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Interviste

Roberto Binetti e Ale Pacho Rossi, Intervista

Fortunato Mannino

Due grandissimi musicisti si raccontano

Oggi incontriamo due grandi della Musica, che hanno deciso di sublimare le loro sensibilità in un album carico di suggestioni. L’album s’intitola Tempo, una Suite per pianoforti e percussioni e porta la firma del tastierista Roberto Binetti e del percussionista Ale Pacho Rossi. I loro curricula sono talmente importanti che, per non far torto a nessuno, eviterò il tedio di un lungo elenco ma… ai più distratti ricordo che a dare colore ad un album non è solo il front man (spesso non lo è proprio), ma i musicisti che lo accompagnano. Detto questo se non avete focalizzato bene i due Artisti… internet è una gran bella miniera d’informazioni. Ovviamente il mio non è un rimprovero, non avrei titolo né mi permetterei, ma l’invito ad una maggiore attenzione a quell’Arte che tutti noi amiamo.

Innanzitutto vi do il benvenuto su SOund36, è un piacere ospitarvi sulle nostre pagine.
Buongiorno e grazie a voi.

La prima domanda è, ovviamente, un po’ scontata. Vi chiedo, infatti, di raccontarci com’è nata questa splendida alchimia.
Pacho. La suite nasce idealmente 18 anni fa! Stavo attraversando un momento difficile della mia vita privata e sentivo il bisogno di esorcizzare il male che mi attraversava l’anima, mi sono chiuso per 3 giorni e 3 notti in un piccolo studio di registrazione alla periferia di Milano ed è nata l’ossatura fatta di tamburi, percussioni e voce narrante. Ci sono voluti quasi vent’anni di sedimentazione prima di telefonare a Roberto sottoponendogli l’idea. Il suo contributo è perfetto, completa in maniera chiara e poetica l’oscurità originale dando luce al nostro sodalizio artistico. Abbiamo aggiunto in coda al cd 3 songs più corte molto significative contenenti i colori musicali a noi cari.

Roberto. Conosco Pacho dagli anni 90, quando suonavamo insieme in alcune band, poi le nostre strade artistiche hanno viaggiato parallelamente finché ci siamo rincontrati in studio durante una mia registrazione, da lì è partita la voglia di suonare insieme che si è concretizzata nel momento della “famosa” telefonata in cui Pacho mi ha messo al corrente di quella che io ho definitivo una “Suite per percussioni” che mi ha subito coinvolto a livello musicale ed emotivo: ho ascoltato il tutto con molta attenzione e dopo un mese avevo vestito con il mio pianoforte e le mie tastiere tutto il lavoro, ho voluto creare armonie e melodie che fossero il più possibile affini alle sensazioni date dalle percussioni.

In quest’ultimo anno mi è capitato di recensire album, leggere libri che avevano a che fare col Tempo, col Sogno, col Viaggio. Ho notato quasi un’urgenza da parte del mondo della Cultura di ricordare a tutti che c’è qualcosa d’importante, che va oltre l’apparenza e la quotidianità. Un’urgenza che colgo in modo netto anche nel vostro progetto. Qual è il messaggio che volete mandare all’ascoltatore?
Pacho. Rispondo con una frase di Wayne Shorter a me cara. Noi siamo abituati a vivere il tempo come unità di misura della nostra quotidianità, scandisce ogni nostra azione, ogni nostro desiderio e azione, ma è una visione limitata. Dovremmo abituarci a pensare al tempo collocandolo nell’eternità, gli antichi Greci questa cosa la sapevano bene, la natura rappresentava lo sfondo immutabile su cui l’uomo è chiamato a modellarsi per essere giusto, vi era un concetto di ciclicità in netto contrasto con la visione Giudaica in cui l’uomo è posto al centro del creato per volere Divino. Forse in un’epoca frenetica si sta capendo l’importanza del prendersi Tempo per guardarsi dentro e riarmonizzarsi con la natura. Non occorre stravolgere la nostra vita, bastano piccole cose che conducono alla felicità, il viaggio è un’esperienza importante per conoscere ed arricchirsi, il Tempo è circolare, si ripete sempre uguale, qui sta la sua magia.

Roberto. Siamo orami assuefatti ad una vita frenetica scandita dai nostri molteplici impegni ed interessi, ed è bello così. Però a volte sarebbe salutare trovare un momento di pausa, rallentare, guardarsi dentro, ascoltarsi, aprirsi, cogliere e sapere assaporare il momento: “Tempo” è un viaggio, un sogno, un modo per dire “non correre, non fare tutto di fretta, fermati, prendi il tuo Tempo”.

Le vostre esperienze musicali attraversano in modo trasversale il mondo della Musica. Come definireste e collochereste il vostro progetto?
Musica colorata, un grande contenitore che racchiude tutti i colori del mondo. A volte le influenze sono più marcate, a volte è solo un sapore, ma l’idea è sempre quella della circolarità, abbiamo amato tantissimo i Weather Report, li reputiamo uno dei più grandi gruppo del mondo , la loro musica era totale e soprattutto libera di andare in tutte le direzioni, erano esploratori , viaggiatori misteriosi (è il titolo di un loro album), visionari, curiosi. Suoniamo una musica che non si ferma in superfice ma va a fondo in ogni cosa, citando John Coltrane: ci sono sempre nuovi suoni da immaginare e nuovi orizzonti da scoprire, ma per dare a chi ci ascolta il meglio dobbiamo guardarci dentro e pulire continuamente lo specchio.

