Recensioni

Stefano Guzzetti – Interludi

Claudio Carpentieri

Un delizioso ( .. ma troppo breve) ep che amalgama musica cameristica e frammenti conservatoriali

Quel che ho sempre ammirato di chi scrive di musica per mestiere, è sicuramente la possibilità (ed anche fortuna, perché no) di imbattersi negli ascolti più vari, al di là della propria naturale propensione che si muove di pari passi con quello che è il proprio gusto personale. Chi come me si dedica ad un’attività di informazione musicale esclusivamente per diletto, ha invece la fortuna di agire scegliendo il prodotto su cui spendere le proprie parole. Chi ha avuto la sfortuna (sdrammatizziamo un pò dai) di seguire con il tempo i miei modesti scritti, avrà comunque potuto notare una personale disponibilità ad analisi di lavori molto diversi tra loro, e forse mai come stavolta, ha portato ad imbattermi volutamente in questa release del pianista e compositore cagliaritano Stefano Guzzetti. Il seme dell’interesse da parte dell’autore per il mondo musicale germoglia dagli ascolti di Johann Sebastian Bach (la “Toccata e Fuga in Re Minore” ha mietuto non poche vittime anche in ambito rock), poi gli studi classici e l’ elettronica presso il conservatorio cagliaritano Pierluigi da Palestrina, fanno da trampolino di lancio verso un apprendimento completo che lo porta a diventare un sound designer con un’inclinazione incontrollata tanto verso la sperimentazione quanto verso un innovativo pianismo. Se nella crescita artistica del musicista trova posto l’amore per la classica che passa per il celebre compositore tedesco, c’è anche spazio per l’indie pop dei New Order, ma anche quel fulmine a ciel sereno che è stato l’esperimento electronic dance music IN GORBACHEV WE TRUST (Demon Records 1989) degli scozzesi The Shamen, senza dimenticare la folgorazione da circuiti integrati di “Pocket Calculator” che avvenne con i Kraftwerk – avvenuta a detta dello stesso Stefano “durante una puntata della seconda edizione del notò varietà televisivo Fantastico nel 1981″.
Siouxsie and The Banshees, Cure, Joy Division ed anche il mondo della 4AD (con Cocteau Twins, This Mortal Coil e Dead Can Dance fra tutti), influenzano un adombrato piacere per una certa musicalità a tinte fosche, sempre senza mai dimenticare i seminali studi classici che profileranno le basi per un deciso approccio discografico.
Il piacevole AT HOME – PIANO BOOK (Volume One) uscito nel 2014 per la giapponese Home Normal è un ottimo biglietto di presentazione che fa da battistrada ad ENSEMBLE (Brooklin Bridge Records – 2016) che è tutt’altro che un compendio di bozzetti pianistici, pubblicato un anno dopo per l’etichetta Stella Recording di proprietà dell’autore.
I tre brani presentati sul singolo INTERLUDI (disponibile su vinile e digital download), fanno seguito al toccante LEAF pubblicato solo nel 2016. Circa 10 minuti di musica in cui i tasti d’avorio del Maestro generano note musicali intrise di semplicità e magia, pronte a trasformare dei piccoli e familiari universi sonori in ispirate intessiture idonee a far fuoriuscire la loro incontenibile e celata grandezza. Un pianismo delicato che mostra una musica dal cuore vivo dove la variabilità dei temi si rivela fatta di accurati ricami, che nulla lasciano al caso puntando ad un gradimento immediato senza mai scadere nell’inconsistenza. Ombre e luci che si dipanano vaporose capaci di far scaturire un soundscape che avvolge, un approccio organico ove il pianoforte fa adagiare sull’eleganza del suo incedere, un collaudato trio di fidi collaboratori formato da Sara Meloni (violino) Giulia Dessy (viola) e Gianluca Pischedda (cello), dando vita ad un crocevia tra lirismo e fluide armonie capaci di originare una squisita sensibilità interpretativa.
Un quadro sonoro che mette in evidenza una grande capacità di sintesi e di dialogo di Guzzetti, che tra accordi e singoli percussioni sui tasti rende possibile un dialogo lodevole, favorendo così una creatività fatta di consapevolezza ed autenticità. Al di là delle quattro parole di descrizione l’ascolto di “Why Do You Love Me” vi porterà a fare densi riferimenti a quanto può essere racchiuso anche con i suoi limiti nel termine classica, mentre attraverso quello di “Blurred In The Distance” farsi avvolgere da sentimenti di mestizia e dolore raccolto , lasciando a “Because Of You” di sviluppare e rendere man mano intensi umori contrastanti come quello della gioia e della drammaticità che non risulteranno sgraditi agli ammiratori del minimalismo contemporaneo ed ispirato del pianista torinese Ludovico Einaudi.
Se siete alla ricerca di qualcosa che vi spieghi in suoni come mai si possa credere che la musica possa essere nutrimento del pensiero che riesce a stimolare la mente verso la libertà di espressione, trovando questo dischetto avrete raggiunto una parte del vostro obiettivo, rimandando – e le premesse ci sono tutte, – la completezza del traguardo, alla pubblicazione di un successivo full lenght, atteso ancor di più dagli amanti del genere.

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