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Pop Corn

Pavarotti da Vicino

Annalisa Nicastro

In un momento difficile per i teatri d’opera italiani (molti potrebbero calare il sipario già nel 2009) è importante ricordare la figura e l’esempio di Luciano Pavarotti che riuscì in poco tempo a diffondere un repertorio musicale riservato a pochi raffinati ascoltatori. La sua forza più grande fu quella, infatti, di far accostare milioni di persone alla grande musica “per la prima volta nella storia del teatro lirico un cantante d’opera riusciva a calamitare miliardi di telespettatori, non solo in Europa, ma anche a San Paolo, Rio de Janeiro, Buenos Aires, Seul, Hong Kong, Tokio […] e a Kuala Lumpur in Malesia”, come sottolineano le parole del Maestro Magiera.
Pavarotti visto da vicino è il libro scritto da Leone Magiera, pianista e direttore d’orchestra italiano ma anche collaboratore, Maestro dell’indimenticato tenore e soprattutto suo amico fidato. Il punto di forza del libro sta nel restituirci un ritratto artistico e umano di Pavarotti da parte di chi ha condiviso insieme a lui tutto: palcoscenici di grandi teatri ma anche difficoltà tecniche con la voce, i grandi successi mondiali ma anche le tenere confidenze di un grande amico, gli insuccessi (soprattutto verso la fine della sua carriera) e momenti di non condivisione delle sue scelte (come nella svolta pop del tenore).
Un libro sincero e ricco di emozioni che va oltre la semplice biografia su Pavarotti, anche perché a scriverlo è un musicista che cerca nelle sue brevi “lezioni” (nell’ultima parte del libro) di spiegare e chiarire i problemi legati al canto e all’interpretazione, cercando di chiarire che non bastano solo le doti iniziali a rendere grande un tenore ma sono necessarie anche tante altre caratteristiche tecniche e umane che si acquisiscono e si rafforzano nel tempo, con l’esperienza.
“Avevo vent’anni quando incontrai Luciano per la prima volta. Lui ne aveva diciannove. La voce di quel ragazzo mi fece subito impressione” inizia così l’incontro tra Pavarotti e Magiera che porterà ad un lungo sodalizio artistico e umano “Non ricordo esattamente cosa gli dissi, ma il parere dovette essere favorevole, perché da allora si potrebbe dire che non ci siamo mai lasciati: lui imparando da me la struttura e le note delle opere da interpretare; ed io imparando da lui l’originalità e la libertà del fraseggio, a volte così personale che spesso sfociava in accese e lunghe discussioni fra di noi…”
Nel 1961 ci fu il debutto di Luciano Pavarotti al Teatro Comunale di Reggio e già dalla sua prima frase “Nei cieli bigi, vedo fumar dai mille comignoli, Parigi” fu un trionfo che si replicò ancora per molti anni; nel 1963 con la Bohème e Rigoletto ricevette invece la prima consacrazione internazionale all’Opera di Vienna mentre dal 1967 in poi conquistò i palchi più importanti d’America come il Metropolitan di New York e la Lyric Opera di Chicago.
Magiera ci racconta anche di un episodio non pubblico e proprio per questo speciale: quando Pavarotti visitò il teatro di Manaus nella foresta amazzonica si emozionò molto ricordandosi di Fitzcarraldo, il film di Herzog, tanto che si ostinò a farsi portare un pianoforte sul palco di quel teatro che Magiera suonò accompagnandolo nel brano Ch’ella mi creda dalla Fanciulla del West. Ecco il ricordo del Maestro di quell’avvenimento unico: “Fu emozionante ascoltare la voce di Pavarotti in quel teatro. L’acustica era perfetta e qualcuno di noi registrò il brano, che oggi dovrebbe costituire una vera e propria rarità. Fu forse l’unica occasione in cui Luciano si esibì in teatro unicamente per se stesso, per sentire la propria voce”.
Negli ultimi anni invece ebbe inizio la parabola discendente della sua carriera “il carattere di Luciano era peggiorato così come le scelte musicali. Anche per me diventava sempre più difficile dirigerlo con l’orchestra: le sue amnesie si moltiplicavano”, le parole di Magiera descrivono così l’ultimo periodo di attività di Pavarotti che culminò con il concerto in play back per lo spettacolo inaugurale delle Olimpiadi invernali di Torino e che concluse anche la sua grande carriera.

Annalisa Nicastro

Pavarotti visto da vicino
Leone Magiera
edizioni Ricordi

pp.220, €20,00

About the author

Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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