Parole Vuote è un breve ma significativo momento dell’album. Mi sembra rispecchi in pieno il nostro periodo storico e, purtroppo, il mondo della Musica non fa eccezione. Vi chiedo un giudizio obiettivo su questo complesso mondo, nel quale la qualità è spesso subordinata al successo effimero.
Più che dare un giudizio occorre fare una analisi, quello che succede nella musica è lo specchio dei tempi. Negli anni ‘90 si prendeva un artista dalla cantina, gli si proponeva un lavoro a lungo termine fatto di sacrificio, gavetta, km sul furgone ed originalità! C’erano tantissime band, con suoni ed idee diverse, si attendeva giorni e mesi per vedere i propri idoli dal vivo, la musica faceva da coefficiente sociale, oggi quel mondo non esiste più. Non c’è più una scena, non ci sono locali dove i musicisti si trovano per scambiarsi le idee, parlare, stare insieme, non c’è collettività ma solo individualismo. Di conseguenza la musica che da sempre è un termometro sociale ne risente, si fanno strada i prodotti preconfezionati, usa e getta, facili da gestire e soprattutto l’utile è il fine a discapito della qualità. L’unico modo per contrastare questo fenomeno è riappropriarsi della letteratura, dei rapporti sociali, infuocarsi con passione alte come arte, musica, pittura, promuovere la cultura, come direbbe Umberto Galimberti; riscoprire la Grecità!

Tempo, una Suite per pianoforti e percussioni è destinato a diventare uno splendido unicum o avete già in mente di collaborare ancora in futuro?
Ora siamo impegnati nella promozione del nuovo cd con diversi concerti, suonando insieme ogni volta nascono nuove idee, nuovi spunti, nuovi brani da inserire in un potenziale Tempo2, chissà dove ci porterà il nostro percorso, ma ora viviamo ed assaporiamo il momento!

(Domanda per Ale Pacho Rossi) In occasione del suo ultimo tour, ho avuto la fortuna di scambiare qualche parola con Fabrizio De André. Ricordo che gli chiesi un ricordo di Naco, percussionista straordinario che contribuì molto a qual capolavoro che è Anime Salve, che a lui è dedicato. La risposta mi lasciò un po’ perplesso. Mi aspettavo, infatti, un ricordo del musicista ma Faber mi restituì il ricordo di un uomo davanti ad un piatto spropositato di gamberetti fritti. Oggi chiedo a te Pacho un ricordo umano e professionale di questo straordinario artista.
Naco ed io eravamo grandi amici, oltre che colleghi. Un uomo intelligentissimo, una persona di grande umanità, il più grande percussionista che ho conosciuto, un genio, un musicista che manca tantissimo non solo al mondo del ritmo ma alla cultura tutta. Possedeva un senso del tempo strabiliante, aveva una personalità gigantesca l’ho visto fare cose pazzesche! Tutto quello che si suona oggi lui lo faceva 30 anni fa, mi ha insegnato a concepire il set come una gigantesca tavola armonica piena di colori, mi ha insegnato a suonare il berimbau, mi ha insegnato ad usare la voce come Nanà Vasconcelos, uscivamo sempre insieme la sera, si andava a vedere concerti , mangiare , bere, sono ricordi meravigliosi quelli che mi porto nel cuore, mi ha cambiato la vita, è stato un grande insegnante per me , la sua prematura scomparsa è stato un evento dolorosissimo della mia vita , ho impiegato anni per elaborare quanto era successo. Conosco sua sorella Linda e suo fratello Rosario (Grande contrabbassista di jazz), sono persone splendide, uno dei miei berimbau era suo, me lo regalò lui, ma questa è una cosa magica e non si può raccontare.

(Domanda per Roberto Binetti) Chiedo anche a te di condividere con i nostri lettori un momento / un ricordo particolarmente importante della tua carriera
Mi piace ricordare una sera in concerto con la grande cantante Gloria Gaynor a Roma: la scaletta prevedeva una ballad e iniziammo il brano solo pianoforte e voce, un po’ seguivo lo spartito un po’ improvvisavo seguendo la grande musicalità dell’artista, la prima pagina stava per finire, mi accingo a voltare pagina quando… la successiva non esisteva, la seconda pagina si era perduta! Vado in panico per 1 secondo non di più, perché eravamo live davanti a migliaia di persone dunque il brano doveva comunque continuare. Quindi a quel punto abbandono lo spartito ormai inesistente e lanciando sguardi armonici verso la cantante continuo a suonare improvvisando accordi e fraseggi musicali consoni alla prima parte della canzone: ovviamente la Gaynor si è subito accorta della mancanza dello spartito ma con grande professionalità e musicalità abbiamo continuato improvvisando ascoltandoci e seguendoci l’uno con l’altra per diverse battute, fino a rientrare armonicamente sul ritornello e concludere il brano senza che il pubblico di fosse accorto del problema. E’ stato un momento irripetibile, dove ha preso il sopravvento la Musica libera da ogni schema, mi sembrava di librarmi senza peso sopra il palco, la magia delle note.

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