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Interviste

Planet Funk @ Progetto Sud Festival – San Salvo Marina

Giovanni Panebianco

Con la forza del gruppo si va al di là della qualità dei singoli, creando un’alchimia che è la vera essenza del nostro sound.

A margine del concerto-evento che ha aperto questa edizione del Progetto Sud Festival a San Salvo Marina, abbiamo avvicinato Marco Baroni per parlare con lui dei Planet Funk, con un occhio al passato e con due, ben spalancati, all’avvenire.

Iniziamo dalla fine: cosa vi riserva il futuro? E’ in progetto un vostro nuovo lavoro?
A casa abbiamo già un album praticamente finito. Prossimamente uscirà qualcosa. Non ti so dire i tempi esatti, però anche stasera abbiamo suonato un paio di pezzi nuovi di cui uno sarà probabilmente un singolo. Possiamo affermare di avere un sacco di musica pronta. Non ci rimane che scegliere le tracce e valutare alcune collaborazioni.

A proposito di questo: avete collaborato con artisti di prim’ordine in passato (Elisa, Jovanotti, Simple Minds, per citarne tre a caso): con chi vorreste farlo in futuro?
E’ difficile fare dei nomi, perché ce ne sono tanti. Poi le collaborazioni nascono una volta che ci si conosce e che da lì si trovi un determinato senso artistico. Non escludiamo anche featuring con esponenti giovani, anche italiani, per portare il nostro suono verso le nuove generazioni. Ci potrebbe stare.

Qual è il segreto del vostro successo, che è andato ben oltre il confine italiano?
Credo che il nostro successo sia dovuto alla spontaneità della nostra musica. Noi componiamo ciò che ci piace e ci viene di getto. Questa qualità viene apprezzata un po’ ovunque, soprattutto in Inghilterra perché loro sono molto recettivi, specialmente quando c’è dietro la verità e non la finzione di creare un qualcosa giusto per. Sicuramente l’Inghilterra è un Paese che ci ha aiutati tantissimo. Anche l’unione come band è un nostro punto forte: le varie personalità hanno imparato ad amalgamarsi. Ormai ci conosciamo da tanti anni, abbiamo fatto diversi dischi insieme, per non parlare dei concerti. Siamo proprio una famiglia. Con la forza del gruppo si va al di là della qualità dei singoli, creando un’alchimia che è la vera essenza del nostro sound.

Posso dirti che questa alchimia, come l’hai definita tu, si nota parecchio sul palco, durante la fase live.
Mi fa piacere che me lo dici, perché anche il live è basato su quello, sul fatto che noi siamo sul palco e ci divertiamo a suonare, cercando sempre di dare qualcosa di speciale a chi ci ascolta. E’ bello vedere e sapere che arriva al pubblico. Non è affatto scontato.

Quando siete in tour cosa vi piace ascoltare?
Ognuno di noi ha le sue preferenze. Io in tour non ascolto tantissimo, perché mi piace crearmi un certo vuoto mentale. Almeno prima dell’esibizione cerco di stemperarmi la mente e di essere pronto per suonare al meglio. Ognuno vive questi momenti in modo proprio, questo è il mio di approcciarmi al live.

Avete altri progetti in cantiere?
L’idea è quella di continuare a fare come Planet Funk quanta più musica possibile. Tra l’altro io e Alex Neri siamo soci da una vita, precedentemente come Kamasutra e stiamo pensando di riesumare questo collettivo, sia con dei concerti che con qualche produzione nuova. Vi invito a restare sintonizzati.

Articolo, Fotografie e Intervista di Giovanni Panebianco

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