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Recensioni

Porno Teo Kolossal – Monrovia

Fortunato Mannino

E’ un album spettacolare e impegnativo dalle mille sfaccettature sonore

Prima di scrivere qualunque cosa su Monrovia, permettetemi di ringraziare pubblicamente Massimo Divenuto e i Porno Teo Kolossal per avermene fatto dono un mesetto fa. Questo lungo periodo di ascolto mi ha permesso non solo di apprezzare le mille sfaccettature sonore di un album spettacolare e impegnativo, ma anche di riascoltare Tannoiser, album che entrò, abbastanza facilmente, nella mia classifica personale degli album più belli del 2015.
I tre anni d’attesa non sono passati in vano, i
PTK tornano con un album che, come il precedente, concilia sperimentazioni lisergiche e critica sociale. Una critica, anche feroce e spietata, che è nel DNA del gruppo, il cui nome, infatti, si richiama all’ultimo e incompiuto film di Pasolini, nel quale veniva profetizzato il disfacimento di tutte le ideologie e le fedi. È il mondo di oggi, né più né meno, ma con l’aggravante, anche questa ampiamente prevista, che alle ideologie ha fatto seguito la mediocrità elevata a sistema, e alla fede il becero fanatismo. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti e se la politica tenta di sopravvivere a se stessa, grazie alla corruzione e all’ignoranza, il 2% della popolazione mondiale, spesso senza volto, detiene le sorti e le ricchezze dell’intero pianeta. Ed eccoci arrivati a Monrovia!
Monrovia, capitale della Liberia, con la sua Monkey Island diventano per i PTK luoghi simbolo e fonte d’ispirazione per quello che è un lungo, particolarissimo e a volte claustrofobico concept.
Monkey Island è un marchio famoso, famosi sia i videogame che le saghe cinematografiche. Non tutti sanno però che è un luogo reale, nel quale sono state pensionate scimmie sopravvissute ai lager delle case farmaceutiche. Scimmie incapaci di sopravvivere nel loro ambiente naturale e che dipendono in tutto e per tutto dalla generosità dell’uomo. Monrovia è la capitale di uno dei paesi più contraddittori del mondo: milioni di persone che vivono in povertà, devastate da malattie e dalle guerre civili da una parte, una ristretta cerchia di famiglie arroccate nelle loro lussuose ville, protette da muri e filo spinato, che si arricchiscono a dismisura, sfruttando le ricchezze minerarie, dall’altra. Un luogo reale che diventa triste metafora di un mondo alla deriva che aspetta, probabilmente in vano, che qualcosa o qualcuno cambi lo status quo. Nel profondo inverno spirituale / il futuro è il medioevo, enclave, conclave ed ecatombe… attorno a frasi così forti i PTK costruiscono le atmosfere di quel monolite musicale, suddiviso solo formalmente in tre lunghi momenti, che è Monrovia. Momenti che scaturiscono dal silenzio e che nel buio materializzano suoni e parole, le cui radici affondano nell’ipnotismo psichedelico e nella sperimentazione.
Un
live set semplicemente fantastico, senza sovraincisioni, che conferma la bravura e la genialità dei PTK
Monrovia è uscito, come il precedente, per la prestigiosa Bam Balam Records di Bordeaux e la Dischi Bervisti, etichetta di musica indipendente.
Sarà tra i miei dieci album del 2018? Sicuramente sì!

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