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Interviste

Pietruccio Montalbetti , Intervista

Fortunato Mannino

“Mi rattrista sapere che c’è gente che vive e muore senza aver vissuto. La curiosità, in tale ottica, è fondamentale e bisogna coltivarla a qualunque età”

Presentare Pietruccio Montalbetti, leader e fondatore dei Dik Dik, non solo significherebbe ripercorrere gli anni d’oro della Musica italiana il che, per ovvie ragioni, è impossibile ma anche e soprattutto sarebbe superfluo considerata la sua fama. Oggi abbiamo il piacere di averlo ospite sulle nostre pagine, per scoprire (senza fare spoiler) e farci raccontare Amazzonia – Io Mi Fermo Qui – Viaggio In Solitaria Tra I Popoli Invisibili il suo nuovo progetto letterario ma… qualche domanda sulla sua attività di musicista non mancherà.
E fin qui… prefazione e propositi. Poi l’intervista telefonica ha preso la strada del dialogo, del racconto. Tante le parentesi aperte e chiuse e, dopo un’ora di piacevolissima conversazione, mi è rimasta una piacevole sensazione non solo di aver incontrato un pezzo della grande Storia della Musica italiana ma, quella ancor più bella, di aver incontrato un Uomo straordinario per cultura e umanità. Un Uomo che incarna perfettamente l’Ulisse dantesco e che ha fatto sua l’essenza del verso: fatti non foste a viver come bruti / ma per seguir virtute e canoscenza.

Innanzitutto ti do il benvenuto a nome del Direttore della redazione sulle pagine di SOund36. È un piacere e un onore averti qui.
Un grazie a Voi e mando un caro saluto a tutti.

Iniziamo a parlare, ammesso che si possa farlo in poche righe, del Viaggio. Cos’è per te il viaggio? Il tuo libro è molto bello sia sul piano descrittivo che narrativo, ma c’è anche un messaggio più o meno implicito all’uomo occidentale. A tal proposito ti chiedo se e come è cambiato il tuo concetto di felicità.
Per me il viaggio è conoscenza e non solo scoperta e osservazione di luoghi nuovi. Posso dire anche che, parallelamente, compio anche un viaggio interiore che mi permette di capire me stesso. Io penso di avere una fortuna, ovvero, quella di avere un sistema nervoso molto forte, che non mi fa provare ansia. La gente mi dice sempre: Tu hai soldi! Tu hai tempo! Tu hai coraggio! Io rispondo sempre che è vero che ho girato il mondo, ma i viaggi che faccio costano poco. A gennaio, per esempio, andrò a Panama per incontrare la tribù degli Embera, il viaggio costa 450 euro andata e ritorno ed è la sola spesa. È ovvio che ci vuole spirito di adattamento. Per quel che riguarda il tempo: fino ai 18 anni sembra che scorra molto piano. Dai 18 ai 30 va ancora piano, poi si inizia a lavorare si mette su famiglia e, ad un certo punto, ti ritrovi a 60 anni e dici: Capista ma era ieri che avevo trent’anni! Il tempo scorre veloce, purtroppo, e non bisogna sprecarlo. È necessario ritagliarsi degli attimi in cui fare ciò che aggrada. Da bambino, per esempio, non volevo fare il musicista mi sono ritrovato a farlo e ad avere grande successo, ma il mio sogno era fare l’esploratore e lo faccio tutt’oggi. Per quanto riguarda il coraggio… non è una questione di coraggio ma spirito di adattamento. Per capire un popolo bisogna entrare in simbiosi con esso, mangiare il loro cibo, dormire nei loro posti. Io mangio per vivere e non vivo per mangiare, l’importante è che tutto sia cotto e, ti dico, che ho mangiato un po’ di tutto: dalla carne di coccodrillo a quella di scimmia, da quella di serpente a quella di strani pesci. Ho dormito in posti pieni di scarafaggi ma… non faccio il turista. Io faccio l’antropologo: cerco di capire come vive e pensa un popolo e, nel contempo, scopro me stesso.
Felicità è semplicità. Quello che mi meraviglia, viaggiando tra le popolazioni invisibili, è il rispetto e l’armonia che queste popolazioni hanno per la Natura. Purtroppo noi viviamo nella società dell’apparire e non dell’essere.

Il titolo che hai dato al tuo libro è molto significativo: Amazzonia – Io Mi Fermo Qui – Viaggio In Solitaria Tra I Popoli Invisibili. Tra la meta e lo scopo c’è un significativo Io Mi Fermo Qui. Ti va di approfondire con noi questo dichiarazione d’amore?
Io mi fermo qui è il titolo di una nostra canzone ed è l’editore ad averlo scelto. Il titolo che avevo pensato era semplicemente Viaggio tra i popoli invisibili.

