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Pop Corn Recensioni

Steve Turner – The Complete Beatles Songs

Claudio Prandin
Scritto da Claudio Prandin

Questo libro non racconta la storia dei Beatles ma gli aneddoti e le ispirazioni che hanno generato le loro indimenticabili canzoni

Negli ultimi anni è diventata consuetudine ristampare i dischi che festeggiano i 10 o i 25 anni dalla pubblicazione; è una sorta di celebrazione che ne prevede la rimasterizzazione magari arricchita di b-side o di brani LIVE per conferirgli una luce nuova e riproporli sul mercato; lo stesso procedimento è stato seguito per questo bellissimo libro sui Beatles scritto dal giornalista inglese Steve Turner, grande esperto di musica rock degli anni sessanta e settanta. Lui stesso nell’introduzione alla sua opera ne parla così:
La maggior parte dei libri vengono scritti, pubblicati, restano poco sugli scaffali e poi scompaiono nelle biblioteche private e pubbliche. Questo libro è diverso. Uscito per la prima volta nel 1994, non è mai andato fuori stampa da allora e, negli anni, ha subito diversi aggiornamenti e modifiche di layout. È stato ampliato notevolmente aggiungendo nuove scoperte ed eliminando alcune inesattezze. Ha anche venduto più di 440.000 copie, rendendolo uno dei libri più venduti sui Beatles. Questa edizione è forse la più significativa. Per la prima volta tutte le storie dietro le canzoni dei Beatles sono disponibili insieme a tutti i testi. Per questa nuova versione abbiamo cambiato il titolo da A Hard Day’s Write (come era noto il libro) a The Complete Beatles Songs.”
Il suo scopo quindi non è quello di raccontare la storia dei fab four ma quella di narrare gli aneddoti che si celano dietro le loro canzoni e indicare le fonti di ispirazione. Per dare comunque un ordine cronologico, ogni capitolo parla di un disco del quartetto di Liverpool e dei brani in esso contenuto; compaiono infatti tutte le 207 canzoni di cui viene riproposto anche il testo originale; si parte dagli albori dei Quarry Men, si arriva all’apice della Beatlemania e si approda ai conclusivi Abbey Road e Let it Be pubblicati tra il 1969 e il 1970 quando il gruppo ormai si stava sciogliendo. Il risultato è un ritratto completo del repertorio di una delle band più importanti e celebrate del mondo, tanto che John Lennon (un po’ provocatoriamente) sostenne che fossero diventati più famosi di Gesù.
Di ogni canzone viene anche spiegato chi l’ha composta e analizzando queste informazioni nel loro complesso si comprende il processo compositivo della band: inizialmente era John il capo carismatico perché aveva fondato i Quarry Men; gradualmente a causa delle sue insicurezze e della sua instabilità emotiva, Paul ha ricoperto un ruolo sempre più importante; diventa interessante notare il contrasto tra le due visioni del mondo, quella cupa e pessimista di John che si considerava una vittima nei rapporti di coppia (in Norwegian wood canta I once had a girl or should I say she once had me) e quella solare e ottimista di Paul che al contrario si sentiva padrone della propria vita; Paul scriveva di esperienze nelle quali le ragazze (la parte più consistente dei loro fans) potessero identificarsi e spesso usava i pronomi “tu” e “tuo” allo scopo di personalizzarle, mentre John scriveva testi più filosofici ed intimisti; Paul riusciva a comunicare con tutti mentre John tentava faticosamente di farlo con se stesso. Questo dualismo, queste differenze di personalità sono state una ricchezza inestimabile da cui attingere per le loro ispirazioni; all’inizio John e Paul si aiutavano nella composizione, spesso cominciavano a scrivere un brano insieme; col passare degli anni hanno cominciato a comporre in solitaria e proponevano all’altro i brani quando avevano già una struttura ben definita e insieme poi li completavano:
Nel 1964 Lennon e McCartney raramente si sedevano insieme per scrivere una canzone dall’inizio alla fine, come avevano fatto spesso in passato. Sebbene molte canzoni fossero ancora collaborazioni, questo significava che in una canzone incompiuta c’era l’inciso di uno dei due oppure che venivano migliorati dei versi. La scrittura in simbiosi di Liverpool e degli esordi londinesi stava volgendo al termine. “Sarebbe sciocco stare ad aspettare che il tuo partner finisca la canzone con te” – spiegò Paul all’epoca – “Se sei solo puoi anche continuare e finirla tu. Se mi blocco su un inciso, allora lascio stare sapendo che quando vedrò John lo finirà lui. Porterà un nuovo approccio e, una volta terminata, la canzone verrà accreditata in modo uguale a Lennon e McCartney”.
Molti aneddoti sono curiosi, istruttivi e divertenti allo stesso tempo: per esempio quando viene raccontato che:
Ebbi la fortuna di rintracciare Lucy, la ragazza che, all’età di quattro anni, era stata involontariamente protagonista della canzone di John Lennon Lucy In Te Sky With Diamonds. Poiché John si era ispirato ad un disegno fatto all’asilo da suo figlio Julian, il quale la ritrasse fluttuante in cielo circondata da diamanti”
La visione di questa bambina che fluttua nell’aria ha sicuramente colpito i sensi alterati del suo autore; l’acronimo della canzone infatti (LSD) lascia intravedere gli stimoli esterni ai quali i Beatles si affidavano; in tutto il libro non vengono celate le esperienze lisergiche del quartetto tanto da smentire il falso mito del gruppo di bravi ragazzi con il cravattino e i capelli corti che si potevano tranquillamente presentare alle mamme; ormai è indiscusso che questa immagine edulcorata fosse creata ad arte per contrapporli (soprattutto commercialmente) ai più “inquinati” Rolling Stones:
Canzoni come Tomorrow Never Knows, She Said She Said e Strawberry Fields Forever non sarebbero mai state scritte senza aver sperimentato la marijuana e l’LSD”.
Tra l’altro Beatles e Rolling Stones per un certo periodo sono stati amici tanto che erano insieme in un bar a bere alcolici quando Paul e John scrissero I Wanna Be Your Man, un brano dal cantato semplice perché fu scritta in modo che la potesse cantare Ringo che aveva un’estensione di voce limitata; piacque così tanto agli Stones che anche loro la incisero.
Tra le altre mille curiosità che vengono narrate c’è anche che l’album With the Beatles è stato pubblicato negli Stati Uniti il 22 novembre 1963, il giorno in cui fu assassinato il presidente Kennedy, che Lady Madonna è stata ispirata da una foto del National Geographic del gennaio 1965 in cui una donna di origine polinesiana allatta il suo bambino, che She’s a woman è la prima canzone dei Beatles a contenere espliciti riferimenti alla droga; le parole Turns me on when i get lonely si prestano a una doppia interpretazione e dal momento che era la prima del loro repertorio sfuggì alla censura, cosa che non capitò alla successiva A day in the life che canta Turn you on e per questo fu bandita dalle radio inglesi.
Il libro è arricchito da moltissime fotografie che li ritraggono durante i concerti e nelle loro situazioni più intime e private; quelle che mi hanno maggiormente emozionato sono quelle della casa natale di John Lennon a Menlove Avenue, la prima sala prove dei Quarry Men, le foto nostalgiche con George Martin, definito il quinto Beatle, e con il poco conosciuto Stuart Suttcliff, grande amico e primo bassista del gruppo; infine la foto della piccola Lucy O’Donnel e del disegno di Julian.
Questo libro non racconta la storia dei Beatles ma quella delle loro canzoni; infatti se incontrassi la famosa ragazzina di 15 anni di età, quella bellina col suo sguardo garbato, gli occhiali e con la vocina, quella che diceva: I Beatles non li conosco, neanche il mondo conosco non le consiglierei di cominciare da qui; ma per chi conosce già la loro storia e ha in testa qualcuna delle loro canzoni, leggere come sono nate e cosa le ha ispirate può senz’altro regalare fortissime emozioni.

TITOLO The complete Beatles songs
BAND Steve Turner
Casa Editrice Edel Italy
ANNO 2018
N.ro pagine 352
Prezzo 40 euro

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Claudio Prandin

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