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A propos de Interviste Recensioni

Report Babel Med 2017

Chiara Giorgi
Scritto da Chiara Giorgi

Babel Med Music, una piattaforma culturale ed economica per la world music e il jazz

Svoltosi a Marsiglia dal 16 al 18 marzo, il Forum ha riunito 2.000 professionisti internazionali venuti dall’Europa e dal Mediterraneo, dall’Africa e dalle Americhe in uno spazio privilegiato con oltre 150 stand e 850 strutture dell’industria musicale e del settore culturale. Di giorno, appuntamento in zona Vieux Port, padiglione J1, per il tempo dedicato agli scambi anche commerciali, insieme alla sperimentazione e alla riflessione intorno ai grandi temi che animano la filiera musicale. Di notte invece, la scena è lasciata agli artisti che animano i palchi del Dock des Suds: 15.000 spettatori e una trentina di concerti per propagare le “buone onde” al di là delle frontiere.

SOund36 ne ha parlato con Sami Sadak, co-direttore di Babel Med Music.

 Marsiglia, importante porto e bacino della cultura del Mediterraneo. Come le navi che arrivano qui da tutto il mondo, così Babel Med rappresenta oggi l’appuntamento più importante per la world music. Un Forum che ha visto crescere di anno in anno la sua autorevolezza. Qual è l’esigenza che vi ha spinto a dar vita a Babel Med?
Babel Med esiste da 13 anni. In questi 13 anni siamo cresciuti molto; oggi, se ci sono 3.000 professionisti che vengono ogni anno a trovarci, se c’è un pubblico di 15.000 persone che ci segue ogni sera per i concerti, è perché siamo andati incontro alle esigenze della professione e del pubblico in tema di world music.
Oggi abbiamo visto che la world music si ispira molto al jazz, all’elettronica, e altro. Quindi abbiamo saputo adattarci a questa esigenza e al mix tra world music e jazz; quest’anno infatti abbiamo deciso di aprire Babel Med al jazz e ci sono molti artisti – come Chassol e Maarja Nuut, tra gli altri – che mescolano la world music all’elettronica.

Quindi l’apertura di Babel Med alla musica jazz è stata una naturale evoluzione?
Il jazz nasce già come world music, visto che si tratta dell’incontro tra africani ed europei; il jazz proviene dalla tradizione degli schiavi, dei campi e dei neri africani esiliati in America e si intreccia poi con gli europei e con i loro strumenti.
Di contro, quando si guarda all’evoluzione del jazz, quando guardate alla programmazione jazz dei festival di oggi, è pieno di musicisti jazz indissolubilmente legati alle tradizioni regionali e locali. Oggi il jazz israeliano rappresenta già un fenomeno musicale, il jazz balcanico con tutto quello che conoscete, il jazz turcho, tutto ciò ci dà realmente l’idea dell’apertura del jazz alle grandi tradizioni della world music.

30 concerti in tre notti. Quali sono stati i gruppi più significativi per l’identità di Babel Med?
L’identità di Babel Med, come sapete, è quella di un’enclave mediterranea aperta allo stesso tempo all’ascolto del mondo intero e dell’estetica incrociata. Quest’anno siamo stati molto contenti di festeggiare il quarantennale di A Filetta, abbiamo organizzato anche il ritorno di Rachid Taha, personaggio emblematico dell’immigrazione in Francia; per me, il concerto di Chassol è stato un momento molto emozionante con il suo connubio di immagini e musica dei caraibi che dialogano tra di loro; Maarja Nuut, la violinista estone che mescola atmosfere nordiche all’elettronica; ci sono stati anche momenti molto forti giovedì sera, con il concerto di Juan Carmona e Chaâbi Flamenco e la musica andalusa, che rappresenta davvero molto bene l’immagine di Babel Med dove si vive l’incontro tra il nord e il sud; gli arabi-andalusi e i suonatori di flamenco non hanno aspettato Babel Med per incontrarsi, ma si tratta di una nuova creazione di questa estetica. Ho anche molto amato Paul Wamo, che proviene dalla Nuova Caledonia, e che fa uno slalom tra i ritmi della sua terra e testi estremamente contemporanei e poetici. Stasera ascolteremo Betty Bonifassi con la sua voce jazz e i testi dei canti dei prigionieri degli Stati Uniti, raccolti a sua volta da Lomax.

