Recensioni

Not A Good Sign – Icebound

Fortunato Mannino

Un’altra ottima prova di un gruppo che non è mai uguale a se stesso

Il momento della scrittura di una recensione segna, inevitabilmente, anche il momento del temporaneo congedo da un album. Nel caso Icebound, terzo album dei Not A Good Sign, devo dire che l’ascolto è durato un bel po’ e, di conseguenza, il distacco è un po’ più duro. Di questo distacco sarà felice Paolo Botta, tastierista del gruppo, col quale ci siamo sentiti quest’estate e che vedrà (finalmente) pubblicata la recensione, un po’ meno lo sarò io che mi separerò temporaneamente da un bell’album.
Una conferma, se vogliamo, del talento di questi ragazzi milanesi, che avevamo già ospitato sulle nostre pagine in occasione dell’uscita di From A Distance. Come è facilmente intuibile dal titolo e dai colori algidi della copertina, a dominare le tematiche dell’album è il ghiaccio inteso, ovviamente, nell’accezione connotativa. Sono, infatti, l’indifferenza, l’apatia, la malinconia, la delusione, le tematiche di un album che, in qualche modo, rispecchia questi tempi frenetici, nei quali ogni rapporto è spesso minato alla base da un individualismo esasperato che, inevitabilmente, ha come conseguenza l’incomunicabilità.
Musicalmente ci muoviamo nell’ambito del Prog. Un Prog non prettamente melodico questa volta, ma moderno e sperimentale, aperto alle molteplici influenze, che provengono da altri generi, ma non privo di quella complessità che ne caratterizza le composizioni. Un Prog non Prog ma moderno, volendo fare una battuta. Battute a parte, la differenza col precedente album è notevole e, forse, l’avvicendamento alla chitarra tra Francesco Zago e Gian Marco Trevisan ha influito.
Scorrendo i credits non si può non notare il nome di David Jackson, flautista e sassofonista dei Van Der Graaf Generator, presente nel brano Trapped In, il brano più lungo, forse più classico dell’intero album. Un contributo importante che impreziosisce, ancor di più, l’album ci viene dal violino di Eloisa Manera (Artchiple Orchestra, Progenesi). In conclusione un’altra ottima prova di un gruppo che non è mai uguale a se stesso e che lascia intravvedere ulteriori margini evolutivi.
La raccomandazione è sempre la stessa: la Musica non si scarica, si compra! L’acquisto di Icebound diventa l’occasione giusta per farsi o fare un bel regalo. E se non siete completamente convinti aggiungo alla bellezza della Musica, che è il requisito fondamentale per un acquisto, che si tratta di un album autoprodotto e pubblicato in una tiratura limitata a 500 copie tutte numerate e autografate.

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