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Recensioni Soundcheck

Renato Fucci – Primidimaggio

Fortunato Mannino

Album d’esordio molto raffinato

Quello che presentiamo oggi è un viaggio. Un viaggio iniziatico nella realtà e nell’Io che la percepisce. La realtà non è mai oggettiva, ma cambia di sguardo in sguardo e più l’animo è arido, meno essa svela i segreti della sua bellezza. I tempi che viviamo sono frenetici e già vent’anni fa Giovanni Lindo Ferretti, in contesti diversi, denunciava la società del produci – consuma – crepa, oggi qualcosa è cambiato e siamo giunti a quella del brucia – appari – crepa.
La degenerazione sociale a cui, con dispiacere e impotenti, assistiamo, produce anche frutti che sono il segno inequivocabile che, forse, si è ancora in tempo per un’inversione di rotta e, in tal senso, l’Arte, nella sua concezione più alta, appare l’unica via di salvezza.
Non a caso il protagonista di
Primidimaggio, album d’esordio del pianista Renato Fucci, è l’uomo strano. Strano perché, in solitudine e controcorrente, decide d’intraprendere un percorso spirituale che lo porta a guardare con occhi nuovi se stesso, il suo agire e il suo ruolo all’interno di quel meraviglioso capolavoro che è la Natura. Il percorso, che si dipana attraverso nove struggenti quanto romantiche composizioni per pianoforte, è il racconto in Musica del ritrovarsi, a cui fanno eco le parole che sul libretto accompagnano le composizioni. Il racconto, tra mitologia, simbolismo e panismo, è un percorso iniziatico di purificazione, che comincia con il semplice osservare la bellezza della Natura e finisce con la scoperta di una nuova dimensione del . Nove fasi di cui mi piace ricordarne due in particolare: Rusalka la ninfa sensuale che rappresenta la carnalità e che con le sue astuzie allontana dall’Amore e dalla Conoscensa e Il Sentiero Della Lupa che ci ricorda di non giudicare a priori, ma di capire le ragioni e scoprire il bello in ciò che è dipinto come cattivo.
Aggiungere altre parole, a questo punto, credo sia superfluo, perché è chiaro che Primidimaggio è, sotto tutti i punti di vista e qualunque sia l’approccio dell’ascoltatore, un album molto raffinato. Aggiungo, per dovere di cronaca, che l’album trae spunto da un’esperienza fisica e spirituale che la sensibilità di Renato Fucci, compositore irpino, ha trasformato in un ottimo esordio.

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