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#SOundsinenglish: THE JAYHAWKS – BACK ROADS AND ABANDONED MOTELS

Marco Restelli
Scritto da Marco Restelli

è un album da ascoltare tutto d’un fiato. SOundsinenglish vi dà l’occasione di leggere la recensione in Italiano e nella versione Inglese

Fra la fine degli anni 80 e l’inizio degli anni 90 in America si iniziarono a formare alcune band pronte a raccogliere e rielaborare, a modo loro, la tradizione dei mitici gruppi country rock degli anni 70 come Eagles, The Band, Fleetwood Mac, Grateful Dead e altri di pari livello che avevano già “fatto la storia”. Fra queste, alcune riuscirono ad emergere e a rimanere a galla nel c.d. mainstream pubblicando alcuni album che, ancora oggi, si riascoltano con molto piacere come August and everything after dei Counting Crows, Bringing down the horse dei Wallflowers e senza dubbio anche Hollywood Town hall dei Jayhawks. Questi ultimi, di cui oggi recensiamo l’ultimo lavoro, hanno avuto una storia piuttosto travagliata, con una line up che ha visto uscire alcuni membri importanti come il cantante Mark Olson, poi rientrato (nel 2011) e ancora di nuovo uscito (forse) definitivamente. Pur con questo semi burrascoso vissuto, il front man attuale Gary Louris, che non ha mai abbandonato la barca sin dagli esordi, ha tenuto alto il nome del marchio dando negli anni alle stampe, insieme ai suoi compagni di viaggio, piccoli gioielli fatti di intimità e radici come Rainy day music del 2003 (a tutt’oggi il loro disco che preferisco). Per l’appunto oggi, dopo due album che definirei di passaggio, sembra essere tornato con decisione proprio a quelle sonorità più acustiche che verosimilmente rappresentano l’habitat naturale perfetto nel quale esprimersi al meglio. Il titolo del disco è indicativo del progetto: recuperare vecchie canzoni del passato sparse qua e là (collaborazioni ad esempio con Jakob Dylan, Dixie Chicks, Emerson Hart), e proporle per la prima volta con i suoi Jayhawks.
Una novità assoluta, direi molto gradita, è l’esordio di Karen Groteberg come prima voce, essendo precedentemente apparsa solo come corista: le sue Come crying to me, in apertura, ed El Dorado verso il finale le trovo due delizie. C’è spazio anche per Tim O’Reagan, impeccabile come sempre, nella malinconica Gonna be a darkness (colonna sonora della serie HBO True Blood, scritta a 4 mani da Louris e il succitato figlio di Bob Dylan) e nella nostalgica Long time ago.
Gli altri sette episodi sono tutti cantati dal leader della band Gary e ogni brano ha una melodia e un arrangiamento che ti fanno venire voglia di riascoltare tutto da capo. E man mano che il numero degli ascolti sale, cresce di pari passo la consapevolezza che nonostante si tratti di “strade già percorse” e “motel abbandonati” il tutto suoni a meraviglia. Bitter End, ad esempio, è la ballata che potrebbe cantare chiunque fosse procinto di comunicare il proprio addio ai suoi amici, così come le ultime due canzoni, le uniche totalmente inedite, sono una più intensa dell’altra. La prima è la romantica Carry you to safety, nella quale un uomo rassicura la propria donna contro ogni avversità, offrendole la sua più totale protezione. La seconda è la dolce Leaving Detroit che non avrebbe certo sfigurato in quel Vagabonds del 2008, unico disco solista di Louris che considero una vera e propria perla e che consiglio di recuperare.
Back roads and abandoned motels insomma è un album da ascoltare tutto d’un fiato: in auto, preferibilmente di notte d’estate, o altrimenti in autunno, dimenticandosi dell’esistenza del tasto skip. Per una volta, non servirà affatto.

#SOundsinenglish
Between the end of the 80s and the beginning of the 90s in America began to form some bands ready to collect and rework, in their own way, the tradition of the legendary country rock groups of the 70s such as Eagles, The Band, Fleetwood Mac, Grateful Dead and others of the same level who had already “made history”. Among these, some managed to emerge and remain afloat in the c.d. mainstream publishing some albums that, even today, listen with great pleasure as
August and everything after the Counting Crows, Bringing down the horse of the Wallflowers and no doubt also the Jayhawks’ Hollywood Town Hall. The latter, of which we are reviewing the latest, have had a rather troubled history, with a line up that has seen some important members leave the band as the singer Mark Olson, who then returned (in 2011) and again left it (maybe) definitely.
Even with this “stormy life”, the current front man Gary Louris, who has never abandoned the boat since the beginning, has held high the brand name giving over the years to the prints, together with his fellow travelers, small jewels made of intimacy and roots like Rainy day music of 2003 (to this day my favorite one). Just today, after two “growing up” albums, it seems to be back to those more acoustic sounds that probably represent the perfect natural habitat in which to express themselves to the fullest. The title of the album is indicative of the project: to recover old songs of the past scattered here and there (collaborations with Jakob Dylan, Dixie Chicks, Emerson Hart), and to present them for the first time with his Jayhawks.
An absolute novelty, I would say very welcome, is the debut of Karen Groteberg as lead vocals, having previously appeared only as a chorister: her Come crying to me, opening, and El Dorado I find two delights. There is also room for Tim O’Reagan, flawless as ever, in the melancholic Gonna be a darkness (soundtrack of the HBO series True Blood, 4 hands written by Louris and the aforementioned son of Bob Dylan) and in the nostalgic Long time ago.
The other seven episodes are all sung by the leader of the band Gary and each song has a melody and an arrangement that make you want to listen all over again. And as the number of listenings rises, so does the awareness that despite being “back roads ” and “abandoned motels” everything sounds wonderful. Bitter End, for example, is the ballad that could sing anyone who was about to communicate their goodbye to his friends, as well as the last two songs, the only totally unreleased ones, are one more intense than the other. The first is the romantic Carry you to safety, in which a man reassures his woman against any adversity, offering her the most complete protection. The second is the sweet Leaving Detroit that certainly would not have disfigured in that Vagabonds of 2008, the only solo record of Louris that I consider a real pearl and that I recommend to recover.
Back roads and abandoned motels is an album to listen to all in one go: by car, preferably at night in summer, or otherwise in autumn, forgetting the existence of the skip button. For once, it will not help at all.

About the author

Marco Restelli

Marco Restelli

Originario di Latina, ma trapiantato ormai stabilmente a Bruxelles. Collaboro con diversi siti musicali. Collezionista di dischi dai primi anni '80, ascolto praticamente ogni tipo di musica, distinguendo solo quella che mi emoziona da tutto il resto.
In progetto: l'attività di promoter di eventi live di artisti emergenti nel Benelux. Sono orgogliosamente cattolico, ma ritengo che la tolleranza sia alla base delle relazioni umane. Se dovessi salvare un solo disco, fra i miei 3500, sceglierei "Older" di George Michael. La mia più grande passione, oltre alla musica: la mia famiglia e i miei tre bambini.

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