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OTTODIX: l’evoluzione della specie…

Annalisa Nicastro

Ottodix Cover Chimera full HDNuove e vecchie forme a sagomare la musica di un artista. Ed è l’autore stesso a scendere in campo in prima persona, ancora una volta nel suo caso, a creare arti figurative che restituiscono ora e per sempre l’impatto visivo oltre la misura del suono cantato e di quello che ha suonato. Alessandro ZannierOTTODIX – torna in scena con questo nuovo disco dal titolo “CHIMERA”. L’evoluzione della specie dietro la consapevolezza di un passato remoto sempre presente. Le mitologie del terrore, la paura dei mostri, quelli che andavano di moda un tempo e quelli che oggi sono tornati a fare gossip ma con le loro facce cambiate dalle nuove tecnologie. Impressionismo di statue ed istallazioni. Un cortometraggio lungo quanto basta. “Chimera” non è soltanto un disco.
“CHIMERA” è un lavoro elettronico e visionario (per usare una parola ormai inflazionata nella collezione delle sue critiche di complimenti), è un disco strumentale a tratti, cantato in altri, dove la voce non è quella di un cantautore e dove la musica non è quella del pop italiano. “CHIMERA” è il quinto disco di Ottodix che probabilmente si suona solo con tastiere e un computer addomesticato da software su misura.
E da un rapido sguardo al videoclip del singolo “Post” non facciamo certo difficoltà ad immaginarci quali colori e quali sensazioni ritroveremmo se andassimo avanti con la tracklist. Guerre e distruzioni mediatiche e sociali, la denuncia contro un totalitarismo energetico, contro il sistema che ci abitua alla mediocrità e ai potenti che imparano l’arte del gioco e dell’apparire. E poi c’è tanto altro da scrutare tra le righe dei suoi testi tutt’altro che ovvi, tutt’altro che immediati.
“Chimera” allora diventa un esperimento sociale prima di essere un disco. E ci parla con un supporto digitale, certo, ma ci parla anche con una mostra in dieci città diverse…e ci parla anche un filmato lungo quanto basta per essere chiamato cortometraggio.
Di “Chimera” riconosciamo il presente, più americano che italiano, più esterofilo che nostrano. Forse esagerato nei toni, troppo scuri e di scarsissimo ottimismo. Forse esagerato nella fabbricazione industriale dei suoni. Forse esasperato da un ingranaggio invadente nella quotidianità di tutti e che ormai ci ha letteralmente stufato il popolino e quello che un tempo era il ceto medio benestante. E Ottodix, questa condizione di insofferenza riesce a comunicarla senza filtri se non quello di una parola troppo ermetica per chi non ha il fegato di avventurarsi…e a tratti, in tutto questo lugubre dipinto industriale e futuristico c’è una sorta di speranza? Citando il primo trancio del brano “L’Ultima chiesa”“Fuori c’è la notte e noi siamo ancora vivi, come il primo giorno, ma con l’arte di evitare la velocità.”

About the author

Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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