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Interviste

Stefano D’Orazio, Intervista

Giovanni Panebianco

“Alla fine di questo lavoro ai fianchi, mi son detto: Sai che c’è? Mi sposo! “

Conosciamo da sempre Stefano D’Orazio come il batterista storico dei Pooh, ma ultimamente, abbandonata la carriera musicale, lo stiamo scoprendo, parallelamente, come scrittore ironico e sagace. Infatti, dopo il successo della sua prima fatica “Confesso Che Ho Stonato”, è edito da pochi mesi il successivo “Non Mi Sposerò Mai”, un divertissement colmo di aneddoti personali sul sacramento del matrimonio. Il giorno 3 Novembre al “The Hostel” Pub di Chieti lo abbiamo avvicinato proprio durante il tour di presentazione del libro.

Perché sin da ragazzino avevi la convinzione di non volerti sposare?
La mettevo giù come una filosofia di vita, quasi come un mantra. Della serie: non mi sposerò mai perché per stare insieme a una donna non c’è bisogno di una carta bollata né di dichiarazioni d’intenti sindacate da qualcun altro. Avevo messo insieme anche dei proseliti che seguivano questa mia filosofia e che sono rimasti abbastanza male quando, dopo cinquant’anni, ho tradito l’arma. Anche perché non fidarsi mai di un batterista è un’antica credenza.

Come nasce, quindi, l’esigenza di raccontare il tuo matrimonio nei minimi particolari in un libro?
Perché ogni dettaglio è diventato esilarante. Io poi che vedo sempre tutto mezzo pieno invece che mezzo vuoto, anzi, anche quando è mezzo pieno dico che è pienissimo, sempre con questo ottimismo divertito, trovavo estremamente comico tutto quello che mi accadeva intorno mentre il matrimonio e i suoi preparativi prendevano forma. Per cui, alla fine, dopo aver preso un bel po’ di appunti, mi sono detto: Ci faccio un libro. Nella narrazione ho aperto una serie di finestre informative per chi si sta per cacciare in questo guaio ed ho così inventato dei manualetti che hanno, a dire il vero, pochissima corrispondenza con la realtà.

Con quale artifizio Tiziana è riuscita a portarti sull’altare?
Stremandomi continuamente con gomitate ai femori (risate, ndr). Ogni notte, prima della buonanotte, c’era sempre qualche cosa da dirmi: Hai visto? Si è sposata pure la figlia della portiera. E io: Auguri! Poi continuava: Ma non ti piacerebbe che anche noi… E io: No! E così dai reali d’Inghilterra, fino all’amico dell’amico, c’era sempre qualcuno che si sposava e lei che me lo faceva notare. Alla fine di questo lavoro ai fianchi, mi son detto: Sai che c’è? Mi sposo! Ho cambiato questa posizione più per adempimenti burocratici che per esigenza, anche perché tutti mi dicevano : Ormai hai settant’anni. Se ti piglia un colpo in rianimazione non può venire nessuno. E se poi muori l’eredità se la sbrana gente che non ha avuto mai a che fare con te. Io di fronte a tutto questo mi sono arreso.

E tua moglie che ne pensa del libro?
All’inizio qualsiasi cosa che io scrivessi mi faceva: Ma no, dai. Anche questo no. Alla fine era peggio di me e mi diceva: Scrivici pure questo. Mettici anche quell’altro. Per cui, al termine, è diventato questo bazar di luoghi comuni che però vengono trasformati in qualche modo in attimi di pura comicità.

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