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Interviste

Soluzione

Annalisa Nicastro

L’Esperienza Segna è l’ultima fatica dei Soluzione, un album profondo e maturo e al contempo estremamente godibile. Tredici brani (+ tre bonus track), impreziositi da importanti collaborazioni, in cui i Soluzione si muovono tra esistenzialismo e poesia, tra new wave di qualità e rock intimista, atmosfere dark e pop d’autore. Tutto per un lavoro ricco di stile e originalità senza mai dimenticare l’orecchiabilità dei brani.

A distanza di qualche mese dall’uscita de “L’Esperienza Segna” avrete tirato le somme, come è andata la promozione?
Il nostro lavoro sul disco sta procedendo bene ma è prestissimo per tirare somme. Siamo solo all’inizio. La strada è comunque lunga.
Diverse recensioni, sia su testate nazionali (XL, RockeRilla, Mucchio, ecc.) che su webzine. Molte interviste radiofoniche. In programma ce ne sono altre per il periodo autunnale. I pezzi hanno cominciato a girare in radio, sia nazionali che web. Il progetto video che affianca quello audio sta cominciando a dare i suoi frutti. Il clip del brano “Infettami” è stato utilizzato da BLOB di Rai3, “Anni settanta” e “Facili Forme” sono visualizzate parecchio su youtube, e ci auguriamo che le emittenti dedicate alla musica inizino a programmare i videoclip. La canzone “anni settanta” poi si è posizionata al 40° posto della ‘Indie Music Like’ la top 100 dei Network legati al Mei. Insomma, piccole grandi soddisfazioni per una band come la nostra.

Se dovessi definire il vostro lavoro con un solo, aggettivo dopo averlo ascoltato, direi contemporaneo. Credo che la vostra forza sia l’essere riusciti a pescare ne il meglio della musica degli ultimi trent’anni e a renderla attuale

Accidenti! Mi hai scoperto! :-)
Sinceramente, non saprei… l’unica cosa che posso dirti è che quando ero bambino mia madre ascoltava i Beatles e Gianni Morandi, ma a me non piacevano molto… Però mi sono rimaste impresse alcune melodie e alcune copertine. Crescendo mi sono innamorato perdutamente della musica elettronica e dei Cure. Poi ho maturato l’idea, verificata sul campo quotidianamente, che ogni genere racchiude in sé cose meravigliose (ma a volte anche brutte o poco comprensibili). Quindi mi sono detto: perché limitare la mia conoscenza? Oggi ascolto molti generi e credo che la mia musica, in parte, sia il risultato del processo di metabolizzazione di tutto questo.

L’album è caratterizzato da diverse collaborazioni importanti, amicizie di lunga data?
Direi che prima di tutto c’è stata la stima e ammirazione. Eravamo poco più che bambini, quasi adolescenti, e la musica New Wave iniziava a fare breccia nei nostri cuori. Innamorati del Romanticismo tedesco e dei poeti “maudits & bohémiens”: da lì il passo è stato breve. I Cure, i primi Litfiba, i Diaframma, Moda, Garbo. Ho conosciuto i Diaframma grazie a mio fratello che ascoltava tutti i giorni “Gennaio”. Abbiamo cominciato a seguirli dal vivo, fino a suonare prima di loro, una vera e propria passione…Garbo, dopo averlo apprezzato per i suoi brani più rappresentativi come “A Berlino che giorno è” o “Il fiume”, ho avuto il piacere e l’onore di supportarlo con i Soluzione, aprendo qualche suo concerto. Dopo aver registrato il nostro album, l’ho chiamato e gli ho proposto di cantare “Luce”. Mao, invece, l’ho conosciuto al Neapolis Festival di qualche anno fa. Era il periodo del suo disco “Casa”. Poi ho continuato a seguirlo in tv (Kitchen su Mtv, ecc.). A registrazioni ultimate ci siamo scambiati qualche email e gli ho proposto di cantare “Anni settanta” che sembrava perfetta per la sua voce e per il suo percorso musicale.

