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Recensioni

Queens of the Stone Age – Villains

Fernanda Patamia
Scritto da Fernanda Patamia

è un buon album nonostante non sia in linea con la produzione precedente.

Dopo ben 4 anni dall’uscita dell’ultimo album i Queens of the Stone Age tornano a far parlare di sé con Villains, rilasciato lo scorso 25 Agosto.
Sebbene, prima del rilascio, lo stesso frontman Josh Homme abbia definito l’ultima opera della band come il loro miglior disco possiamo di certo affermare che non sia il caso di gridare al capolavoro.
L’angoscia, il pathos, l’oscurità che avevano contraddistinto album come “Songs for the Deaf” e “Rated R” lasciano spazio a ritmi orientati molto verso il genere elettropop e dance rock e se sulle note di “In the fade” veniva la voglia di lasciarsi cadere su un letto per essere trasportati da un vortice di suoni striduli e dalla calda voce di Homme con “Feet don’t fail me now” ci si immagina su una pista da ballo circondati da fiumi di alcool.
“The evil has landed” è la traccia più esplosiva insieme a “The way you used to do” mentre “Hideaway” sembra appena uscita dagli anni ’80.
Già nel precedente “…Like Clockwork” tracce come “Smooth sailing” e “If I had a tail” si discostavano molto dall’alternative rock con cui le Regine avevano parecchia confidenza. Verrebbe quasi da dire che il produttore Mark Ronson abbia soltanto assecondato e, se vogliamo, amplificato il lato Pop della band, il che ha portato alla creazione di un album ballabile, dai suoni ingentiliti e più alla portata di chi ascolta i QOTSA per la prima volta.
Villains, unico album al quale non abbia collaborato nessuna personalità di spicco come Mark Lanegan, Dave Grohl, Nick Oliveri è di sicuro un album variegato e orecchiabile e che sa tenere piacevolmente compagnia per tutti e 48 i minuti della sua durata.
La categoria dei fan che seguono i Queens of the Stone Age sin dagli esordi è ora spaccata in due: quelli che pensano che le loro aspettative siano state deluse perché ormai di quelle sonorità distorte e patite suonate dagli ex Kyuss è rimasto ben poco e quelli come me che credono che il cambio delle sonorità di una band così longeva faccia parte di quel naturale e inevitabile processo di evoluzione il cui risultato ha portato comunque alla realizzazione di un buon prodotto nonostante non sia in linea con la produzione precedente.

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