La soffitta Recensioni

Phafner – Overdrive

Fortunato Mannino

1969. Iowa. I Phafner nascono alimentandosi di tutti quegli input musicali e culturali che stanno cambiando la Storia e segnando un’epoca

La galassia psichedelica è fatta di fulgide stelle e di un’infinità di pianeti nascosti. Diamanti grezzi da scoprire e apprezzare, piccoli e imprescindibili tasselli che raccontano di un’epoca irripetibile.
La nostra macchina del tempo oggi ci catapulta negli U.S.A. del 1969 e, precisamente, nello stato dell’Iowa. Un gruppo di giovani muove i suoi primi passi, alimentandosi di tutti quegli input musicali e culturali che stanno cambiando la Storia e segnando un’epoca: i Phafner.
Della loro storia personale e musicale sappiamo veramente poco. Overdrive, pubblicato per la Dragon Records in pochissime copie (forse 50), risale al 1971 e nel mercato del collezionismo ha raggiunto la ragguardevole quotazione di 9.000 dollari. Nel 1973 si esibiscono, probabilmente, per l’ultima volta e da quel momento in poi, sicuramente, dei Phafner si perde memoria.
Overdrive è costituito da una manciata di brani che riflettono non solo l’entusiasmo e la creatività della band, ma anche tutte le suggestioni di un periodo musicale transitorio. Non c’è, infatti, un brano che abbia la stessa matrice musicale dell’altro. Psichedelia, hard-rock e una forte dose di blues sono la miscela di base. L’imprevedibilità dei cambi di ritmo e dei giri di basso l’altra costante.
La mancanza effettiva di uno stile chiaro immaginiamo possa aver determinato lo scioglimento di questa garage band, ma non dispiace affatto risentire oggi, a distanza di quattro decadi, brani come l’infuocata Uncle Jerry o l’acida Plea From The Soul.
Considerato che l’acquisto della prima stampa dell’album è pressoché impossibile, non solo per il prezzo, segnaliamo le uniche due ristampe esistenti: la prima, sicuramente affascinante dal punto di vista grafico, presenta un drago dorato su fondo nero ed è stata realizzata sia dall’Akarma sia dalla Rockadelic Records. Per chi volesse investire qualche soldino, in questo caso è meglio optare per l’edizione della Rockadelic Records, considerato che le 300 copie sono numerate a mano, ci sono 3 tracce in più e la resa sonora è migliore. Le due tracce in più avrebbero dovuto confluire in Meathook, secondo album incompiuto della band. La seconda ristampa, Akarma, risolve i problemi audio della precedente, integra i due pezzi mancanti, ripropone la copertina originale dell’album e ha il vantaggio di un prezzo normale.

 

 

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