Veniamo ai brani, “L’esperienza segna” è vero. Ma aggiungerei insegna anche…
Certo, è una cosa indelebile che ti si appiccica addosso e ti rimane per sempre.
Con il titolo del disco (e con le canzoni), volevo sottolineare l’aspetto più profondo, quasi inconscio, che sta dietro tutto quello che facciamo nella nostra vita e che inevitabilmente ci accompagna, a volte in modo silenzioso, a volte con un rumore devastante, a volte in modo “distratto”, altre in modo decisamente “consapevole”. Volevo portare alla luce il lato più intimo di ogni esperienza vissuta personalmente o di cui sono venuto a conoscenza attraverso il racconto o il vissuto di altre persone, non fermandomi all’aspetto transitorio dell’evento in sé…

Negli “Anni settanta”, eravamo bambini (noi trentenni e oltre …) quindi è un’epoca vissuta di riflesso da adolescenti o giù di lì…
Sì, una decade strana, fatta di noi bambini in fasce e animata da una rivoluzione sociale, almeno negli intenti, unica nel suo genere, mentre, contemporaneamente, un mondo fatto di violenza, di proteste, di industrie implacabili, di inquinamento e di corruzione avanzava… Molto attuale come panorama, no?
Degli anni della contestazione ho solo ricordi sfocati, frammenti di Tg captati per caso… Tutte cose che poi ho cominciato a conoscere in modo “adulto” solo qualche anno più tardi… Le Brigate Rosse a Mestre e in Italia, Aldo Moro, copertoni che bruciano sull’asfalto di Porto Marghera, la Legge sul divorzio, quella sull’aborto, la maggior età a 18 anni, la riforma della scuola… Pasolini. E film come“Arancia Meccanica” e “Barry Lyndon” di Kubrick. I Pink Floyd… Gli Area e il progressive italiano…. Battiato… Il punk inglese.
La canzone “Anni settanta” (che nella prima versione prevedeva una coda floydiana lunghissima e che forse metteremo in rete) vuole essere una sorta di “memoriale”, qualcosa per non dimenticare e, nello stesso tempo, un po’ un inno/slogan ironico, rivolto a tutti i giovani che hanno voglia di cambiare il mondo, così come hanno tentato di farlo i giovani di allora…

Sono sempre molto interessata a come nasce un brano. Nel vostro caso è chiaro che le parole non siamo state buttate lì sulla musica o viceversa… insomma dove poco spazio c’è per l’improvvisazione e/o l’approssimazione… ovviamente vuol essere un complimento, si sente chiaramente che c’è stato molto lavoro e molto cura.
Grazie davvero. Per me la parola è sempre stata molto importante (nel disco ho dedicato una canzone al potere della parola: “Cosa Dire”). Ho sempre considerato la lingua italiana come un grande “mezzo di comunicazione” da utilizzare in musica. Da qui, la scelta di utilizzarla per la musica dei Soluzione, cercando di non ricorrere a lingue come l’inglese, spesso usato per nascondere frasi banali che però suonano bene… Certo è che come un diamante, la parola va “maneggiata con cura”, lavorata, sposata alla musica… L’idea di un brano nasce, a volte, da un concetto o da una parola che mi gira nella testa. La butto su carta e la “scompongo”: metto tutti i sinonimi da una parte e i contrari dall’altra, la scrivo al contrario, le cambio gli accenti. La ascolto. La divido in sillabe, conto le vocali e cerco di immaginare quale colore potrebbero avere e mi lascio trasportare da tutto ciò che quel colore mi evoca. Poi smetto. Non ci lavoro più. Per giorni, o anche mesi (quasi fosse un vino in barrique, attendo che giunga a maturazione). Ogni tanto apro il mio quaderno di appunti, rileggo ciò che ho scritto e annoto nuove idee. Per me, la parola è musica. Deve scivolare sulla melodia del brano e cullare l’orecchio dell’ascoltatore.
I testi racchiudono il mio vissuto di ragazzo e di musicista, ciò che i miei occhi osservano o hanno osservato, i miei pensieri, le mie sensazioni, le mie idee…

Dopo il periodo estivo tutti ci lanciamo freneticamente in nuove attività e progetti, almeno come intenzioni. Le vostre? Cosa vi aspettate da quest’autunno?
A parte la brevissima pausa di Ferragosto, a dire la verità, non ci siamo fermati un attimo.
Adesso stiamo “finalizzando” il progetto merchandising (spille e maglie) e iniziamo a organizzare il tour autunnale. Come anticipazione ti dico che abbiamo aderito all’iniziativa ideata da NewModelLabel, donando il nostro brano “Anni Settanta” per una compilation, la ‘Building sounds’, (in free download con offerta libera), che servirà a raccogliere fondi per terminare la costruzione di una scuola in India.
Stiamo inoltre ultimando i lavori legati alla collaborazione con il filosofo Manlio Sgalambro (co-autore di svariati testi di Franco Battiato), un progetto ‘sperimentale’ (tra elettronica e filosofia), che incrociando le dita si dovrebbe concretizzare presto su disco. E alcune altre idee molto carine che ti racconterò più avanti…
Questo autunno sarà un meraviglioso autunno :-) un autunno “caldo”.

About the author

Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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