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SHAI MAESTRO @ Blue Note + Recensione THE DREAM THIEF

Scritto da Nicola Barin

Quello che piu’ colpisce di Shai Maestro è l’equilibrio, l’attenzione alle dinamiche e lo stupendo timbro cosi corposo ed umbratile.

“THE DREAM THIEF”
Ecm Records 2018
Shai Maestro, piano
Jorge Roeder, contrabbasso
Ofri Nehemya, batteria

 

Il pianista israeliano, dopo diverse collaborazioni, lo ricordiamo accanto al contrabbassista Avishai Cohen, entra nelle squadra dell’etichetta tedesca Ecm Records in punta di piedi, costruendo il suo nuovo trio con l’ormai rodato contrabbassista peruviano Jorge Roeder e il nuovo batterista, anche lui israeliano, Ofri Nehemya.
Un lirismo abilmente trattenuto ed una propensione melodica sono le caratteristiche più evidenti del progetto. Maestro proviene da studi classici e ciò trasuda da ogni nota, quasi un jazz da camera.
The Forgotten Village si apre con un chorus schietto, dopo l’esposizione, come in una staffetta, il testimone viene prima offerto a Roeder che congiuntamente alla batteria fa salire il brano che il piano ricompone nella chiusura.
Anche in The Dream Thief il timbro è profondo, dovuto alla scelta del musicista di un piano Steinway con tali caratteristiche. Dopo due minuti, Nehemya dischiude il brano con un tempo veloce, incalzante e Maestro manifesta il suo pianismo dell’eloquio elegante.
New River, New Water coinvolge fin dalla prima nota, tema semplice ed immediato, la batteria lavora instancabilmente dimenticandosi dei piatti e creando un magnifico tappetto ritmico per il grande appetito del piano che, subito dopo il tema, inizia ad improvvisare: sintassi veloce e un livello di concitazione insuperabile in cui sentiamo i mugolii, i gemiti del pianista (come non ripensare a Keith Jarrett), mantenuti nella registrazione, a testimoniare la tensione che raggiunge il parossismo.
These Foolish things (remind me of you), per piano solo, viene riletto rispettando le caratteristiche dello standard: ad un primo ascolto appare totalmente improvvisato.
What Else Needs to Happen è un breve inno, con pochi accordi, sui cui gioca il pianista. In sottofondo lo accompagna il discorso tenuto nel 2016, alla Casa Bianca, dall’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama a proposito del controllo delle armi. Lo spunto nasce dal massacro della scuola elementare di Sandy Hook avvenuto nel 2012 in Connecticut.
My Second Childhood, per piano solo, apre l’album rendendo omaggio ad un dei più importanti cantanti e musicisti israeliani: Matti Caspi.
Un progetto che, con l’attenta supervisione di Manfred Eicher, produttore dell’etichetta Ecm Records, sa far risaltare le migliori caratteristiche di questo giovane pianista: l’equilibrio, l’attenzione alle dinamiche e lo stupendo timbro cosi corposo ed umbratile.

Articolo di Nicola Barin
Fotografie di Erminio Garotta @ Blue Note, Milano

 

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Nicola Barin

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