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Interviste

Quartieri Jazz, Intervista

Teresa Arcucci
Scritto da Teresa Arcucci

Quartieri Jazz è un gruppo che esprime e mostra in musica tutto l’orgoglio partenopeo possibile attraverso il genere musicale Neapolitan Gipsy Jazz.

Ho avuto modo di incontrare il gruppo musicale Quartieri Jazz in due occasioni e sempre in location particolari e importanti, dislocate in una città enorme come lo è Napoli. Enorme come il fermento musicale che l’ha da sempre caratterizzata. Quartieri Jazz è un gruppo che si esprime musicalmente, mostrando tutto l’orgoglio partenopeo possibile, attraverso il genere musicale Neapolitan Gipsy Jazz. Il gruppo è al decimo anno di attività musicale che si fonda, come spesso accade, sull’autoproduzione facendosi manager di se stesso. Mario Romano capogruppo Quartieri Jazz, come gli altri musicisti del gruppo, ha studiato e si è formato presso il Conservatorio si San Pietro a Majella di Napoli. Sono tutti musicisti napoletani provenienti da vari quartieri della città che manco a dirlo sono quartieri difficili. Il genere musicale dei Quartieri Jazz è sicuramente tutto partenopeo, mediterraneo nel quale ho trovato evidenti tracce anche di musica balcanica.

Mario dove e quando nasce il Progetto musicale?
Quartieri Jazz nasce il 4 Luglio 2007, esattamente 10 anni fa sul palco del Teano Jazz Festival, passammo le selezioni, per poi vincere il premio della critica. Quella sera gli applausi del pubblico, mi fecero intuire che, la fusione del Gipsy Jazz con la tradizione napoletana, poteva funzionare. Sempre quella sera, al Teano Jazz Festival, il big della serata fu Richard Galliano e, manco a dirlo, dopo 10 anni, il 6 Luglio c.a., abbiamo aperto il suo concerto in occasione del Luglio Jazz in Campania. Confrontarsi con un maestro del Gipsy Jazz per una serata intera, ha sempre qualcosa di magico.

Quali sono le influenze musicali che maggiormente vi hanno ispirato?
Prima di entrare in conservatorio ho studiato tanto Pino Daniele, Pat Metheny, Luis Salinas quindi tradizione musicale napoletana , latin jazz, musica brasiliana, il blues jazz di Robbenn Ford.
Ho iniziato all’età di 20 anni a suonare la chitarra, ne ero completamente rapito. Credo che la svolta significativa è venuta quando un giorno del 2007 comprai un cd di un chitarrista francese, incuriosito dal fatto che era quasi un mio omonimo “ Romane”. Rimasi folgorato perché scoprii che stavo già suonando il Jazz Manouche senza saperne dell’esistenza. Da allora il legame con il genere è diventato ancora più forte e ho usato vari chitarristi manouche come cerniera di tutto il mio background fino a suonare oggi il Neapolitan Gipsy Jazz.

Quali sono state le collaborazioni che hanno anche permesso un arricchimento sul piano dell’esperienza musicale e non solo?
Le collaborazioni ovviamente sono venute con il primo cd del gennaio 2013 E’ strade cà portano a mare, hanno partecipato tutti i miei maestri coloro, che mi hanno fatto crescere artisticamente, cito Joe Amoruso, Daniele Sepe, Marco Zurzolo, Antonio Onorato, Riccardo Veno e tanti altri. Ma soprattutto il mio maestro di chitarra Paolo del Vecchio storico chitarrista di Beppe Barra.

Nel secondo cd, ho avuto di nuovo la collaborazione di alcuni, ai quali si sono aggiunti delle new entry, come la cantante Brunella Selo e Fabiana Martone, la tromba di Gianfranco Campagnoli e il trombone di Lello Carotenuto. Collaborazioni che frattanto hanno il piacere di ripetersi in talune occasioni.

I componenti del gruppo che hanno permesso la realizzazione del progetto musicale chi sono?
Come capogruppo Quartieri Jazz ho l’onere e l’onore di guidare questa squadra di musicisti straordinari, negli anni il gruppo si è allargato ed è cresciuto artisticamente ed umanamente condividendo insieme valori ed obiettivi.
Devo molto ai miei colleghi, che considero fratelli, conosciuti al Conservatorio, come anche gli altri conosciuti durante il percorso artistico e sono: Alessandro de Carolis, Alberto il Mago Santaniello, Luigi Esposito, Ciro Imperato, Ilario Franco, Emiliano Barrella. Le nostre cantanti Fabiana Martone e Carolina Franco che di tanto in tanto donano valore aggiunto ai nostri concerti; i nostri due piccoli “nipotini” Lollo e Dodò di 7 anni rispettivamente soldatino e scugnizzo dei nostri live. Luca Delgado che pregno del suo orgoglio partenopeo ha arricchito con letture in tema i nostri concerti; Marina Sgamato e Maria Dalmotto che hanno firmato gli scatti e la grafica dell’ultimo lavoro e Massimo Cuomo autore del nostro primo video ufficiale. Una menzione speciale va a Carmen Cerchiaro Social Media Manager dell’ufficio stampa e promoter del progetto.

L’ultimo lavoro discografico Le quattro giornate di Napoli cosa vuole comunicare e qual è il filo conduttore dei brani?
L’ultimo lavoro discografico Le quattro giornate di Napoli, fotografa sicuramente un momento di rinascita che stiamo vivendo in città, nonostante il persistere di tanti problemi. Da un po’ di tempo, pare esserci finalmente un ricambio generazionale e noi ne siamo parte in quanto figli del Napolitan Power. Le musiche mi sono state ispirate da quel settembre del ’43, quando i napoletani uniti cacciarono il nemico nazista. Credo nell’unione dei napoletani senza distinzione di classe. Solo facendo gruppo si possono cambiare le cose e lasciare alle future generazioni una Napoli Migliore. Il bimbo in copertina è il mio nipotino Lorenzo di 6 anni oltre a ricordare Gennarino Capuozzo medaglia d’onore morto sul campo in quei giorni. Ecco, il nostro futuro sono i bambini e tutto parte da loro, se gli si da il diritto alla scuola e alla cultura.
Nel cd il messaggio è chiaro: c’è bisogno di presa di coscienza, attraverso l’idea che siamo tutti dei soldati che devono lottare per una Napoli migliore, perché nel bene e nel male a lei dobbiamo tutto quello che siamo.
Il mio legame con questa terra, ogni giorno che passa, è sempre più forte e come gruppo ci siamo resi conto che quella ricerca “esterofila” si sta rivolgendo sempre di più verso le nostre radici, verso le mie radici. Il prossimo lavoro che inizieremo, verso ottobre/novembre, sarà tutto su Pino Daniele, cercheremo di metterci tutto quello che abbiamo imparato da lui e dalla cultura Partenopea tout court.

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