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Interviste Recensioni

Pietra Montecorvino, Intervista e Recensione di Colpa mia

Claudia Erba
Scritto da Claudia Erba

Istintualità e ricerca sonora sembrano convivere in un lavoro potente e percussivo

Piacerebbe probabilmente a Pietra Montecorvino questa citazione di García Lorca, il mio gitanismo è un tema letterario e un libro. Nulla di più. L’interprete di Sud, manifesto dello spirito meridionale, mai come ora rivendica-pur non abdicando alle sue origini- il superamento di un folklorismo che percepisce come angusto e l’appartenenza ad una dimensione più ampia, che si sottrae ad ogni pretesa classificatoria.
Targa Tenco 1999, collaborazioni- tra gli altri- con Mercedes Sosa, Ute Lemper, Nina Simone, Gipsy Kings, Eugenio Bennato, Peppe Barra e Enzo Gragnaniello, Pietra Montecorvino, a due anni dal precedente Pietra a metà- tributo a Pino Daniele e Troisi- ci consegna con Colpa Mia (Lucky Planets) un album icastico, sorretto dalla verve sperimentale degli arrangiamenti di Salvio Vassallo.
Istintualità e ricerca sonora sembrano convivere in un lavoro potente e percussivo, in cui la vocalità aspra della Montecorvino flirta con sonorità elettroniche regalandoci soluzioni ardite, dal respiro a volte internazionale (si ascolti Far away, pop-ballad scritta dal figlio di Pietra Fulvio Bennato).
Dall’electro rock della title-track, in duetto con Tonino Carotone, passando per l’allure rétro di Allez les garcon, l’amniotico lounge-jungle di 4° dimensione, l’electropop di La luna e No no no, fino all’elegante rilettura in chiave acustica e intimista di A chi, impreziosita da venature soul-jazz, e alla rivisitazione appassionata di Tu si’ ‘na cosa grande, Colpa mia sfugge a qualsiasi castrante monolitismo, facendosi bandiera di un ribellismo artistico mai sopito.

Una violenza espressiva quasi selvaggia sembra essere la costante delle diverse forme d’arte cui si dedica, dalla musica alla pittura, passando per la scrittura e la recitazione. Il suo è una sorta di fauvismo lato sensu?
Più che di violenza espressiva, parlerei di protesta espressiva. La parola violenza non mi appartiene. Mi rispecchio nel fauvismo per il mio uso selvaggio del colore, ma niente di più.

Nel 2013 è uscito il suo primo libro, Malamusik (Clean Edizioni), accompagnato dal dvd che raccoglie un estratto dallo spettacolo omonimo. Lei stessa ha dichiarato di essersi ispirata a García Lorca…qualcosa di affine alla forza dionisiaca e tellurica del duende lorchiano anima la sua scrittura?
Non ricordo questa dichiarazione associata a questo spettacolo, forse ti riferisci ad un altro spettacolo? Ho citato Mercedes Sosa, cantando Tutto cambia, tradotta Da Eugenio Bennato perché sentivo la necessità di trasmettere, in quanto interprete prima di tutto, il sentimento forte che trasmette questo testo. Resta il fatto che apprezzo tantissimo Lorca.

Nel 2010 ha lavorato con John Turturro nel film Passione, presentato alla 67ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia; la sua rilettura di Senza voce di Gragnaniello è stata inserita integralmente nel nuovo film di Ferzan Ozpetek, Napoli Velata.
Marzia Gandolfi ha scritto che l’humus culturale da cui nasce la “sceneggiata” di Turturro è naturalmente quella del sottoproletariato ma in un’accezione reale e non mitica. Da napoletana doc si sente maggiormente vicina alla Napoli di Turturro o al barocchismo cabalistico e trasfigurante del regista turco?
Se c’è intelligenza non esiste una suddivisione del genere: la Napoli del sottoproletariato e la Napoli bene. Sia Turturro che Ozpetek hanno raccontato, attraverso la propria ispirazione, la mia Napoli, entrambi senza preoccuparsi del mercato, cosa che non si dovrebbe mai fare se si parla di arte.

Il c.d neapolisound è stato plasmato da millenni di appropriazioni, fusioni e rielaborazioni. Dall’esordio discografico con Segnorita (Five, 1991) al recente Colpa mia distribuito da Lucky Planets, quanto ha influito sul suo percorso artistico la vocazione al métissage della capitale partenopea? Ritiene che la musica sia un terreno estetico privilegiato per misurare la vis della contaminazione?
L’arte, in questo caso la musica, è un mezzo, il mezzo per arrivare velocemente verso lalto, visto che non abbiamo la possibilità materiale di volare. Conservo il Sud e sono Sud, sono una grande interprete dei classici napoletani, ma la mia anima non si può fermare ad apparenze, contesti e pretesti. Si parla di musica, una musica che non è contaminata perché non si ferma mai, è in giro per il mondo.

Credits Foto: Per gentile concessione © 2017 MALAMUSIK ALL RIGHTS RESERVED

 

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