La soffitta

Phantom – Phantom’s Divine Comedy Part 1

Fortunato Mannino

l’album dei Phantom è entrato nella storia del rock. Mi sento di consigliare un ascolto obbiettivo senza che il fantasma condizioni il giudizio… probabilmente quello che scoprirete è un LP interessante

Approfittiamo della recente ristampa della Sunday Records dell’unico album ufficiale dei Phantom, per ripercorrere, almeno in parte, la storia di quest’album misterioso che ai tempi della sua pubblicazione fece molto discutere.
3 luglio 1971 la vita e la carriera di Jim Morrison lasciano il posto al mito e alla leggenda. Una morte misteriosa a cui molti, moltissimi, troppi fans non seppero rassegnarsi e intorno alla quale cominciarono a fiorire le leggende più disparate, non ultima un presunto cambio d’identità di Morrison in accordo con la CIA… navigando su internet, ancora oggi, non è difficile trovare ancora Re Lucertola vivo, vegeto e musicalmente attivo nella sua nuova identità di Berry Manilow…

1974 la Capitol rilascia, sfruttando abilmente l’eco delle leggende, Phantom’s Divine Comedy Part 1 dei Phantom. Una foto sfocata che ricorda vagamente Morrison e un gruppo che si fa chiamare Fantasma, i cui membri vengono indicati con le classiche incognite X Y Z, testi e sound che ricordano inequivocabilmente i The Doors sono ingredienti sufficienti per creare il caso. Non solo i fan, mai del tutto convinti della morte di Morrison, non esitarono a credere al ritorno di Re Lucertola ma anche l’Elektra, a cui i Doors erano legati contrattualmente, intraprese azioni legali che alimentarono speranza e mistero.
Oggi sappiamo che non è Morrison a cantare ma, con molta probabilità, Tom Carson leader di una band attiva nei primi anni ’70 che si chiamava Walpurgis. Quanto ai membri rimane un punto interrogativo, ma è veramente difficile pensare che Manzarek, Krieger, e Densmore si siano prestati a un gioco che musicalmente non toglie e non aggiunge nulla al mito Doors.
E se questa è una versione della storia molti si chiederanno E la musica? Domanda legittima! La musica, il canto e i testi ricordano, ovviamente, i Doors anche se non possiamo parlare di mera imitazione. Pur non potendolo definire un album originale per ovvi motivi ha una sua identità: parte da un sound e lo evolve. Il risultato finale non è sicuramente mediocre perché le intuizioni ci sono ma, brano dopo brano, la domanda che nasce spontanea è sempre quella: devozione o speculazione? L’unica risposta che posso dare è questa: io l’ho comprato e, qualunque sia la verità, l’album è entrato nella storia del rock. Mi sento però di consigliare un ascolto obbiettivo senza che il fantasma condizioni il giudizio… probabilmente quello che scoprirete è un LP interessante.
Per la cronaca dei Phantom esiste anche un altrettanto misterioso The Lost Album ma… per il momento io mi fermo qui!

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