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Sinead O’Connor – Teatro La Fenice, Venezia

Annalisa Nicastro

E lei entra. Entra con la stessa leggerezza impalpabile che la caratterizzava negli anni della sua giovinezza. Da lontano, sembra non sia trascorsa.

Fenice Sinead

Ci sono luoghi che sembrano fatti per contenere momenti speciali, luoghi che promettono magia.
Questa la sensazione che si aveva il 2 Aprile, arrivando davanti ad uno di questi posti, questa l’aspettativa nell’aria.
La cantante irlandese Sinead O’Connor ha scelto per il suo ritorno in Italia il Teatro La Fenice di Venezia.
Da subito, si percepisce anche all’esterno l’elettricità di una serata speciale. Entrando, lo sfarzo dell’edificio incute un certo timore e una certa fascinazione, e immediatamente si pensa alla suggestione, alla forza del contrasto che si creerà dalla personalità anticonformista della cantante con la fastosa classicità di questo inusuale palcoscenico.
La sala si riempie lentamente, in un attesa che si fa via via meno paziente, l’emozione delle persone diventa sempre più palpabile. Finalmente, si abbassano le luci.
E lei entra. Entra con la stessa leggerezza impalpabile che la caratterizzava negli anni della sua giovinezza. Da lontano, sembra non sia trascorsa. Dopo gli anni che l’hanno vista cambiata, provata nella sua forza, colpita, ora sembra rinata, di nuovo la stessa di prima, fenice lei stessa. A piedi nudi, su un tappeto in mezzo al palco. I capelli rasati, in perfetto stile O’Connor. Semplicissima, con quel suo fisico esile e minuto, ma piena di carisma, di forza.
E poi, comincia a cantare. L’aria si riempie della sua voce calda, sensuale e ruvida a tratti, delicata ma potentissima, intorno tutto scompare, gli spettatori sono rapiti, quasi increduli ad averla lì, dal vivo, a pochi passi da loro.
Sinead snocciola le canzoni una dopo l’altra partendo da Queen of Denmark, 4th and vine, passando per Nothing compares to you, interpretato però in modo nuovo, e terminando con In this heart, Fire on Babylon and The last day of our Acquaintance.
Anche lei sembra gioire di quei momenti su quel palco, del calore del pubblico. Generosa con l’interpretazione, molto riservata e quasi timida con le parole, ad ogni applauso un timido ‘Thank you’, poco altro.
Quasi due ore che scivolano via sulla sua voce, sulla musica, sulle emozioni. Due ore in cui, in quel luogo, le aspettative sono state esaudite, una magia è avvenuta.

Foto di Alessandra Freguja

About the author

Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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