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La soffitta Recensioni

Rufus Wainwright – Poses

Marco Restelli
Scritto da Marco Restelli

Poses di Rufus Wainwright è un album che resiste nel tempo e mantiene intatto tutto il suo fascino

Nel 2002 un cantautore che considero fra i più interessanti del panorama pop internazionale, di nome Rufus Wainwright, pubblica un disco eccezionale intitolato Poses.
Figlio d’arte (dell’americano Loudon Wainwright III e della canadese Kate McGarrigle), aveva già fatto uscire un album d’esordio omonimo, ma dai risultati commerciali in realtà piuttosto deludenti rispetto alle legittime ambizioni. Il ragazzo si trova di fonte alla fatidica “seconda prova” che poteva decretarne, alternativamente, l’esplosione artistica o l’oblio. Grazie ad alcuni produttori capaci – come Pierre Marchand, Ethan Jones, Greg Wells – oltre ovviamente ad una dozzina di pezzi veramente interessanti, Rufus riesce a far breccia sia nella critica (si piazza al primo posto nella speciale classifica di Billboard dedicata agli artisti emergenti) che nel pubblico. Quello che caratterizza Poses sono da una parte i temi, tutti personalissimi e trattati in maniera disinibita, dall’altra le melodie, spesso accattivanti quando non addirittura sublimi e, infine, l’incredibile estensione vocale di Wainwright.
I brani degni di nota sono molti, a cominciare dal primo singolo midtempo Cigarettes & chocolate milk (cantata, ben 12 anni dopo, come ospite a Sanremo) nel quale il cantautore descrive apertamente tutte le sue debolezze, i desideri e le difficoltà della sua vita. Ipnotica la successiva Greek Song, basata su linee armoniche di un pezzo classico di Von Weber (Der Freischütz) e resa ancor più intrigante dal suono di un violino (Anjana Srinivasan) e dei corni francesi (Jean Paquin e Pierre Savoie). La mia preferita però resta proprio la malinconica e decadente Poses nella quale Rufus guarda delle fotografie su un muro, descrivendole in parte ma nel contempo parlando della vita in maniera così intima che è difficile non provare empatia per i sentimenti agrodolci che comunica, con frasi del tipo “life is a game and true love is a trophy”. Sublime.
C’è spazio anche per episodi più spensierati e vivaci come California, che descrive lo Stato americano come una grande tentazione, piena di edonismo ed esibizionismo smisurati tanto da intimidire chiunque. Il verso paradossale che meglio sintetizza il mood apre e chiude il la canzone: “California, you’re such a wonder that I think I’ll stay in bed”.
La splendida Grey gardens insieme all’accoppiata The tower of learning e The consort mantengono sempre altissima la qualità del songwriting eppure l’apice viene toccato nuovamente con il bonsai piano e voce finale di In a graveyard. In poco più di due minuti Rufus descrive la sua passeggiata in un cimitero fra le tombe, mentre riflette sulla vita, sull’amore e inevitabilmente sulla morte che un giorno lo riporterà in quel luogo (“Then along the bending path away I smiled in knowing I’d be back one day”). Da brividi.
Abbiamo inserito questo disco nella rubrica La Soffitta perché pur non essendo il più celebre e venduto di Wainwright, sta resistendo al passare del tempo mantenendo intatto tutto il suo fascino e meritando di non essere lasciato “nel dimenticatoio”. Nei mesi prossimi l’artista intraprenderà un lungo tour mondiale (già annunciato sui social) in cui riproporrà dal vivo solo Poses ed il precedente album e ciò, forse, avvalora in parte anche questa nostra scelta editoriale.

About the author

Marco Restelli

Marco Restelli

Originario di Latina, ma trapiantato ormai stabilmente a Bruxelles. Collaboro con diversi siti musicali. Collezionista di dischi dai primi anni '80, ascolto praticamente ogni tipo di musica, distinguendo solo quella che mi emoziona da tutto il resto.
In progetto: l'attività di promoter di eventi live di artisti emergenti nel Benelux. Sono orgogliosamente cattolico, ma ritengo che la tolleranza sia alla base delle relazioni umane. Se dovessi salvare un solo disco, fra i miei 3500, sceglierei "Older" di George Michael. La mia più grande passione, oltre alla musica: la mia famiglia e i miei tre bambini.

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