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SOUNDREEF: PRONTI A LASCIARE IL PAESE SE NON VI SARA’ PIENA LIBERALIZZAZIONE DEL MERCATO

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Scritto da Red

“Non vorremmo lasciare il nostro Paese, come ci è stato richiesto, qualora non si completi il processo di liberalizzazione che auspicavamo, soprattutto dopo la vittoria del Movimento Cinque Stelle che si è sempre presentato ai suoi elettori come Governo del Cambiamento.”

Soundreef, forse più di molte altre realtà, è riuscita a passare con successo la fase della start-up, diventando nel corso degli anni un’impresa consolidata nel mercato dell’intermediazione del diritto d’autore, grazie anche alla fiducia di fondi di investimento e venture capital tutti italiani. 
“Anche se la storia di Soundreef – racconta l’AD Davide D’Atri in una lettera inviata al Ministro Luigi Di Maio il 10 dicembre – è iniziata a Londra nel 2011, le sue radici appartengono al Bel Paese. Proprio per questo nel 2014 – anche a seguito dell’entrata in vigore della Direttiva Barnier – siamo tornati in Italia, convinti che si potesse fare innovazione in questo Paese. Passare dall’Inghilterra – una delle patrie a livello globale dell’innovazione – all’Italia, ancora oggiconsiderata restìa ai cambiamenti, soprattutto in un settore dominato da decenni da un monopolista, è stato arduo.” 
Dal 2015 (anno in cui la società è arrivata sul mercato italiano) ad oggi, Soundreef è alle prese con una perenne nonché estenuante battaglia con l’ex monopolista: tra ricorsi in Tribunale e presso l’Autorità Garante per il Mercato e la Concorrenza. Nel 2017, il recepimento a firma dell’allora Ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, ha mantenuto praticamente inalterato il sistema esclusivista e ciò in piena violazione di uno dei principi cardine della Direttiva Barnier. Infatti, la norma in questione prevede che unicamente le società di gestione collettiva (ossia non profit e\o associazioni di autori ed editori) possano operare nel mercato italiano dell’intermediazione del diritto d’autore, escludendo quindi gli Enti di Gestione Indipendenti. A conferma di quanto sostiene Soundreef si sono espressi sia l’Antitrust, sia il Tribunale di Roma. 
Nel frattempo, nonostante la bagarre, Soundreef ha ricevuto molteplici riconoscimenti, risultando nel 2015 tra le 10 migliori startup d’Italia all’Open Summit di startupitalia!, dove proprio ieri il Ministro Di Maio ha preso parte dichiarando come “la rivoluzione digitale possa essere una grande opportunità per migliorare la qualità della vita agli italiani”. Se è vero dunque – così come sostenuto a novembre scorso durante la sua visita in Cina – che “l’Italia sarà una Smart Nation”, Soundreef si domanda come mai nella legge di bilancio non vi sia traccia di politiche volte a completare il processo di liberalizzazione del mercato del diritto d’autore. Eppure a essere italiani sono anche gli oltre 15 mila autori iscritti a Soundreef.
“Purtroppo – conclude D’Atri nella missiva – ci troviamo a dover dare conto anche a chi ha creduto nel nostro progetto, investendo in Italia oltre 10 milioni di euro e consentendoci di arrivare dove siamo arrivati: i nostri investitori. Non vorremmo lasciare il nostro Paese, come ci è stato richiesto, qualora non si completi il processo di liberalizzazione che auspicavamo, soprattutto dopo la vittoria del Movimento Cinque Stelle che si è sempre presentato ai suoi elettori come Governo del Cambiamento.”

 

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