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Interviste

Olden, Intervista

Annalisa Nicastro

Quello che voglio dire con “Ci hanno fregato tutto” in realtá é che ancora possiamo prenderci quello che ci spetta; ma anche che non c’e’piu’ troppo tempo.

Ciao Davide benvenuto nello spazio SOund36. Puoi introdurre ai nostri lettori il tuo progetto Olden?
Ciao, per chi non mi conoscesse (spero siate in pochi 😊), il mio nome é Davide ma da un po’ di anni mi chiamano “Olden”, come omaggio ad uno dei miei eroi adolescenziali, il buon Holden Caulfield, ma anche per dare un tocco “vintage” al mio mondo e alle mie canzoni (olden in inglese significa “antico”, “di un’altra epoca”)
Tre album e un ep pubblicati e spero tante altre cose nuove ancora da raccontare.

Leggendo la tua biografia mi ha colpito molto il fatto che nel 2013 vieni ingaggiato per far parte del cast di uno spettacolo musicale dedicato alle “canzoni anarchiche”, ce ne parli meglio?
Sí, nel 2013 entro a far parte del cast di “Storie e amori d’anarchie”, uno spettacolo corale che é un viaggio attraverso la storia del movimento anarchico, un ensamble di canzoni che fanno parte dell’identitá di questo movimento, alcune celeberrime, altre sono invece “scoperte” dell’ideatore di questo spettacolo, Sergio Sacchi, l’attuale direttore artistico del Club Tenco (promotore del progetto)
Insieme a me hanno partecipato grandi artisti come Juan Carlos Flaco Biondini (chitarrista storico di Francesco Guccini), Vittorio De Scalzi (New Trolls), Beppe Voltarelli, Alessio Lega e tanti altri.
E’ stata una meravigliosa esperienza, che mi ha permesso di intepretare brani come “Addio a Lugano”, “O Gorizia tu sei maledetta”, “La canzone del maggio”, e di calcare palcoscenici importanti e significativi, come quello di Carrara, simbolo del movimento anarchico italiano.

A maggio è uscito il tuo terzo album “Ci hanno fregato tutto”, troviamo qualcosa di diverso rispetto ai tuoi precedenti lavori? Sia nell’attitudine che musicalmente parlando?
Ci hanno fregato tutto” é un album fondamentalmente di rottura rispetto ai miei lavori precedenti, sia a livello musicale sia a livello di contentuti; credo che in un certo senso sia il prodotto di una presa di coscienza personale che diventa “collettiva” e che prova ad uscire fuori dalla propria interioritá; rappresenta l’urgenza di mettersi in gioco e di provare a raccontare la veritá senza troppi filtri.
L’epoca che stiamo vivendo in un certo senso obbliga noi artisti a guardare in faccia quello che sta accadendo, senza timore di poter risultare sgradevoli o poco convenzionali.
E quando hai voglia di gridare devi alzare anche le chitarre se vuoi che qualcuno ti ascolti!

Come potresti riassumere il messaggio che vuoi lanciare in questo tuo nuovo album?
Quello che voglio dire con “Ci hanno fregato tutto” in realtá é che ancora possiamo prenderci quello che ci spetta; ma anche che non c’e’piu’ troppo tempo, che dobbiamo velocemente riappropiarci delle nostre vite, sempre piu’ controllate, sempre piu’ svuotate.
Tornare alla sostanza e sacrificare la sacralitá moderna dell’immagine, dell’esterioritá senza contenuti.
Informarsi per resistere, combattere l’ovvietá, percorrere una strada personale senza farci fregare da chi vuole controllarci attraverso la mediocritá, la rassicurante onda dell’omologazione.

Veniamo alla copertina, è stata realizzata da Renzo Chiesa, un grande…
La copertina é del grande (anzi direi grandissimo) Renzo Chiesa, un amico ed uno straordinario interprete della “fotografia d’autore”; é motivo di grande orgoglio per me pensare che sono solo l’ultimo di una prestigiosa serie di copertine che ha visto protagonisti artisti immensi come Lucio Dalla e Paolo Conte.
Lo scatto rappresenta l’essenziale ma anche la resistenza, la voglia di lottare per essere se stessi, magari nudi e soli ma almeno autentici.
Credo rappresenti perfettamente lo spirito dell’album.

Ti sei trasferito da tanti anni a Barcellona, è una scelta che consiglieresti di fare? Perchè?
A dicembre “compio” 10 anni di vita qui a Barcelona, e devo dire che mai scelta fu piú azzeccata.
Sarebbe lungo spiegarne i motivi ma quello che posso dire é che ora questa é casa mia, la casa che ho scelto e costruito, con passione, incoscienza e sacrificio.
Non potrei consigliarla a tutti in maniera indiscriminata perché, grazie al cielo, non siamo tutti fatti allo stesso modo… ma a quelli che vogliono vivere in una cittá sempre in fermento, ricca di cultura e tradizioni, e con tanti chilometri di spiagge (cosa che non guasta mai…) dico “venite, non ve ne pentirete!”.
Mentre rispondo a questa domanda qui la ferita é ancora fresca per il vergognoso atto repressivo messo in atto dal Governo centrale spagnolo (ieri, 1 di ottobre si é celebrato il referendum in Catalunya) e quindi approfitto per dichiarare tutta la mia solidarietá ai catalani che ieri sono andati a votare.
E che hanno preso le botte per esprimere un’idea.
Sdegno assoluto e condanna senza giustificazioni per le azioni vergognose intraprese dal Governo di Mariano Rajoy, rappresentante di un partito corrotto e prepotente, spero davvero che delle nuove elezioni possano restituire dignitá ad uno Stato che oggi sembra al collasso totale.
Anche in questo Barcelona dimostra di non essere una cittá come le altre, ma unica e speciale, nel bene e nel male. Ed é per questo che é casa mia.

About the author

Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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