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Recensioni

Sinoath – Anamnesis

Fortunato Mannino

Il disco dei Sinoath è di caratura internazionale che dimostra, ancora una volta come in Italia si fa e si produce ottima Musica, nonostante i mille ostacoli e le mille difficoltà.

L’album che presento oggi può piacere o non piacere, ma dimostra ampiamente che un album non è solo album, ma lavoro, tenacia e cultura e, finché non si capirà questo, il rischio di rimanere ancorati ai languorosi canoni o, peggio, alla spazzatura musicale è forte. Eppure la nostra penisola ha fior di musicisti, ottimi gruppi e case discografiche che da anni lottano in modo titanico contro un sistema che ha trasformato la Musica in mero intrattenimento.
L’album che presentiamo oggi è quello dei Sinoath. La loro storia musicale inizia a Catania nel 1990 e non è dissimile da quella di molte band indipendenti: ottime intuizioni musicali e un buon seguito di pubblico che fanno da contraltare a diversi cambi di line-up, lunghi silenzi e al rischio di metter fine all’esperienza. A far la differenza, spesso, è la caparbietà e quel senso di libertà che porta ad esprimere la propria Musica senza compromessi che, prima o poi, materializza l’occasione giusta… E se l’occasione giusta arriva e se si materializza col nome Black Widow Records, etichetta che dal 1992 ad oggi ha costruito sulla qualità la sua fama internazionale, c’è da essere più che soddisfatti. Ad approdare alla corte dell’etichetta ligure è Anamnesis, terzo album della band. Album che, come accennavo in premessa, ha un background importante, che consente di ricordare una bella pagina di filosofia: il mito della caverna. Mito che troviamo ne La Repubblica di Platone e che, senza dubbio, si addice molto a questa strana epoca che viviamo. Un’epoca dominata dalla Menzogna, dall’Apparenza e nella quale la Verità è talmente nascosta che quando la si scova, e si cerca di condividerla, non si è creduti. Il dramma non sta tanto nella solitudine di chi si eleva, ma il dolce brancolare nel buio dell’Ignoranza di una massa che, fintamente, decide le sorti di tutti.
Anamnesis, title track che apre l’album e tra le sue canzoni più belle, fotografa proprio il momento del risveglio, della presa di coscienza. In poche parole, l’invito è andare oltre ciò che si sa, ciò che ci imprigiona ad una vacua realtà, per assaporare, attraverso un viaggio interiore, l’essenza stessa della vita. Sempre in premessa ho scritto che l’album può piacere o non piacere e il perché di questa affermazione sta nel fatto che la loro Musica affonda le radici nel Doom e Dark Prog. Le atmosfere sono, inevitabilmente, tetre e lugubri e nei testi ritroviamo frequenti riferimenti alla cultura esoterica e pagana; Saturnalia credo sia l’esempio più lampante. Join Us, brano dal sapore epic, è l’unica concessione ad una certa orecchiabilità, quanto al testo… Il titolo dice molto, se non tutto.
Anamnesis è il classico disco di caratura internazionale che dimostra, ancora una volta, che in Italia si fa e si produce ottima Musica, nonostante i mille ostacoli e le mille difficoltà.
Imperdibile per chi ama il genere, un’ottima proposta per chi vuol cominciare a liberarsi dalle catene del mainstream.

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