Qualche anticipazione per la prossima edizione?
Non è possibile, perché riceviamo 1.700 proposte artistiche ogni anno e aspettiamo quelle per fare la programmazione. In un festival classico abbiamo idee da cui partire, qui a Babel Med invece si parte dalle proposte per definire poi l’offerta musicale.

Ultimo giorno della 13 edizione… Più soddisfazione, gioia o stanchezza?
Un mix dei tre!

Grazie mille, Monsieur Sadak! Ci vediamo l’anno prossimo alla 14° edizione di Babel Med.

Live Report dal Babel Med 2017

“… Ci vediamo alle 19.30 ai Dock des Suds …”. E’ proprio in questa grande struttura, dove tante merci e tante storie sono transitate, che troviamo il cuore pulsante dell’appuntamento nella Babele dei suoni: la musica dal vivo!
In tre serate, con trenta concerti, gli spettatori hanno fatto il giro del mondo chiudendo semplicemente gli occhi e aprendo le orecchie. E’ risaputo che quando si vola lo si può fare ad alta e bassa quota ed è stato proprio quello che è successo a noi, ascoltando la proposta musicale del Babel Med 2017.
Il decollo è stato un po’ faticoso e traballante, causa il troppo vento mosso da Chaabi-Flamenco: Juan Carmona & Ptit Moh, ensemble variopinto, dalle molto buone qualità esecutive ma poco coinvolgente sul piano emozionale.
L’aereo però ha fatto una bella impennata con Chassol che ha saputo trasportare il pubblico in un bel viaggio sonoro che sa di caraibi e di musica elettronica, grazie anche all’interazione tra musica e video. Con il sassofonista canadese-haitiano Jowee Omicil invece siamo scesi a bassa quota per trovare echi di un Sonny Rollins con pochi spunti melodici e dalla ritmica un po’ debole. Di corsa da una sala all’altra, siamo incappati nella performance di Imam Baildi, gruppo greco, nutrito di bravi musicisti purtroppo naviganti nei cliché della contaminazione “a tutti i costi”.
Il nostro aereo si impenna grazie a Shai Maestro, pianista israeliano dal tocco vellutato e raffinato, accompagnato da un’ottima sezione ritmica formata da contrabbasso e batteria. La vocalità del celebre gruppo A Filetta, a Babel Med in occasione del quarantennale, poi è stata una raffinata planata sulla meravigliosa Corsica.
Su, ancora più su ci ha portati la bella e istrionica capoverdiana Lura, con la sua vocalità raffinata ma anche imponente, mescolando bene tradizione e musica pop.
Rachid Taha, icona del rock “elettrorientale”, ha tenuto alto il livello anche grazie ai musicisti che lo accompagnavano mentre i Vocal Sampling, gruppo a cappella cubano, hanno fatto calare il volo della seconda giornata di concerti.
Il pubblico del terzo giorno si è scatenato con il set dei connazionali Bandadriatica che con la loro travolgente energia, italianità e finissima orchestrazione hanno fatto un figurone. Fantastico viaggio è stato quello nelle atmosfere dei Black String, quartetto coreano dove la tradizione fatta di flauti, percussioni e geomungo (strumento cordofono tradizionale) si è ottimamente fusa con gli sperimentalismi di chitarra elettrica ed effetti vari. Le vocalist dei Rising Tide, gruppo di ottimi musicisti, hanno coinvolto il pubblico con un mix di reggae spruzzato di jazz, non molto originale ma fatto talmente bene che il risultato è stato davvero di alto livello.
“… il prezzemolo sta dappertutto…” dicevano un tempo le nonne italiane, così anche il Rap ha trovato spazio nel Babel Med con il franco-colombiano Rocca. Bravo ma al pubblico internazionale presente in sala è sfuggita qualche sillaba del testo cantato.
Ogni aereo, decollato, dovrà pur sempre toccare di nuovo terra e infatti la discesa che chiude il nostro “babilonico” viaggio musicale è affidata agli spagnoli Txarango: tanta simpatia, “zumpa-zumpa” a profusione ben suonato e confezionato, ma purtroppo portano ancora i pantaloni corti.
Il volo del Babel Med 2017 finisce qui e SOund36 vi da appuntamento al prossimo anno.
Ringraziamo Jean De Peña per le foto

 

Video Intervista ad alcuni partecipanti dello stand Italian World Beat presente al Babel Med

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