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Recensioni

Orquesta del Desierto – Dos

Fortunato Mannino

La ristampa ci restituisce il suono desertico Dos in tutta la sua bellezza

Probabilmente quella che presentiamo oggi è qualcosa in più di una semplice ristampa. La Spin on Black non solo, infatti, ripropone un capolavoro assoluto come Dos, secondo e ultimo album della band californiana Orquesta del Desierto, ma lo fa dando all’album una nuova e accattivante veste grafica pensata da Luca “Solo Macello” Martinotti per quella che, di fatto, è la prima trasposizione in vinile. Un nuovo mixaggio e una masterizzazione, realizzati al Thunder Underground Studio di Palm Springs, aggiungono all’album due brani inediti in Europa e uno in America.
Ad impreziosire un album già bellissimo, è un’operazione meritoria quanto allettante, una tiratura limitata a 270 copie tutte numerate a mano, che aggiunge valore economico a quello artistico. Dopo questa doverosa premessa, diamo le coordinate spazio temporali.
Dos, come scritto in precedenza, è il secondo e ultimo album degli Orquesta del Desierto ed è uscito nel 2003 negli U.S.A. e in Europa nel 2004. È stato considerato l’album della maturità, quello che, dopo il cambio di line-up e il successivo tour mondiale, avrebbe dovuto dare alla band, o se preferite super-band, stabilità. Speranze vane, perché nel 2006 la band si scioglie e i talentuosi componenti si disperdono in tanti progetti paralleli.
La ristampa ci restituisce il
suono desertico Dos in tutta la sua bellezza, una miscela di psichedelia e stoner, di latinità e deserto. Quel deserto immenso, che di giorno affascina e riporta alla mente storie senza tempo, e di notte, quando la volta del cielo appare in tutta la sua sconfinata bellezza, t’invita a ripercorrere i mille perché della vita. È questo il lato romantico di Dos.
It’s better left unsaid / At times just like these / You find it’s understood /This moment to leave (Summer)

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