni 70. Deform to a Star è uno dei brani capolavoro che Wilson sa scrivere, la sua impronta nella chitarra che dà brividi. In No Part of Me esplode la grandezza di personaggi come Pat Mastellotto, Trey Gunn, Nick Beggs che creano una specie di capolavoro sonoro. Intermezzo vocale e molto etereo con Raider Prelude per arrivare alla fine della prima parte dell’album con Remainder The Black Dog. La chitarra di Steve Hackett e il basso di Nick Beggs accompagno e tengono il supporto al loop di pianoforte psichedelico come un sogno per arrivare al sax di Theo Travis che irrompe acidissimo.
La seconda parte dell’album comincia con la splendida Belle de Jour dove la chitarra immette nei pensieri ricordi del periodo dei Genesis di Steve Hackett e ti chiedi se non sia proprio lui a suonarla, mentre invece è Steven che ci culla e ci fa riposare dall’esplosione del brano precedente. Questa seconda parte ha più influenze Prog con grandi mellotron e moog in azione e il capolavoro dell’album arriva nella lunghissima Raider II, 22 minuti di apoteosi musicale che iniziano molto lentamente per poi esplodere letteralmente e i paragoni con Lizard dei King Crimson non sono sbagliati. Qui Steven Wilson rende veramente omaggio in maniera enorme al suo passato, alle sue influenze musicali, il flauto di Theo Travis fa tornare in mente melodie e fraseggi di  In The Court Of Crimson King o addirittura della nostra Premiata Forneria Marconi. 22 minuti eccezionali, bellissimi ma che forse arrivano dopo una lunga maratona di ascolto ma non per questo risulta noiosa. Chiude questa opera musicale Like the Dust I Have Cleared From My Eyes classica ballata alla Steven Wilson dove fa la comparsa il grande Tony Levin al basso.
Un album quindi che fa sfoggio di grandi nomi e musicisti che ha “l’arroganza” di presentarsi in versione 2 CD, o se volete in versione limitata cofanetto con un Cd bonus con le session della registrazione ed anche un bluray con la versione 5+1 dell’album e una serie di video girati da Lasse Holie direttamente per i brani dell’album.
Un album doppio quindi diviso in due parti Deform to Form a Star e Like the Dust I Have Cleared From My Eyes che ci fanno volare dentro un quarantennio di musica e sperimentazione e dove l’anima prog di Steven è decisamente presente.
Viene da chiederci, vista la prolificità della persona, cosa sarebbe successo se avesse creato musica almeno una ventina di anni prima? avrebbe cavalcato l’onda dei successi del momento, come molti lo accusano, o sarebbe stato quel genio che altri lo considerano? sicuramente per quanto riguarda chi scrive ora, Steven Wilson è un musicista che tra alti e bassi (ma mai cose brutte), è riuscito a portare avanti nel tempo quella musica che negli anni settanta improvvisava, sperimentava su universi e spazi sconosciuti. Portava le menti in voli psichedelici e azzardava connubi tra musica classica e rock.
Grace For Drowing è uno degli album più belli fatti da Steven finora, forse troppo lungo e forse alcuni momenti messi lì tanto per riempire potevano benissimo esser tolti. Ma nella sua complessità può essere considerato semplicemente un capolavoro.

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Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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