Lascio per un attimo il Pietruccio Montalbetti scrittore, per rivolgere un paio di domande all’artista. Da musicista, da leader di in un gruppo che scritto pagine importanti della nostra storia musicale come hai vissuto il passaggio dagli anni ’70 agli anni ’80?
Il passaggio dai ’70 agli ’80 l’ho vissuto serenamente e senza piangermi addosso. Da un punto di vista musicale non posso non notare un’involuzione. È subentrata una musica di consumo. Io asserisco questo: è inutile dire ai giovani i nostri tempi erano migliori! e, tra l’altro, è una cosa che non mi riguarda. Erano semplicemente differenti e lo scopriranno loro prima o poi e… torneranno indietro. Tra il ’58 e i ’70 sono nati gruppi che hanno scritto la Storia della Musica: Pink Floyd, Beatles, Rolling Stones, Deep Purple … In Italia c’è stato Battisti, Noi (Dik Dik), i complessi, i cantautori… adesso è subentrato un tipo di musica, che non appartiene alla nostra tradizione che è il rap. Il rap nasce dall’indigenza dei neri poveri delle periferie americane, che hanno inventato questa poesia di protesta. Contestualizzato va benissimo, ma quando sento dei giovani che fanno rap, che hanno tanti soldi e sono figli di persone ricche… mi chiedo: Ma cosa protesti? Quali valori stai trasmettendo? Mentre in Inghilterra, in America ma anche in Francia si sta producendo ancora buona musica, in Italia si sta producendo una musica scadente. I talent, in tal senso, sono devastanti e torniamo inevitabilmente alla società dell’apparire. Un ragazzo che vince il talent si sente inorgoglito, per sei mesi diventa famosissimo, ma il problema è il dopo. Dopo sei mesi, infatti, ci sarà un altro vincitore e quello di prima, che viene messo da parte, va in terapia o in depressione o, peggio, si droga. E non è difficile trovare dei riscontri oggettivi a quanto dico. Ai ragazzi che mi riconoscono e che mi chiedono consigli dico sempre: coltivate la passione musicale, ma evitate le droghe e lasciatevi un’alternativa. Studiate e imparate un mestiere, perché non è detto che tutti possano diventare delle rock star. Arriva, infatti, il momento in cui si decide di avere dei figli e una famiglia e, se non hai un’alternativa, le bollette non le paghi.

