Recensioni

StereoRebus – Live at Auditorium Novecento Napoli

Fortunato Mannino

Sette brani, titolati solo col numero di sequenza, che riportano all’essenza del Jazz che possiamo sintetizzare in due parole: estemporaneità e improvvisazione

In verità non so se e quando mi sarei incontrato con quest’album e peccherei di arroganza se scrivessi il contrario. Il nostro panorama musicale, infatti, è talmente variegato e complesso che dubito seriamente che qualcuno possa conoscerlo bene. L’altra verità è che sono stato veramente felice di poterne scrivere. Un incontro fortuito che merita un antefatto e l’antefatto riporta, inevitabilmente, ad un altro bel disco: Memorandum di Fabiana Martone.
Come capita spesso, per motivi consci o inconsci, ci si sente più vicini ad un brano piuttosto che ad un altro e, in quell’occasione, citai La Quadratura della Luna composta da Bruno Tomasello. Da quella citazione scaturì una piacevole conversazione, durante la quale mi propose anche l’ascolto dell’album realizzato in coppia con Carlo Maria Graziano. Invito accettato e, dopo una settimana, ricevetti in dono l’elegante quanto originale copia di StereoRebus. Si tratta del Live at Auditorium Novecento Napoli, registrato il 27 ottobre del 2018. Dovendo, per necessità, incasellare il disco in un genere è impossibile non incasellarlo alla voce Jazz ma… Eh sì, c’è un grosso ma ed è quel ma, che rende unico questo e i futuri lavori del duo. Come scritto si tratta di un duo, ma si propone come se fosse una band: Bruno Tomasello si occupa del sax, del basso, della chitarra, e dei loop, e Carlo Maria Graziano della batteria e delle percussioni. L’altra peculiarità, ovvero quella che li rende unici, è che i concerti non sono preparati a tavolino. I due sul palco propongono una Musica assoggettata solo alla creatività e agli umori del momento. Sette brani, titolati solo col numero di sequenza, che riportano all’essenza del Jazz che possiamo sintetizzare in due parole: estemporaneità e improvvisazione. L’ascolto dei sette brani, che compongono Live at Auditorium Novecento Napoli, stupisce per la tecnica, per la capacità narrativa ed evocativa che esaltano, di conseguenza, la sinergia che vi è tra i due musicisti. Raccontano sensazioni, emozioni, suggestioni e proprio perché non vi è un copione ma solo sinergia, sperimentazione e improvvisazione rimano con contaminazione.
I pezzi non hanno un titolo e lasciano all’ascoltatore la libertà di scegliere la meta del proprio viaggio introspettivo. Il brano numero Quattro è quello che, secondo me, tra tutti si distingue per il suo carattere narrativo, oltre ad essere l’unico in cui vi è l’uso della voce. È un’ipnotica tammuriata intrisa di jazz, che trascina immediatamente l’ascoltatore nel cuore pulsante di Napoli.
Live at Auditorium Novecento Napoli è un altro bell’esempio di musica italiana e StereoRebus è uno di quei progetti che vanno sostenuti senza esitazioni. I modi per farlo sono essenzialmente tre: assistere ai concerti con la certezza di assistere ad uno spettacolo unico e irripetibile; comprare, sottolineo comprare, il disco, sia perché è qualitativamente valido oltre ad avere un packaging originale ed elegante; promuoverlo segnalandolo a chi di musica se ne intende.

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