Ti chiedo di raccontare una storia, un aneddoto particolarmente importante e poco conosciuto della lunga carriera.
Ho tanti ricordi e molti sono confluiti nei miei libri. Nel primo I ragazzi della via Stendhal. Ritratto di una generazione (Editore: Aereostella) uscito nel 2010, ho raccontato il quartiere dove sono vissuto e nel quale abitavano altri artisti con cui sono cresciuto quali: Ricky Gianco, Moni Ovadia, Cochi Ponzoni, Aldo Reggiani, il protagonista de La freccia nera. Nel 2013 ho pubblicato Io e Lucio Battisti (editore Salani).
Battisti l’ho conosciuto quando abbiamo fatto il primo provino per la Ricordi. Sono arrivato tra i primi e sono entrato in un cinema adibito a studio di registrazione. La prima persona che vidi nel chiaroscuro era lui, che suonava al pianoforte Georgia on My Mind di Ray Charles. Ci siamo presentati e mi disse che suonava in un complesso chiamato I Campioni. All’epoca non era nessuno, ma ricordo la sua simpatia, quell’empatia che si creò tra noi e che durerà tutta la vita. Abbiamo trascorso le vacanze insieme e, quando venne ad abitare nella mia zona, la mia famiglia era diventata la sua famiglia, mia madre lo accolse come un figlio. Pensa che mio fratello Cesare Monti Montalbetti è l’autore di tutte le copertine dei suoi dischi oltre che di quelle della PFM, Fabrizio De André, Angelo Branduardi, Pino Daniele, Banco Del Mutuo Soccorso. Ricordo che, ogni tanto, mi diceva: Ti faccio sentire le mie canzoni. Non erano, ovviamente, le canzoni che poi ha prodotto. Dopo averle ascoltate pensavo tra me e me: Questo andrà a fare, al massimo, il posteggiatore. Quando mi chiedeva cosa ne pensassi gli rispondevo: Non offenderti Lucio, ma sono orientato su generi diversi, più americani. Lui mi rispondeva: Neanche a me piacciono. Io però ho un mondo dentro che non riesco a sviluppare. Poi conobbe Mogol, che artisticamente è bravo, e ha trovato la chiave per aprire quella cassaforte e da lì è nato quel meraviglioso artista che è Battisti. Ricordo che, durante un Cantagiro, lui venne con noi e faceva il fonico. Noi eravamo già famosi con Sognando la California ed era impossibile per me uscire dall’hotel, se mi necessitava qualcosa, dunque, mandavo lui a comprarla. Quando rientrava mi diceva: sai mi hanno fermato le ragazze... e lui non era ancora nessuno. Parlando con lui, però, ho capito subito che il suo carattere non era quello della rock star. Non era il tipo che amava condividere la sua vita, i suoi spazi col resto del mondo. Quando decise di cantare le sue canzoni, alcune delle quali erano già di successo grazie a Patty Pravo e a Mina, mi disse: Sono costretto a cantare le mie canzoni, perché meglio di me non le canta nessuno. La Ricordi mi contattò e mi chiese di farlo desistere da questo intento, ma non lo feci. Gli dissi però: Lucio, io ti avviso, se diventerai famoso con le tue canzoni la tua vita non sarà più la tua vita, ma sarà la tua vita. Il suo sogno era una famiglia, una casa, un giardino e fare musica. Dopo due anni, infatti, non ha più sopportato di essere seguito, fermato, fotografato e si è rinchiuso in casa e da lì ha continuato a produrre musica. In seguito si è trasferito a Londra. Aveva anche acquistato una casa vicino Lecco, io andavo spesso a trovarlo, arrivando trovavo tutti i giornalisti assiepati, che mi chiedevano di entrare. Ricordo che il portiere mi diceva: Menomale che arriva Lei, perché è sempre solo quest’uomo! Trascorrevamo il tempo chiacchierando e ricordando i tempi andati… Non era adatto a fare la rock star. Molto sicuro nella Musica e molto timido nella vita. Quando andavamo a mangiare nei ristoranti e la gente lo riconosceva lui negava di essere lui. Poi rivolgendosi a me: Ma tu sei Pietruccio Montalbetti dei Dik Dik? Io rispondevo di sì e, subito dopo, mi chiedevano: Ma lui è Lucio Battisti? E io mentivo. Era fatto così: semplice nella vita complesso nella musica.

Quali sono i progetti a cui stai lavorando oltre la promozione di questo splendido libro?
Prima di rispondere a questa domanda voglio citare due frasi a cui sono molto legato e che ho fatto mie: Importante è vivere, ma è importante capire il significato della vita e vivere mi rende felice (F. Dostoevskij); Il passato è un ricordo, il futuro un mistero, il presente un dono. (Bernard Shaw).
Mi rattrista sapere che c’è gente che vive e muore senza aver vissuto. La curiosità, in tale ottica, è fondamentale e bisogna coltivarla a qualunque età, perché è la curiosità che ci permette di pensare, riflettere e ci fa sentire vivi. Io ora sto studiando fisica quantistica, ho letto la Bibbia e tutti vangeli apocrifi, il Corano, ho studiato filosofia, ho incontrato genti e popoli di tutto il mondo, ho visitato Nazca, ho studiato l’allineamento e le rispondenze astrali delle piramidi Maya, che sono molto simili a quelle di Giza, e tutto questo mi pone di fronte a domande senza tempo: Esiste Dio? Esistono altri esseri? Probabilmente sì, ma forse non riusciamo a comunicare con loro o esistono sotto altra forma. Quando sono stato con gli Aucas non riuscivo a comunicare, perché non è con i gesti che si comunica. Ho l’impressione però di non avere il beneficio della fede. Un teologo alla domanda: Dio esiste? Mi rispose: No,non esiste. Non esiste il Dio che esce dalle nuvole, ma esiste il concetto d’Amore, questo è Dio: Amore. Un concetto molto interessante che riprendo ne La Lettera e Senza Luce, che si caratterizza per l’uso dell’armonica a bocca e l’accompagnamento di un coro polifonico. Un altro brano a cui sono affezionato è Lo Straniero, brano di George Moustaki, un brano che mi rispecchia, perché alla fine lo straniero sono io. Brani contenuti nel mio album solista uscito ad inizio anno e che s’intitola Niente. E la title track riassume un po’ il mio modo di vedere le cose:
Ho girato mondo e ho capito che:
Niente! Niente!
Navigato fiumi e compreso che:
Niente! Niente!
Ho respirato sabbia e ho capito che
non serve vedere per vivere.

Bisogna fermarsi e osservare per poi capire comprendere per poi ritrovarsi.
Ma non aver paura di perdere niente, perché tutto quello che guadagnerai è solamente dentro di te perché niente è la ricchezza che coltiverai.
Amo scrivere e ho sette libri quasi finiti, tra questi uno di favole per bambini. Quello che darò alle il prossimo febbraio s’intitola Il Mistero Della Bicicletta Rossa ma il titolo è ancora provvisorio. È un giallo poliziesco ambientato nel 1938, anno tristemente noto per famigerate, quanto deprecabili leggi razziali. Il protagonista è Luca, personaggio che si ribella e si arruola tra i partigiani. Alla fine della guerra, dà vita ad una formazione tipo FBI e va a caccia dei criminali nazi-fascisti, che hanno seminato morte lungo la Linea Gotica. La strage di Sant’Anna di Stazzema è, infatti, solo l’episodio più noto. Un romanzo storico di cui l’editore è molto contento. Io, tra i tanti posti che ho visitato, sono stato anche a Bariloche in Argentina. Ecco Bariloche è stato il luogo dove tutti i criminali nazisti si sono rifugiati, dopo che le varie organizzazioni filonaziste e anche la chiesa di Pio IX, che sapeva dei campi di sterminio e non ha detto una parola, li hanno fatti fuggire dall’Europa e dai processi. Sono stati accolti dal regime argentino e, grazie alle ricchezze depredate in Europa, hanno costruito una città che sembra Saint Moritz. Il popolo tedesco, anche adesso, ha in mano tutta l’economia Europea e, in tal senso, la Merkel è bravissima e, pur non avendo nulla contro i tedeschi, credo che l’Europa dev’essere prima degli europei. È un periodo storico questo molto complesso, proprio perché non si è realizzata una vera e propria unione. Periodo che si è complicato ancora di più nel momento in cui Francia, Inghilterra e Stati Uniti hanno deciso di far fuori, unilateralmente e presentando al mondo prove false, dei dittatori che tenevano un insieme delle tribù. Inutile ricordare che in queste nazioni vi erano interessi legati al petrolio, viceversa, in Siria, si continua a morire.
E poi i viaggi! Per quanto riguarda i viaggi ti dirò che sto progettando una spedizione sulle tracce di Alexander Von Humboltd.

Un sogno / un obiettivo che vorresti realizzare?
La Conoscenza è importantissima e, in tal senso, la scuola ha un ruolo fondamentale. Quando vedo e sento dei ragazzi che dicono Io a scuola non vado, rispondo Ragazzi la scuola è importante. La Cultura rende liberi! La Cultura è anche consapevolezza dei propri diritti e evita gli abusi del Potere. Così come l’uso / abuso della tecnologia e dei social è diventato mostruoso, i ragazzi sembrano vivere in una dimensione solo virtuale. Il mio sogno / obiettivo è quello di poter avviare un progetto col Ministero dell’Istruzione e portare i miei viaggi e le mie esperienze nelle scuole. Mi piacerebbe far sognare i ragazzi, far capire loro che esiste un mondo diverso da quello virtuale. Un mondo fatto di uomini e culture divere e lontanissime, alcune delle quali invisibili ma in perfetta simbiosi con Natura. Fornire loro, dunque, una nuova prospettiva, un sogno che possano un giorno realizzare. Di storie da raccontare ne ho molte… sono 45 anni che viaggio. Purtroppo la tv ha rovinato i ragazzi e non solo. Qualche volta mi capita di muovermi in autobus, qualcuno mi ferma, mi riconosce e si stupisce del fatto che possa prendere un mezzo pubblico, ma la maggior parte delle persone ha lo sguardo fisso sul cellulare. Mi chiedo: “Ma cosa avranno da guardare!?!?” Io lo uso il telefono, ho le mie pagine social, ma le uso per motivi promozionali o per esprimere dei concetti non certo per mettere in piazza me stesso o la mia vita privata. Al vertiginoso progresso tecnologico seguito alla Seconda Guerra Mondiale non è corrisposto un altrettanto veloce progresso culturale.

Io mi fermo qui (confesso di aver pronunciato con difficoltà queste parole), ti ringrazio di cuore e lascio a te il compito di salutare come meglio credi i lettori di SOund36.
Amatevi e amate il prossimo. Abbiate cura, soprattutto, del vostro corpo perché ne abbiamo solo uno per una volta sola. Niente droghe che offuschino il vostro libero pensare. Non siate schiavi del cibo spazzatura. Utilizzate bene la tecnologia.

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Fortunato Mannino

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